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Mercoledì 16 Maggio 2012

13:41 - CARITAS DEL MEDITERRANEO: MONS. MIGLIO (CAGLIARI), “FACILITARE INCLUSIONE MIGRANTI”

(Cagliari, dall‘inviata Sir) - “Facilitare la cittadinanza italiana ai figli degli immigrati nati in Italia e completare l’adeguamento legislativo per quanto riguarda sia i richiedenti asilo, sia gli immigrati in generale, nella prospettiva della crescita del Paese, alla quale contribuiscono in modo significativo anche gli immigrati”: sono le due richieste espresse, in una dichiarazione al Sir, da mons. Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari, che oggi ha aperto il Migramed meeting, la riunione internazionale delle Caritas del Mediterraneo organizzata, fino al 18 maggio, dal Coordinamento nazionale immigrazione di Caritas italiana insieme alla Caritas di Cagliari, intitolato “Dialogo tra le sponde”. Sono presenti decine di delegati dalle Caritas nazionali della sponda Nord e Sud del Mediterraneo e centinaia di rappresentanti delle Caritas diocesane impegnate nell’accoglienza. “Portare il tema dell’immigrazione a Cagliari - osserva mons. Miglio - è anzitutto un grande riconoscimento per la Sardegna e, in particolare, per la Caritas di Cagliari, che ha realizzato una ricca rete di interventi a favore delle migliaia di immigrati qui presenti, e che lavora in buona collaborazione con le istituzioni civili”. (segue)

13:42 - CARITAS DEL MEDITERRANEO: MONS. MIGLIO (CAGLIARI), “FACILITARE INCLUSIONE MIGRANTI” (2)

"Questo evento - dice l’arcivescovo di Cagliari -, “realizzato in una regione dove sono molte e gravi le povertà locali, riconosce alla Sardegna di essere una terra ricca di risorse umane ed energie spirituali, accompagnate da una eccezionale capacità di ospitalità, accoglienza e organizzazione”. Inoltre, prosegue, “la Sardegna è in un punto centrale del Mediterraneo, è quindi luogo ideale per aiutare tutto il nostro Paese a guardare verso l’area del Mediterraneo almeno con la stessa attenzione che i media e l’opinione pubblica riservano al Centro e Nord Europa”. Mons. Miglio richiama quanto emerso durante la 46ma Settimana sociale di Reggio Calabria a proposito del tema dell’inclusione degli immigrati nella società italiana: la richiesta della cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia e l’adeguamento delle normative sull’asilo e sull’immigrazione.

14:03 - CARITAS DEL MEDITERRANEO: DON SODDU, “GLI EFFETTI DI DUE CRISI SULLE MIGRAZIONI”

(Cagliari, dall‘inviata Sir) - Migramed 2012 “vuole fare il punto sul presente e il futuro delle migrazioni nel Mediterraneo, sugli effetti della crisi in Medio Oriente e Nord Africa e sul ruolo dell’Europa tra crisi economica e emergenza umanitaria dei profughi”: lo ha detto don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, aprendo oggi a Cagliari il Migramed meeting, l’incontro internazionale delle Caritas del Mediterraneo organizzato, fino al 18 maggio, da Caritas italiana insieme alla Caritas di Cagliari. Sono presenti rappresentanti delle Caritas di Marocco, Algeria, Libia, Tunisia, Libano, Turchia, Francia, Germania, Spagna, Grecia, Malta e Albania, e centinaia di delegati dalle Caritas diocesane. Per la terza volta le Caritas del Mediterraneo si incontrano per parlare di migrazioni: a Trapani nel 2010, lo scorso anno a Roma. “Migramed - ha ricordato don Soddu - è diventato un importante appuntamento per lavorare insieme e condividere informazioni ed esperienze, in una fase in cui assistiamo all’incontro di due grandi crisi: la crisi economica, che non risparmia più nessun Paese, e le crisi umanitarie che hanno interessato tutto il bacino del Mediterraneo”. Don Marco Lai, direttore della Caritas di Cagliari, ha poi sottolineato l’importanza, anche per la Sardegna - in prima linea nell’accoglienza degli immigrati -, di “aprirsi alla dimensione della mondialità”.

