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Venerdì 10 Febbraio 2012

16:11 - SIRIA: DALL’OGLIO (MAR MUSA), “UN INTERVENTO NON VIOLENTO DI PACIFICAZIONE”

“Un intervento non violento di pacificazione, arabo e internazionale, con partecipazione di volontari locali. Un corpo di 50.000 ‘accompagnatori’ non violenti, disarmati, provenienti da tutto il mondo”. È la via negoziale di padre Paolo Dall’Oglio, fondatore del monastero di Mâr Mûsa, in Siria, per provare a risolvere la crisi nel Paese guidato da Bashar al Assad. “Accompagnatori e non osservatori perché questi ultimi sono percepiti da molti in Siria come le avanguardie delle invasioni armate e come dei censori mossi da inimicizia”, spiega il gesuita, in Siria da 30 anni, in un’intervista alla Fondazione internazionale Oasis. “Dovrebbero - afferma - essere invitati dalla Siria stessa, su proposta Onu, degli accompagnatori esponenti della Croce e Mezzaluna Rosse, degli scout, di Sant’Egidio, della Non Violente Peace Force, esponenti della società civile planetaria, al fine d’aiutare la maturazione democratica della Siria. Non c’è bisogno di forze armate internazionali che si percepiscono qui come forze d’occupazione golpiste, mosse da interesse economico e strategico. La violenza criminale può e deve essere contrastata dalla polizia dello Stato in cooperazione con la popolazione locale e con il controllo della stampa libera e degli ‘accompagnatori’”. (segue)

16:12 - SIRIA: DALL’OGLIO (MAR MUSA), “UN INTERVENTO NON VIOLENTO DI PACIFICAZIONE” (2)

Nel tratteggiare la situazione in Siria il gesuita parla di “territorio diviso tra zone in cui predomina il movimento di opposizione, e quelle nelle quali lo Stato mantiene intero il controllo e addirittura è chiaramente appoggiato dalle popolazioni. L’equilibrio delle forze è bilanciato”. “Pur con difficoltà - aggiunge padre Dall’Oglio - l’essenziale dei servizi statali funziona. Una gran parte della popolazione resta incapace di prendere posizione e rimane neutrale. D’altro canto, a prescindere dalle appartenenze religiose, è ancora massiccia, anche se scossa, l’adesione popolare al potere costituito, anche a causa del forte attaccamento dei siriani all’unità nazionale e al rifiuto di tanti di lasciarsi ridurre all’unico riferimento identitario confessionale”. Circa i cristiani, per il gesuita “c’è uno schierarsi molto esplicito per il governo di gran parte delle diverse autorità ecclesiastiche. Questa posizione tende però a lasciare il passo a una più pronunciata neutralità. Ci sono tanti giovani, sia cristiani che musulmani, che si spendono per favorire la nascita d’una democrazia degna di questo nome in Siria”. Ed è questo, conclude padre Dall’Oglio il fatto nuovo di questo conflitto: “Il desiderio d’emancipazione dei giovani, un elemento di squilibrio negli equilibri conflittuali tradizionali”.






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