Tutte le decisioni dottrinali del magistero della Chiesa sono vincolanti per ogni cattolico. Anche il Concilio Vaticano II e tutti i suoi testi. Ad affermarlo è stato ieri sera a Roma il card. Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dellunità dei cristiani e della Commissione della Santa Sede per i rapporti religiosi con lebraismo, nel corso della conferenza stampa seguita alledizione 2012 dellannuale Berrie Lecture, tenuta dal porporato presso la Pontificia Università San Tommaso dAquino. Rispondendo ad una domanda sulla vincolatività o sulle possibili interpretazioni della dichiarazione conciliare Nostra aetate, documento fondativo del dialogo tra Chiesa cattolica ed ebraismo e oggetto della lecture, il card. Koch ha precisato che lautentica chiave interpretativa dei testi del Vaticano II e delle questioni aperte ad essi collegate non può dipendere da unopinione soggettiva, una posizione un po‘ protestante che troviamo sia a destra che a sinistra, ma è sempre e solo quella offerta dal magistero. Ieri mattina il card. Koch ha partecipato alla sessione ordinaria della Congregazione per la dottrina della fede, nel corso della quale è stata discussa anche la questione della Fraternità San Pio X. (segue)
Rispondendo ad una domanda sul vescovo lefebvriano negazionista Richard Williamson, il card. Koch ha rammentato che il Santo Padre ha parlato con chiarezza della sua posizione. Il negazionismo - ha precisato - non è ammissibile nella Chiesa cattolica, ma anche in una sincera a onesta visione storica. Ritornando alla Nostra aetate, il porporato lha definita molto bella e importante, ma pur sempre un documento di carta. Più importante, come dice il Papa, pregare per il perdono e la riconciliazione reciproca, meglio ancora poterlo fare a Gerusalemme. Di qui il riferimento ad un suo prossimo viaggio in Israele per approfondire le relazioni con i capi rabbini in Gerusalemme ma anche con i responsabili delle altre Chiese cristiane e, soprattutto, per approfondire lamicizia tra Chiesa cattolica e popolo di Israele. Per un autentico dialogo, è fondamentale la conoscenza reciproca; leducazione al riguardo non deve basarsi sullinformazione ma piuttosto sullincontro e il confronto. Il massimo obiettivo del dialogo tra ebrei e cattolici, ha aggiunto, è la riconciliazione nellunità delle radici comuni. Dobbiamo trovare il modo per educare a questo i nostri studenti, ha concluso il rabbino Jack Bemporad, direttore del John Paul II Center for Interreligious Studies che ha promosso lincontro.