17:33 - CARITAS DEL MEDITERRANEO: IN LIBIA È ANCORA CAOS, IN ARRIVO NUOVI FLUSSI

(Cagliari, dall’inviata Sir) - In Libia, nonostante le elezioni imminenti, “è come se il conflitto non fosse ancora finito: c’è un caos enorme, tutti sono armati, c’è ancora tanta insicurezza e conflitti tribali al sud. La situazione dei migranti subsahariani è peggiorata e già dalla settimana prossima si prevedono nuovi flussi verso l’Italia”: lo ha detto oggi a Cagliari Oliviero Forti, responsabile dell’ufficio immigrazione di Caritas italiana, introducendo la tavola rotonda con tutte le Caritas dei Paesi della sponda sud del Mediterraneo, durante il Migramed meeting, l’incontro internazionale in corso fino al 18 maggio, organizzato da Caritas italiana e dalla Caritas di Cagliari. Oltre 300 i delegati presenti. Per l’evento pubblico di domani sono attese 400 persone. Fonti libiche raccontano di un migliaio di migranti dall’Africa subsahariana (Nigeria, Mali, Congo, Somalia, Eritrea, ecc), tra cui molte donne solo con bambini, ancora assistiti dalla Chiesa cattolica a Tripoli. “Tutti gli africani subsahariani vogliono partire dalla Libia - ha spiegato - perché è aumentato il razzismo nei loro confronti. Ci sono gruppi organizzati che fanno la caccia al nero, le compagnie straniere non sono ancora tornate e non c’è più lavoro per nessuno”. (segue)

17:34 - CARITAS DEL MEDITERRANEO: IN LIBIA È ANCORA CAOS, IN ARRIVO NUOVI FLUSSI (2)

In Libia, ha precisato Forti, “si parla di 3000 persone morte in mare lo scorso anno, una cifra molto più alta di quelle ufficiali”. Intanto le scorse settimane il governo italiano ha stipulato un accordo con il governo di transizione libico “di cui, come al solito, non si sa niente”: “Ci risulta però che nei giorni scorsi tre imbarcazioni sono state bloccate dalle forze libiche e riportate in Libia”. Altre fonti parlano di cinque/seimila libici - soprattutto donne e bambini, molti provenienti da Misurata - che vivono in due campi a Tripoli e Janzour, per tentare di sfuggire alle vendette e ritorsioni dopo la caduta di Gheddafi. Lampedusa resta il porto più appetibile per gli sbarchi, ma anche le coste sarde. “Il Governo di transizione in Libia non riesce a gestire i flussi migratori - ha detto Forti -. Anche se non si tratterà di un esodo di massa come l’anno scorso con la primavera araba, il fenomeno metterà in crisi il sistema di accoglienza italiano già saturo, con 21 mila profughi dal Nord Africa ancora sul territorio perché hanno ricevuto il diniego alla richiesta di asilo”. Per questo la Caritas italiana e la rete delle Caritas diocesane - che accolgono circa 3000 profughi - chiedono alle istituzioni un permesso temporaneo per motivi umanitari per i profughi accolti all‘interno del Piano nazionale Emergenza Nord Africa: “Bisogna liberare posti per poter accogliere la nuova ondata”.

