Servizio Informazione Religiosa
 Home 
 Quotidiano 
     
Venerdì 10 Febbraio 2012

10:41 - GESÙ NOSTRO CONTEMPORANEO: SEQUERI (TEOLOGO), “NON È FACCENDA PER ANIME BELLE”

“L’annuncio e l’esercizio della prossimità di Dio in Gesù assumono un tratto di tale immediatezza, e una tale portata destinale, da suscitare già di per sé impressione, eccitazione, ammirazione e sgomento”: così il teologo mons. Pierangelo Sequeri ha aperto questa mattina a Roma, nella seconda giornata dell’evento internazionale “Gesù nostro contemporaneo”, la sua riflessione sul tema “La prossimità di Gesù e i limiti del sacro”. “I segni della prossimità di Dio sono segni della liberazione dal male e del giudizio di Dio: indisgiungibilmente - ha sottolineato il relatore -. Un tale nesso fra prossimità di Gesù e giustizia di Dio porta in primo piano la sovrapposizione di amore e giudizio”, ha proseguito affermando che “nessuno può essere esonerato dalla pratica della giustizia, perché nessuno è separato dall’offerta della salvezza di Dio. Ecco il giudizio che l’annuncio della prossimità di Dio comporta”. Il teologo fa discendere da questo rapporto tra “prossimità” e “giustizia di Dio” l’esigenza d’impegnarsi per tale giustizia. A questo riguardo ha affermato che “la prossimità di Dio reclama conversione del cuore, mette in campo le opere del riscatto, introduce in un campo di tensione non evitabile: non è faccenda per anime belle, innamorate della propria perfezione”. (segue)

10:42 - GESÙ NOSTRO CONTEMPORANEO: SEQUERI (TEOLOGO), “NON È FACCENDA PER ANIME BELLE” (2)

Uno dei “sintomi” più evidenti dell’avanzare della “contemporaneità storico-culturale di Gesù” è costituito - secondo mons. Sequeri - dalla percepibile “progressione planetaria del vincolo di prossimità all’interno di tutte le tradizioni istituite del sacro”. “Nel decennio in corso - ha notato - il contraccolpo di un’evidenza contraria ha prepotentemente (per non dire violentemente) conquistato la scena. Quello che chiamiamo comunemente fondamentalismo religioso, evoca le potenze extra-evangeliche immanenti alla sfera del sacro indirizzandole contro il principio di prossimità”. Questa “lotta contro la prossimità di Dio” si evidenzia in “oscure contiguità del sacro con il potere politico, l’interesse economico, il conflitto etnico, la pulsione identitaria e lo spirito di egemonia”. Nonostante la presenza di queste forme di negazione e violenza, mons. Sequeri ha proposto una visione “ottimistica”: “Questo impulso regressivo, per quanto non sia affatto da sottovalutare, deve essere considerato nella sua anti-storica anomalia e nella sua reale limitatezza”. “Il demos globale dell’epoca a partire dall’interno della Chiesa cattolica - ha concluso - si è affettivamente congedato, in vastissima misura, dalle guerre di religione e dal razzismo corporativo”.

10:52 - GESÙ NOSTRO CONTEMPORANEO: ALL’AUDITORIUM CONCILIAZIONE MOSTRA FOTOGRAFICA “AURE”

“Ci sono luoghi e momenti in cui il sacro rompe i confini. Luoghi e momenti ad alta tensione atmosferica, dove le genti del Libro - ebrei, cristiani e musulmani - rivelano la loro appartenenza comune. Succede quando i fedeli ripetono la stessa preghiera come un tuono, quando si passa tra il fuori e il dentro di uno spazio sacro”. Con queste parole Monika Bulaj, fotografa e scrittrice, presenta la mostra fotografica “Aure”, esposta all’Auditorium della Conciliazione, a Roma, nei giorni dell’evento internazionale “Gesù nostro contemporaneo”. Pannelli sui quali l’artista ha ritratto attraverso la macchina fotografica “luoghi, gesti, abbigliamenti, luci, percorsi che svelano analogie fra monoteismi e mostrano tutta la potenza di un unico Verbo”. “In questa mostra - spiega Bulaj - vorrei raccontare le aure che ho vissuto fra la gente del libro e del Dio unico”, “far capire che la massa che ondeggia e respira all’unisono in una chiesa ortodossa piena di candele comunica un’emozione molto simile a quella che puoi provare in un tempio di mistici sufi a Istanbul o durante un rito di ebrei hassidim”.

