17:11 - EGITTO: PORTE APERTE, DOPO PRESIDENZIALI ORIZZONTE OSCURO PER I CRISTIANI
Dopo le elezioni presidenziali del 23 e 24 maggio che hanno portato a un inatteso ballottaggio tra Mohammed Mursi, candidato dei Fratelli Musulmani e rappresentante di una svolta islamico-radicale del Paese, e Ahmed Shafiq, ex premier del governo Mubarak e quindi legato al regime precedente e ai militari ora al potere, sembra davvero che a nulla sia servita la Rivoluzione dei gelsomini poiché questi due esponenti tutto rappresentano tranne la democrazia e il nuovo che avanza. È quanto sostiene Porte aperte, associazione presente in oltre 60 Paesi per sostenere i cristiani perseguitati, nelleditoriale dellultimo numero della sua newsletter. Per i cristiani - si legge - lorizzonte è oscuro. Nonostante Mursi, in una conferenza stampa abbia, infatti, annunciato pari diritti per i cristiani ipotizzando addirittura un vice-presidente cristiano, oltre che maggiori garanzie per donne e giovani, i cristiani temono la sua eventuale salita al potere e quindi degli islamisti più radicali e sono in molti, compresi i giovani rivoluzionari, a non credere alle sue parole e a ritenerle pura propaganda elettorale. (segue)
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Per ottenere il successo a sorpresa di Ahmed Shafiq, continua Porte aperte, la Giunta militare, al potere dall11 febbraio 2011, ha lavorato dietro le quinte. I militari controllano unimpressionante fetta dell economia nazionale e, afferma lassociazione, secondo molti analisti non molleranno il potere tanto facilmente. Da qui le voci sul loro progetto segreto di controllo del Paese, che passerebbe per una vittoria non eccessiva di Shafiq al ballottaggio, una Costituzione con qualche minima concessione alla rivoluzione e un sostanziale mantenimento del loro potere. La partita in gioco per la presidenza del Paese è cruciale, continua leditoriale, che sottolinea come la vita per i cristiani in Egitto continua ad essere caratterizzata da profonde discriminazioni. A testimoniarlo la sentenza di ergastolo emessa, il 21 maggio, da un giudice contro 12 cristiani copti per aver preso parte alle manifestazioni violente avvenute nel villaggio di Abu-Qurgas (provincia di Minya), dove sono morti 2 musulmani e un cristiano. Dallaltra parte 8 musulmani accusati dello stesso reato sono stati sistematicamente prosciolti.