18:05 - CARITAS DEL MEDITERRANEO: DALL’ALGERIA MENO PARTENZE MA PIÙ MINORI SOLI

(Cagliari, dall’inviata Sir) - "L‘Unione europea ha spostato le frontiere nel Nord Africa, scaricando il problema migranti a questi Paesi. Gli sbarchi di algerini in Sardegna sono diminuiti perché c‘è un accordo per impedire le partenze dall‘Algeria verso l‘Europa". Lo ha detto oggi a Cagliari Jean Francois Debargue, di Caritas Algeria, intervenuto al MigraMed meeting organizzato da Caritas italiana e Caritas Cagliari, la tre giorni di dibattiti sull‘emergenza profughi che riunisce tutte le Caritas del Mediterraneo. "Sul tema delle migrazioni l’Algeria si deve confrontare con problemi diversi - ha spiegato Debargue -. Da una parte è terra di transito verso l’Europa, dall’altra è una speranza per molti subsahariani, perché ci sono cantieri aperti e c‘è richiesta di manodopera. Ma ora da zona di passaggio l‘Algeria è diventata un capolinea. Molti vengono fermati, i controlli sono rigidi, prima c‘erano più possibilità". Dal 2006, da quando è cominciato il flusso migratorio verso la Sardegna, hanno transitato circa 4.000 algerini. La maggior parte va in Francia. Debargue ha spiegato i motivi per cui in Algeria non è esplosa la “primavera araba” come negli altri Paesi: “si ha paura di tornare al clima di terrore e ai massacri degli anni ’90. Per cui si cercano soluzioni individuali, e non collettive, ai problemi. Una soluzione è la migrazione”. (segue)

18:06 - CARITAS DEL MEDITERRANEO: DALL’ALGERIA MENO PARTENZE MA PIÙ MINORI SOLI (2)

Suor Lorence Huard, di Caritas Algeria, ha invece denunciato il crescente fenomeno del traffico di minori non accompagnati verso l’Europa, soprattutto dal Camerun e dalla Costa d’Avorio: “Non ci sono cifre ufficiali - ha detto -. Ma se prima in Algeria arrivavano due o tre bambini, ora i numeri sono moltiplicati per dieci”. Secondo suor Huard le normative che tutelano maggiormente i minori non accompagnati, paradossalmente “finiscono per incentivare il fenomeno: spesso sono gli stessi genitori a decidere di mandare i figli in Europa”. A suo avviso bisognerebbe quindi “verificare caso per caso e magari farli tornare in famiglia, per disincentivare le partenze”.

18:35 - CARITAS DEL MEDITERRANEO: 36.000 PROFUGHI SIRIANI IN LIBANO E 27.000 IN TURCHIA

(Cagliari, dall’inviata Sir) - Sono circa 36.000 i cittadini siriani fuggiti dal conflitto in Siria e ora accolti in Libano, in due zone diverse (10.000 al nord e 26.000 in un’altra regione). Altri 27.000 hanno cercato riparo in Turchia. Ma i numeri potrebbero essere anche più alti perché molti rifiutano di registrarsi all’Unchr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) per timore di ritorsioni nei confronti delle famiglie rimaste in Siria. E’ quanto emerso oggi a Cagliari dalle testimonianze di Caritas Libano e Caritas Turchia durante la prima giornata di lavori di MigraMed 2012, il meeting internazionale organizzato da Caritas italiana e Caritas Cagliari con tutte le Caritas del Mediterraneo e oltre 300 delegati dalle Caritas diocesane. “Il Libano è stato coinvolto fin dall’inizio del conflitto in Siria - ha spiegato Najia Chahda, di Caritas Libano -. Anche perché abbiamo già un milione di lavoratori migranti siriani. L’opinione pubblica si è divisa tra chi sostiene il regime di Assad e chi sostiene la rivolta”. Dal marzo 2011 sono iniziati gli afflussi dei profughi siriani alle frontiere, molti dei quali accolti dai parenti che vivono in Libano. la Caritas è stata una delle prime organizzazioni non governative ad aiutare i profughi, con un grande operazione di assistenza e la distribuzione di alimenti e kit per l’igiene. (segue)

18:36 - CARITAS DEL MEDITERRANEO: 36.000 PROFUGHI SIRIANI IN LIBANO E 27.000 IN TURCHIA (2)

