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Giovedì 14 Giugno 2012

18:39 - SIRIA: AMNESTY INTERNATIONAL, NUOVE PROVE DI CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ

Un “crescendo scioccante” di “uccisioni illegali, torture, detenzioni arbitrarie e distruzioni indiscriminate di abitazioni” dimostra l’urgenza e la necessità di una “decisiva azione internazionale per fermare l’ondata degli attacchi, sempre più massicci e impuniti, da parte delle forze armate e delle milizie governative in Siria”. E’ la denuncia di Amnesty international, in un nuovo rapporto reso noto oggi, dal titolo “Rappresaglie mortali”, che fornisce altre prove di “crimini contro l’umanità” e “crimini di guerra”, operati da una politica di Stato che si scaglia contro “le comunità sospettate di sostenere l’opposizione”. “Per oltre un anno il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha esitato ad agire - dichiara Donatella Rovera di Amnesty International -, ma il computo delle vittime civili sale di giorno in giorno: la comunità internazionale deve superare l’impasse, agire concretamente e chiamare i responsabili a risponderne”. Le indagini di Amnesty international, si legge nella nota, “hanno interessato 23 città e villaggi nelle province di Aleppo e Idlib, comprese le zone in cui le forze siriane avevano lanciato attacchi su vasta scala anche durante i negoziati sull’applicazione dell’accordo per il cessate il fuoco promosso dalle Nazioni unite e dalla Lega araba tra marzo e aprile di quest’anno”. (segue)

18:40 - SIRIA: AMNESTY INTERNATIONAL, NUOVE PROVE DI CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ (2)

Il nuovo rapporto “si concentra sulle sistematiche violazioni dei diritti umani commesse dalle forze governative, tra cui le milizie shabiha che operano insieme all’esercito e alle forze di sicurezza” e “corrobora le conclusioni di altre indagini: le forze governative siriane si siano rese responsabili di uccisioni e ferimenti, arresti arbitrari, detenzioni, maltrattamenti e torture ai danni anche di bambini di nove anni”. Il documento è il frutto di “oltre 200 interviste a familiari di persone uccise e arrestate, sopravvissuti agli attacchi, testimoni oculari ed ex detenuti” e di “ricerche sul campo nelle province di Aleppo e Idlib, e nelle aree di Jabal al-Zawiyah e Jabal al-Wastani, a nordovest di Hama”. Amnesty rinnova l’appello al Consiglio di sicurezza per “deferire la situazione della Siria al procuratore della Corte penale internazionale”, “imporre un embargo sulle armi” e congelare i beni patrimoniali nei confronti del presidente Bashar al-Assad. L’organizzazione per i diritti umani che stima in “oltre 10.000” le vittime “dall’inizio delle manifestazioni per le riforme, nel febbraio 2011”, sollecita infine “in modo particolare” i governi di Russia e Cina affinché “pongano immediatamente fine alle forniture di armi, munizioni ed equipaggiamento, addestramento e personale militare, di sicurezza e di polizia alla Siria”.






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