Il 50° del Concilio Vaticano II, lAnno della fede e il prossimo Sinodo dei vescovi sul tema dellevangelizzazione, diventano un contesto pastorale significativo per riflettere oggi sul servizio pastorale agli italiani allestero. Lo ha detto oggi pomeriggio mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, aprendo i lavori del primo incontro del 2012 dei delegati e coordinatori nazionali delle Missioni cattoliche italiane in Europa. Ormai sappiamo che il fenomeno dellemigrazione italiana non si ferma, ma cambia - ha aggiunto mons. Perego -: si tratta di ripensare il nostro servizio, sapendo che, alle difficoltà comunque presenti in Italia di un fede debole, spesso separata dalle scelte ordinarie della vita, povera di gesti e segni cristiani, si aggiunge anche il disagio di relazioni nuove, anche sul piano ecclesiale. I termini di riferimento del lavoro pastorale con gli emigranti è sempre stato quello di missione e di comunità, ha spiegato il direttore della Migrantes: da una parte cè sempre stata la consapevolezza del valore di cura pastorale per le comunità degli italiani allestero, dallaltra si è sempre coniugata la parola comunità con missione, a indicare due elementi: la lontananza da una Chiesa locale di riferimento, la necessità di una particolare cura pastorale. (segue)
Per mons. Perego nel corso di questi ultimi anni in alcuni contesti europei, Germania in particolare, si è preferito parlare di comunità anziché di missione, forse per sottolineare la caratteristica di una comunità dentro la stessa Chiesa locale. Lobiettivo di una nuova evangelizzazione sembra oggi spingerci a coniugare strettamente insieme questi due temi: comunità e missione. La coniugazione dei due temi nasce da alcune consapevolezze. Anzitutto dalla consapevolezza che la Chiesa è il soggetto che evangelizza. In secondo luogo dalla necessità di evitare la frammentazione nellevangelizzazione, pur salvando la differenza e loriginalità, che talora degenera in contrapposizione, in tensioni continue. In terzo luogo la necessità di evitare lisolamento. Per salvare comunione e missione, secondo mons. Perego, ci sono due punti fermi: lunità con il vescovo della Chiesa locale, che passa anche attraverso la condivisione della programmazione pastorale; la fraternità da costruire, a partire dai presbiteri. Luniversalità della Chiesa - ha concluso - passa attraverso la Chiesa locale e si manifesta coniugando insieme missione e comunità.