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Giovedì 25 Novembre 2010

12:33 - MAFIE: LUISA PRODI (VOLONTARIATO CARCERI), UN “VELENO” CULTURALE

“In passato il numero di morti ammazzati dalle mafie era impressionante, oggi il fenomeno è più contenuto. Perciò è opinione comune che la criminalità organizzata non sia più così pericolosa come prima. In realtà le mafie, più vive che mai, hanno interesse a condurre le loro strategie economiche e di potere nell‘ombra, in modo da poter mettere in atto più facilmente le loro azioni criminose”. E’ l’analisi offerta in un’intervista al SIR da Luisa Prodi, presidente del Seac (Coordinamento enti e associazioni di volontariato penitenziario), che oggi (alle 14) a Roma, apre il 43° Convegno nazionale sul tema “Il crimine organizzato. L’ergastolo”. Per l’associazione il problema va affrontato su più fronti: socio-culturale, istituzionale, ed economico-finanziario. “Le mafie mutano continuamente per adeguarsi al contesto economico e sociale”, osserva Prodi. “Ciò richiede decisioni e provvedimenti dello Stato che inseguano anche su questo terreno la criminalità organizzata, per impedirle di acquisire le posizioni di potere. Basta pensare alle enormi possibilità offerte alla mafia da un‘economia nella quale è possibile ripulire denaro, spostare capitali in paradisi fiscali, condizionare il mondo politico e amministrativo potendo disporre di ingenti somme di denaro”. C‘è bisogno anche “di una continua azione di sensibilizzazione”, perché la mafia riesce a creare delle “sostituzioni culturali”. (segue)

12:34 - MAFIE: LUISA PRODI (VOLONTARIATO CARCERI), UN “VELENO” CULTURALE (2)

“Tanti atteggiamenti della criminalità organizzata stanno diventando quasi normali nel sentire comune: clientele, raccomandazioni, corruzione. Ciò è molto pericoloso a lungo andare”, avverte Luisa Prodi, per la quale le associazioni di volontariato sono “antidoti potenti di fronte al veleno mafioso” e “non devono perdere alcuna occasione per affiancarsi alle istituzioni nel compiere un servizio educativo”. Consapevole di ciò il Seac è impegnato fuori e dentro il carcere. “Se la pena deve tendere alla rieducazione del condannato - sostiene Prodi - il tempo trascorso in carcere deve offrire delle prospettive diverse (istruzione, ricerca di un lavoro onesto al momento del fine pena) che facilitino la presa di distanza dai copioni mafiosi e dai ricatti dei boss. La struttura mafiosa pervade la vita delle persone anche durante la carcerazione: provvede alle necessità dei familiari, trova un lavoro a fine pena. Offrire un‘alternativa è una sfida altissima, ma talvolta possibile”. Nel convegno si discuterà anche dell’ergastolo. “Motivi per abolirlo ce ne sono molti -spiega Prodi - e vari studiosi hanno formulato ipotesi di sostituzione con una pena molto lunga e ‘non negoziabile’. In Parlamento, tuttavia, queste ipotesi sono naufragate, complice anche una diffusa e fuorviante idea di ‘sicurezza’, associata al carcere, che serpeggia nell‘opinione pubblica”.






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