“Con l’aumento dei flussi la situazione è diventata drammatica - ha detto Chahda -. In maggioranza sono musulmani sunniti. Ma ci sono anche famiglie cristiane. Molte hanno paura di registrarsi come rifugiati perché la Chiesa non ha espresso una posizione chiara pro o contro il regime, per cui temono ripercussioni sulle loro famiglie”. Il governo libico, anche se non ha firmato la Convenzione di Ginevra, ha dato ai profughi la possibilità di rimanere in Libano con un permesso, anche grazie alla negoziazione della Caritas. In Turchia i profughi siriani stanno arrivando invece dall’aprile 2011, con ondate di arrivi e partenze, anche a causa di tensioni con la popolazione locale. “Attualmente sono 27.000 - ha spiegato Belinda Mumcu, di Caritas Turchia -. Il governo turco sta rispondendo ai bisogni. La settimana scorsa è stata presentata, per la prima volta nella storia, una bozza di legge per regolarizzare i richiedenti asilo. Ma senza il permesso delle autorità è difficile visitare i campi e capire cosa succede veramente. Ci dicono che i profughi si lamentano per la qualità del cibo e dell’acqua potabile”. L’unico modo per portare aiuti, per Caritas Turchia, è passare attraverso la Red crescent turca, la croce rossa locale.

19:02 - CARITAS DEL MEDITERRANEO: CRISI IN EUROPA CAUSA AUMENTO SENTIMENTI XENOFOBI

(Cagliari, dall’inviata Sir) - Nei Paesi europei più colpiti dalla crisi economica aumentano i sentimenti di rifiuto e intolleranza nei confronti degli immigrati. E’ quanto emerso oggi a Cagliari dalle testimonianze dei rappresentanti delle Caritas di Grecia, Malta, Spagna, Francia, Germania, Italia, durante la prima giornata di lavori di MigraMed 2012, il meeting internazionale organizzato da Caritas italiana e Caritas di Cagliari con tutte le Caritas del Mediterraneo e 300 delegati dalle Caritas diocesane, in corso fino al 18 maggio. “La questione dei migranti è diventata più evidente con la crisi greca - ha ammesso Nikolaus Voutsinos, di Caritas Grecia -. Ora è diventato un problema politico. Prima i greci erano più accoglienti con gli immigrati. Ma con la crisi e l’arrivo di nuovi flussi la gente è più diffidente e xenofoba”. A causa dei tagli alla spesa pubblica, della riduzione di stipendi e pensioni, della recessione ed elevata disoccupazione, ha detto Voutsinos, “ora i greci accettano lavori che una volta facevano solo gli immigrati”. Anche a Malta, ha riferito Anthony Cilia, di Caritas Malta, “si stanno diffondendo sentimenti xenofobi. I maltesi pensano che gli immigrati ruberanno loro il lavoro, le donne. Più l’Europa è lenta ad aiutarci e ad agire, più questi sentimenti peggiorano”. (segue)

19:03 - CARITAS DEL MEDITERRANEO: CRISI IN EUROPA CAUSA AUMENTO SENTIMENTI XENOFOBI (2)

In Spagna, nonostante molti accordi bilaterali con i Paesi dell’Africa settentrionale e centrale che hanno portato ad una diminuzione degli sbarchi, “le persone continuano ad arrivare - ha detto Maria Segurado, di Caritas Spagna - soprattutto dall’America Latina e dall’Europa dell’est. Ma la questione da affrontare non è se tollerare gli immigrati o meno o se c’è bisogno di questa forza lavoro: per una istituzione sociale come la Chiesa dire ad una persona che non ha più diritti è terribile”. La Francia, nonostante abbia firmato molti accordi con i Paesi del Nord Africa, “ha molte difficoltà nella gestione dei flussi”, ha affermato Tatiana Denissenko, di Secours catholique (la Caritas francese), ricordando la vicenda dei tunisini arrivati in Italia nel 2011 durante la “primavera araba” e poi respinti alle frontiere francesi. Il cambiamento politico emerso dalle ultime elezioni potrebbe portare delle novità in quest’ambito, stando alle promesse elettorali.






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