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Venerdì 04 Maggio 2012

13:14 - CECITÀ: MONS. ZIMOWSKI (PCOS), “RIMETTERE A TEMA LA DIFESA DEI SOGGETTI DEBOLI”

“Nel contesto culturale attuale, largamente caratterizzato dall’autonomia delle potenzialità dei singoli soggetti, spesso si ritrova esso stesso cieco nei confronti della vulnerabilità della persona umana e dei bisogni che da questa vulnerabilità derivano; occorre, quindi, mettere o rimettere a tema la difesa dei soggetti deboli, come sono le persone cieche”. Lo ha detto, stamattina, mons. Zygmunt Zimowski, presidente del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, nella prolusione del convegno internazionale di studio “La persona non vedente: ‘Rabbunì, che io riabbia la vista’ (Mc 10, 51)”, che si è aperto stamattina a Roma. All’incontro, promosso dallo stesso Dicastero vaticano e dalla Fondazione “Il Buon Samaritano”, oggi sono presenti circa 300 persone, provenienti da oltre 45 Paesi. “Non si tratta, certo - ha chiarito il presule -, di una nuova forma di un atteggiamento paternalistico più volte sperimentato, bensì di fare in modo che le situazioni-limite rappresentino momenti privilegiati per un recupero forte del senso dell’‘umano’ in una società sempre più differenziata e individualizzata, ma sempre più spaesata e anatomica, quale è la nostra”. Mons. Zimowski ha evidenziato che dalle persone cieche provengono “domande di relazione, di reciprocità, anche di accesso alle varie forme di servizio ecclesiale e di piena comunione nella comunità dei credenti”. (segue)

13:15 - CECITÀ: MONS. ZIMOWSKI (PCOS), “RIMETTERE A TEMA LA DIFESA DEI SOGGETTI DEBOLI” (2)

Secondo il presidente del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, “la risposta effettiva a queste domande può diventare l’elemento di verifica dell’efficacia pastorale, che assicura alle persone cieche una partecipazione piena alla vita della comunità cristiana come soggetti che hanno bisogno di ricevere, ma che sono anche capaci di dare e desiderano farlo”. E qui “non mancano testimonianze preziose e struggenti di istituti religiosi, di associazioni, di parrocchie”. La Chiesa, ha precisato mons. Zimowski, “anche con questo convegno internazionale, intende farsi compagna di un pellegrinaggio, che, nella ‘terra straniera’ della cecità, può fare riscoprire la presenza discreta, a volte impalpabile e silenziosa di un Dio che si rivela anzitutto come tenera comunione anche attraverso il segno di una comunità che intende anzitutto infrangere le molte e invisibili barriere mentali, che impediscono alle persone con disabilità visiva e alle loro famiglie di accedere al cuore della vita sociale ed ecclesiale”. Per il presule, “non si deve tuttavia trascurare che la presenza della disabilità, e in speciale modo quella relativa alla cecità, suscita una serie di domande spirituali anche sul senso della sofferenza e sul come viverla e valorizzarla”. Ne consegue, pertanto, il dovere pastorale di annunciare “che Cristo ha elevato la sofferenza umana a livello di redenzione”.






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