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Mercoledì 16 Maggio 2012

18:57 - GIOVANI E SCUOLA: SEMINARIO CEI, RISPONDERE ALLE “DOMANDE DI SENSO”

“La richiesta che nella scuola si fa sempre più chiara non è solo o tanto la riproposizione dei grandi valori quanto la possibilità di salvaguardare l’ampiezza della stessa ragione umana”. Mons. Vincenzo Annicchiarico, responsabile del Servizio nazionale per l’insegnamento della religione cattolica (Irc) della Cei, ha introdotto così lavori del seminario di studio sul tema “I giovani domandano senso. L‘insegnamento della religione cattolica risponde”, che si è aperto stamattina a Roma e si prolungherà fino a domani pomeriggio. L’esigenza, ha spiegato mons. Annicchiarico, è difendere quella ragione umana “troppo spesso esaurita in un meccanismo di misurazione, e privata di quella conoscenza dell’essere, del vero, del buono e del bello, che viene invece relegata nell’ambito dei gusti o dei sentimenti soggettivi. L’apertura al ‘tutto’ - ha proseguito - nella comune responsabilità per il retto uso della ragione, è il motivo per cui sono nate le discipline scolastiche intese come ‘officine di senso’ e ne costituiscono anche l’unica prospettiva per cui possa davvero rinascere la cosiddetta ‘passione educativa”. (segue)

18:58 - GIOVANI E SCUOLA: SEMINARIO CEI, RISPONDERE ALLE “DOMANDE DI SENSO” (2)

Mons. Annicchiarico ha poi auspicato che la riflessione “possa essere l’inizio di una stabile attenzione verso i giovani considerati a partire da una visione ‘ologrammatica’ della loro persona”, e ha infine ribadito la funzione dell’Irc come “impegno culturale della Chiesa, capace di promuovere un cammino attraverso un sistema di significati che è dato dallo statuto epistemologico della disciplina stessa, che ha come elementi di fondo gli interrogativi su Dio, l’interpretazione del mondo, il significato e il valore della vita, le norme dell’agire umano”. Del valore dell’insegnamento della religione cattolica “come proposta culturale dell’esigenza della fede” ha parlato mons. Nicolò Anselmi, responsabile del Servizio nazionale per la Pastorale giovanile della Cei. “Serve un’alleanza educativa tra comunità cristiana, scuola e genitori”, ha detto, per trovare “una strada privilegiata per ascoltare i ragazzi e parlare con loro, che rimangono i veri protagonisti. I ragazzi - ha spiegato - sono interessati all’ora di religione, solo che l’insegnante rischia di vivere una sorta di solitudine. Deve, invece, creare sinergie dentro la scuola, con la stima da parte di colleghi e presidi, e la collaborazione con vescovi e parroci. Le domande di senso dei ragazzi - ha aggiunto - rimangono spesso inespresse, ma tutti loro hanno desiderio di felicità e futuro, hanno bisogno di un mondo che dia speranza”.

18:59 - GIOVANI E SCUOLA: SEMINARIO CEI, RISPONDERE ALLE “DOMANDE DI SENSO” (3)

Della “fenomenologia dell’esperienza religiosa nei giovani” ha parlato Alessandro Castegnaro, presidente dell’Osservatorio socio-religioso del Triveneto, sottolineando come ci sia “un distacco in atto da una parte non trascurabile del mondo giovanile dall’universo religioso che la Chiesa cattolica rappresenta”. Tale distacco, tuttavia, secondo Castegnaro non è “la conseguenza di una corrispondente afasia spirituale. Siamo ormai usciti dal cristianesimo ‘sociologico’, di tradizione, e siamo ormai incamminati verso un cristianesimo ‘scelto’. Quella dei giovani - ha osservato - è una spiritualità instabile, fluida, mobile. Vivono sull’incerto crinale del credere e del non credere”. Per tutte queste ragioni, secondo Castegnaro, “il nostro modo di guardare ai giovani del punto di vista spirituale deve essere modificato” mediante l’abbandono di “una certa logica oggettivante” perché anche dal punto di vista spirituale essi “non sono uno stato, una definizione compiuta una volta per tutte, ma dei percorsi, degli itinerari, delle traiettorie che seguono direzioni diverse. L’identità religiosa assume quindi - ha concluso - una natura processuale”.

19:00 - GIOVANI E SCUOLA: SEMINARIO CEI, RISPONDERE ALLE “DOMANDE DI SENSO” (4)

Quanto al “rapporto tra giovani e fede” ha relazionato Riccardo Tonelli, docente emerito di Teologia pastorale all‘università pontificia Salesiana, evidenziando come i giovani siano “un universo molto frammentato” e la loro sia una “ricerca, affannata e disturbata, di senso e speranza che interpella adulti ed educatori. Troppo spesso e per troppi giovani - ha affermato - il futuro è vissuto come incerto e il senso è legato a fattori parziali e solo funzionali. La disintegrazione tra fede e vita è una tragedia esistenziale diffusa”. La “presa di responsabilità sollecitata dal grido dei giovani è urgente”, eppure, ha aggiunto, “sulla misura del senso e della speranza possiamo rilanciare la prospettiva” tenendo anche conto del linguaggio da adoperare, quello dell’amore. Riaffermando l’importanza del ruolo dell’educatore nella sperimentazione dell’ “invocazione”: cioè quando “fa proposte, ponendo davanti alla persona il mistero in cui la nostra vita è avvolta e la sua personale esperienza di questo mistero” ed “evangelizza, con decisione e coraggio, rispettando modalità comunicative capaci di suscitare libertà e responsabilità”.






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