13:20 - MONS. CROCIATA: ADOLESCENZA DEGLI ADULTI E MITO DELLAUTOREALIZZAZIONE
La preoccupazione per la profonda crisi di fede in atto non cancella quella fiducia più volte manifestata nel potere che ha lesperienza della gioia dellincontro con Cristo e lentusiasmo per la sua trasmissione; ma se solo la forza di questa gioia e di questo entusiasmo può vincere ogni difficoltà, nondimeno i motivi di preoccupazione sono ben fondati e gravi: lo ha detto questa mattina a Cassano delle Murge (Ba), in occasione della Giornata di santificazione sacerdotale, mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, nella relazione proposta ai sacerdoti dellarcidiocesi di Bari-Bitonto alla presenza dellarcivescovo, mons. Francesco Cacucci, che il 13 giugno ha festeggiato il XXV anniversario di ordinazione episcopale. Tema dellintervento è stato La sfida delleducazione alla fede. Rifacendosi a recenti discorsi del Papa, mons. Crociata ha sottolineato che con preoccupazione, non soltanto fedeli credenti, ma anche estranei osservano come le persone che vanno regolarmente in chiesa diventino sempre più anziane e il loro numero diminuisca continuamente; come ci sia una stagnazione nelle vocazioni al sacerdozio; come crescano scetticismo e incredulità. Ha poi aggiunto che se dobbiamo rilevare una crisi di fede, non possiamo fare a meno di constatare una contestuale crisi dellumano. Se è diventato un problema educare alla fede, non è meno problematico semplicemente educare. (segue)
13:21 - MONS. CROCIATA: ADOLESCENZA DEGLI ADULTI E MITO DELLAUTOREALIZZAZIONE (2)
Descrivendo lodierna crisi di fede, mons. Crociata ha poi detto: Il problema di oggi è che ladolescente ha preso il posto delladulto maturo, e - in un certo senso - lo ha sostituito come paradigma antropologico. Si è persa così levidenza fondamentale secondo cui a dare gusto e pienezza alla vita è generare nuove creature, dedicarsi a farle crescere, creare qualcosa per loro e per il loro futuro, dare corpo a progetti per il bene degli altri e della società intera realizzando qualcosa di buono anche a costo di sacrifici. Questa adolescenza degli adulti fa sì che il mito dellautorealizzazione a tutti i costi (individualistica, privata e direi quasi solipsistica) è un principio di consunzione che si è incistato nella mente collettiva. Così finisce - ha proseguito - la cura dellaltro. E senza la cura dellaltro non cè generazione, non cè educazione, non cè progetto condiviso, non cè futuro comune. Secondo il segretario generale della Cei, siamo tornati a parlare di educazione perché è venuto meno il presupposto su cui si basava la vita sociale, prima che la stessa vita cristiana, ovvero una sana antropologia della dedizione e della cura dellaltro e della comunità nel suo insieme. Non è più ovvio che stare al mondo come umani abbraccia come compito fondamentale la trasmissione della vita in senso completo, dalla procreazione alla maturazione della persona.