12:43 - GESÙ NOSTRO CONTEMPORANEO: RICCI SINDONI, CON LE DONNE “RICONOSCIMENTO RECIPROCO”

Quello di Gesù con le donne è “un rapporto di reciproco riconoscimento e reciproca accettazione, che è un passo necessario per un’uguaglianza intesa come rispetto reciproco della differenza”. Lo ha detto Paola Ricci Sindoni, docente di filosofia morale all’Università di Messina, introducendo la sezione di “Gesù nostro contemporaneo” dedicata al rapporto di Gesù con le donne. Citando gli episodi dell’incontro di Gesù con la Maddalena al pozzo di Giacobbe e con Maria di Magdala dopo la Risurrezione, Ricci Sindoni ha spiegato che “Gesù si espone senza titubanza” al rapporto con le donne, manifestando in particolare “l’esigenza di guardare al mondo femminile secondo l’ottica della relazione personale”. Ed è proprio nella caratteristica della “relazionalità”, secondo la filosofa, che si rende più evidente la “contemporaneità” di Gesù: “La rivelazione di Gesù - ‘Io sono la via, la verità, la vita’ - è una rivelazione che rivela ciascuno a se stesso, accogliendo la presenza dell’altro in una relazione intersoggettiva sempre nuova e sempre possibile”. Gesù, in altre parole, “pretende altro da coloro che vogliono seguirlo: non soltanto l’adesione, ma la sequela”. Da qui “nasce la certezza di vedere eternate le nostre vicende quotidiane in una dimensione salvifica: questo significa che nulla di noi e del mondo può andare mai perduto”.

12:54 - GESÙ NOSTRO CONTEMPORANEO: CANOVA (DOCENTE), L’ARTE E “LA QUESTIONE DEL SACRO”

“Dobbiamo far scattare di nuovo la scintilla dell’amore tra la Chiesa e gli artisti”. Ne è convinto Lorenzo Canova, docente di storia dell’arte contemporanea presso l’Università del Molise, commentando l’opera “Xfiction” di Raul Gabriel all’interno dell’evento “Gesù nostro contemporaneo”, in corso a Roma. L’artista, nel filmato, propone “una sua interpretazione in chiave contemporanea del crocifisso, un tema che oggi l’arte tocca poco e - semmai - più per dissacrare che in un rapporto positivo con il sacro”. Ma se un tempo la religione era fondamentale per l’arte, oggi non è più così? “In realtà - risponde Canova - la questione del sacro gli artisti ancora se la pongono. Piuttosto, si è interrotto quel circuito virtuoso tra arte e religione, quella relazione costruttiva tra artisti e Chiesa”. Per questo l’invito a “un nuovo innamoramento” e l’esortazione per la Chiesa a “ridare agli artisti lo spazio per esprimersi, magari a partire proprio dalla costruzione degli edifici di culto”, altrimenti “l’arte contemporanea rimane svuotata di senso”. Recentemente, forti polemiche hanno accompagnato una rappresentazione teatrale nella quale il volto di Cristo veniva oltraggiato. “Il volto di Cristo può ancora scandalizzare - commenta il docente - per la sua valenza dirompente”, ma pure “lo scandalo può essere positivo per innescare un dialogo e trasformare la negatività in positività”.

13:26 - GESÙ NOSTRO CONTEMPORANEO: CAVANI (REGISTA), LA “FRESCHEZZA” DELLE CLARISSE

Un cortometraggio “spontaneo, senza prove e nulla”, nato “per caso” dal ricordo di un incontro e da un colloquio con le Clarisse, che aveva suscitato “una sensazione di freschezza e d’intelligenza”. Così Liliana Cavani ha presentato il suo cortometraggio - inedito - proiettato durante “Gesù nostro contemporaneo”. “Gesù era misogino?”, una delle domande della regista alle religiose: “No, assolutamente, non faceva distinzione tra le persone”. E ancora: “Che farebbe un Gesù contemporaneo?”. Le risposte: “Accoglierebbe la donna come l’ha accolta duemila anni fa, non avrebbe paura delle donne. Provocherebbe un’apertura, e aprirebbe molti schemi nella Chiesa e nella società”. “Avete mai pensato che la Chiesa è un po’ misogina?”. “Avvertire la parità con un sacerdote - la testimonianza delle Clarisse - è molto raro. In genere i frati vengono da noi solo per dire la messa e se ne vanno”. Eppure, “si sta avviando un cambiamento”. “La vostra arma segreta è la preghiera, che arma è?”,ha chiesto ancora la regista. “È un’arma debole, molto fragile, ma nello stesso tempo potente, in cui crediamo. Siamo quasi inutili, perché la preghiera è ritenuta molto meno potente di un’azione”. La Risurrezione è “la cosa più bella dei Vangeli”, eppure “se ne parla poco”. Una suora anziana l’ha descritta così, con un sorriso sereno: “Senti sgorgare una vita che ti fa dire: no, questa vita non muore”.

