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Venerdì 15 Giugno 2012

13:20 - MONS. CROCIATA: “ADOLESCENZA DEGLI ADULTI” E “MITO DELL’AUTOREALIZZAZIONE”

“La preoccupazione per la profonda crisi di fede in atto non cancella quella fiducia più volte manifestata nel potere che ha l’esperienza della gioia dell’incontro con Cristo e l’entusiasmo per la sua trasmissione; ma se solo la forza di questa gioia e di questo entusiasmo può vincere ogni difficoltà, nondimeno i motivi di preoccupazione sono ben fondati e gravi”: lo ha detto questa mattina a Cassano delle Murge (Ba), in occasione della Giornata di santificazione sacerdotale, mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, nella relazione proposta ai sacerdoti dell’arcidiocesi di Bari-Bitonto alla presenza dell’arcivescovo, mons. Francesco Cacucci, che il 13 giugno ha festeggiato il XXV anniversario di ordinazione episcopale. Tema dell’intervento è stato “La sfida dell’educazione alla fede”. Rifacendosi a recenti discorsi del Papa, mons. Crociata ha sottolineato che “con preoccupazione, non soltanto fedeli credenti, ma anche estranei osservano come le persone che vanno regolarmente in chiesa diventino sempre più anziane e il loro numero diminuisca continuamente; come ci sia una stagnazione nelle vocazioni al sacerdozio; come crescano scetticismo e incredulità”. Ha poi aggiunto che “se dobbiamo rilevare una crisi di fede, non possiamo fare a meno di constatare una contestuale crisi dell’umano. Se è diventato un problema educare alla fede, non è meno problematico semplicemente educare”. (segue)

13:21 - MONS. CROCIATA: “ADOLESCENZA DEGLI ADULTI” E “MITO DELL’AUTOREALIZZAZIONE” (2)

Descrivendo l’odierna crisi di fede, mons. Crociata ha poi detto: “Il problema di oggi è che l’adolescente ha preso il posto dell’adulto maturo, e - in un certo senso - lo ha sostituito come paradigma antropologico. Si è persa così l’evidenza fondamentale secondo cui a dare gusto e pienezza alla vita è generare nuove creature, dedicarsi a farle crescere, creare qualcosa per loro e per il loro futuro, dare corpo a progetti per il bene degli altri e della società intera realizzando qualcosa di buono anche a costo di sacrifici”. Questa “adolescenza degli adulti” fa sì che “il mito dell’autorealizzazione a tutti i costi (individualistica, privata e direi quasi solipsistica) è un principio di consunzione che si è incistato nella mente collettiva. Così finisce - ha proseguito - la cura dell’altro. E senza la cura dell’altro non c’è generazione, non c’è educazione, non c’è progetto condiviso, non c’è futuro comune”. Secondo il segretario generale della Cei, “siamo tornati a parlare di educazione perché è venuto meno il presupposto su cui si basava la vita sociale, prima che la stessa vita cristiana, ovvero una sana antropologia della dedizione e della cura dell’altro e della comunità nel suo insieme”. “Non è più ovvio che stare al mondo come umani abbraccia come compito fondamentale la trasmissione della vita in senso completo, dalla procreazione alla maturazione della persona”.






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