14:01 - GESÙ E LE DONNE: FATTORINI (STORICA), ALLA CHIESA SERVE “ALLEANZA” FEMMINILE

La Chiesa deve recuperare “l’alleanza con il femminile”, perché le donne “possono essere il centro propulsore di una nuova costituente antropologica”, grazie alla loro peculiare capacità di essere “ponte con i non credenti”. È l’invito rivolto da Emma Fattorini, docente di storia contemporanea presso l’Università “La Sapienza” di Roma, durante il dibattito su Gesù e le donne, al convegno “Gesù nostro contemporaneo”. Nella “relazione con il maschile”, ha detto la storica a proposito del cortometraggio di Liliana Cavani, “bisogna imparare dalle Clarisse: loro non si lamentano e non rivendicano, ma esprimono l’amarezza, lo stupore dell’indifferenza. Si rammaricano di non essere viste, di non essere riconosciute in quanto donne, come se non ci fosse niente da imparare dalle donne”. Chiedere alla Chiesa “un’alleanza con le donne”, ha puntualizzato la storica, “non è una rivendicazione di quote”, ma la “consapevolezza dell’errore, della perdita secca che non loro, ma la Chiesa subisce, se non valorizza le donne”. Di qui la necessità di “vedere la donna non come una minaccia, ma come una risorsa”, a partire dalla “svolta antropologica” proposta da Giovanni Paolo II nella “Mulieris Dignitatem”.

14:06 - GESÙ E I POVERI: PUIG TARRECH (TEOLOGO), “L’IMPORTANZA DELLA GRATUITÀ”

“Lo scandalo dei discepoli di ieri e di oggi è non capire l’importanza della gratuità”, sulla quale peraltro si fonda “il rapporto tra Dio e gli uomini”. Parlando, questa mattina, di “Gesù e i poveri”, all’interno dell’evento internazionale in corso a Roma per iniziativa del progetto culturale della Cei, Armand Puig Tarrech, docente di Nuovo Testamento presso la Facoltà teologica della Catalogna, ha richiamato l’attenzione sul concetto di povertà secondo Gesù Cristo. Egli “sfugge ogni pauperismo - ha sottolineato - allargando la definizione di poveri”. “La vita di Gesù - ha ricordato - è percorsa da un rapporto costante con i poveri, che spesso hanno il volto dei malati, nel corpo e nello spirito”. I poveri, insomma, “sono i bisognosi”, qualunque sia la natura del loro bisogno. Certo, “il discepolo non può fare a meno dell’elemosina, come atto di compassione”; una generosità, ha richiamato Puig Tarrech portando l’esempio evangelico dell’obolo della vedova, che “non va collegata con la ricchezza, con la possibilità di dare, ma con la gratuità, con la volontà di dare ciò che si ha”. Per il discepolo, infine, amore per Dio e per i poveri non devono avere una gerarchia, “la vicinanza ai poveri si basa proprio sul primato di Dio” e “mettendo l’amore per il prossimo accanto all’amore di Dio”, ha concluso, “il primato di Dio non viene sminuito”.

14:10 - GESÙ E LE DONNE: MANICARDI (TEOLOGO), "UNO SPAZIO ENORME”

“Il femminismo spontaneo di Gesù nasce dal fatto che Gesù vede la donna alla luce della dignità con cui Dio la considera, a cui si aggiunge la sua considerazione intuitiva eccezionalmente acuta”. Lo ha detto Ermenegildo Manicardi, rettore del Collegio Capranica di Roma, intervenendo al dibattito su Gesù e le donne organizzato nell’ambito di “Gesù nostro contemporaneo”. “Lo stile di Gesù è sorprendente”, ha detto il relatore definendolo “sincero, cordiale, aperto”, sulla scorta di ciò di cui è rimasta traccia nei Vangeli. “Anche i discepoli sono stupiti dallo stile di Gesù con le donne”, ha fatto notare il teologo, ma “Gesù non indietreggia”. Il rapporto di Gesù con le donne, ha precisato però il rettore del Capranica, “non è impostato su una lettura sociologica: non c’è in lui un paternalismo femminista, ma proprio per questo Gesù spalanca uno spazio enorme per le donne, partendo dalla visione di Dio e da come Dio intende l’essere umano”. Quella di Gesù sulle donne, come scrive Giovanni Paolo II nella “Mulieris Dignitatem”, è “un’ottica caratterizzata da grande trasparenza e profondità”, al punto che - come si legge nei Vangeli - alcune donne, come la samaritana e la cananea, diventano “vere e proprie collaboratrici di Gesù in terre nuove”. “Non troveremo nessun interlocutore maschile di Gesù che dilata la sua azione”, ha fatto notare il teologo.

15:47 - CATTOLICI OGGI: ASTORRI (UNIV. CATTOLICA), LA “MINORANZA CREATIVA”

“Quella ‘minoranza creativa’ che sono i cattolici oggi in Italia può ritrovare la propria creatività solo confrontandosi a fondo con l’evento Dio e quindi con l’evento Gesù Cristo”: lo afferma al SIR Romeo Astorri, docente di storia e sistemi dei rapporti tra Stato e Chiesa alla Facoltà di scienze politiche dell’Università Cattolica di Milano, a margine del convegno internazionale su “Gesù nostro contemporaneo” promosso a Roma dal Comitato Cei per il progetto culturale. “Quando c’è un’intensa vita di fede - prosegue il docente - nasce la capacità di una valutazione e di un giudizio anche culturale sull’epoca nella quale viviamo. Il tentativo di questo convegno è di mostrare che questo giudizio non può che sgorgare dall’incontro con Gesù, irruzione del divino nella storia”. “Il fatto che non esista più una cristianità diffusa e maggioritaria di tipo sociologico - aggiunge Astorri - fa sì che gli Stati debbano fare i conti con una pluralità di soggetti religiosi, variamente strutturati. Il problema della libertà religiosa si gioca, quindi, a questo livello e occorre considerare attentamente le conseguenze istituzionali e operative della presenza di così numerose e diverse espressioni religiose”.

16:31 - GESÙ NOSTRO CONTEMPORANEO: CODA (TEOLOGO), “SENZA EUCARISTIA NON C’È CHIESA”

“Senza Eucaristia non vi è Chiesa e non vi è dispensazione della salvezza”. A ricordarlo è stato mons. Piero Coda, preside dell’Istituto universitario “Sophia”, aprendo la sezione di “Gesù nostro contemporaneo” dedicata al tema: “Noi predichiamo Cristo Crocifisso”. “La contemporaneità di Gesù - ha esordito il teologo - non è un’idea, e neppure un’aspirazione. È un fatto, tangibile: qualcosa, qualcuno che - nella sua sconvolgente e silente alterità - si vede, si tocca, si mangia. L’Eucaristia”. Di qui l’insostituibile legame tra la cena e la croce, “due gesti fondatori, l’uno dall’altro indissolubile”, in cui “il primo offre una volta per sempre la verità salvifica del secondo, mentre il secondo nel memoriale del primo si perpetua”. “La croce di Gesù senza la cena - ha spiegato mons. Coda - sarebbe svuotata del senso sostanziale che la rende contemporanea oggi, qui, per noi. Quel senso che si dispiega tra la cena di Gesù con gli apostoli nel cenacolo, prima della Pasqua, e la cena dei discepoli a Emmaus, paradigmatica di ogni altra Eucaristia, dopo la Pasqua”. (segue)

16:32 - GESÙ NOSTRO CONTEMPORANEO: CODA (TEOLOGO), “SENZA EUCARISTIA NON C’È CHIESA” (2)

“Nel memoriale della Cena - ha osservato il teologo - si attualizza, da Cristo Gesù, tutto il bene della Chiesa per la salvezza del mondo”. I Padri della Chiesa, ha ricordato il relatore, “dicevano che il Figlio di Dio si è fatto Figlio dell’uomo, perché noi, figli e figlie dell’uomo, possiamo diventare in lui figli di Dio”. Ma tutto ciò implica una risposta dell’uomo: “In virtù dell’Eucaristia - ha affermato mons. Coda - occorre seguire Gesù nel suo movimento di dedizione e identificazione riconciliatrice che lo porta a scendere negli abissi - sino agli inferi - del cuore, della mente, della vita dell’uomo, di ogni uomo, in ogni tempo e situazione. A tutti i livelli e in tutte le dimensioni del suo essere e della sua esperienza: fisica, psichica, spirituale e culturale. Solo così Cristo, in noi, nei poveri vasi d’argilla che accolgono la sua grazia, diventa contemporaneo”. Ed è proprio questa, ha concluso il teologo, “la contemporaneità che Gesù chiede alla sua Chiesa” e dalla quale “si irradiano la verità e l’efficacia della sua missione religiosa e civile”.






Come Abbonarsi ?


Note e commenti
Photonotizie
Infografiche
Ultima Settimana
Commento al Vangelo