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Tensioni politiche, manifestazioni di cittadini, lettere aperte di protesta di varie istituzioni: tutto per un controverso disegno di legge "sui principi della politica della lingua statale", approvato il 3 luglio in seconda lettura dal Consiglio Supremo dell'Ucraina, con 248 voti favorevoli su un totale di 364. La legge era stata presentata lo scorso anno dal partito al governo, il Partito delle Regioni, con l'intenzione di elevare oltre il 10% delle lingue parlate da quello di minoranze etniche allo status di lingue regionali, offrendo la possibilità di insegnare la loro lingua madre nelle scuole, utilizzarla nei documenti ufficiali, oltre a poter ridurre la necessità della conoscenza della lingua ucraina in certe professioni.

Pro e contro. Uno degli autori del disegno di legge, il deputato Vadim Kolesnichenko, afferma che tale norma è necessaria se l'Ucraina vuole entrare a far parte dell'Unione europea, ribadendo che è stata scritta "nel pieno rispetto della Carta europea delle Lingue minoritarie". La legge non eleva le lingue minoritarie al livello di lingue di Stato, in quanto questo può avvenire solo attraverso un referendum popolare. Tuttavia, i manifestanti insistono che fornire uno status regionale anche alla lingua russa, parlata da circa 20 milioni di persone, pregiudicherebbe gravemente il futuro della lingua ucraina. Le altre lingue che beneficerebbero del provvedimento sono il tedesco, il polacco, l'ungherese e il tartaro di Crimea.

La voce delle Chiese. Gli oppositori, tra cui rappresentanti di varie Chiese e associazioni religiose, si sono rivolti al presidente, Viktor Yanukovich, con un vigoroso appello a non ratificare il disegno di legge. Il Consiglio panucraino delle Chiese e Organizzazioni religiose-Auccro ha scritto una lettera aperta al capo dello Stato, definendo l'adozione della controversa legge "un percorso verso il precipizio, il conflitto civile e la disgregazione dello Stato". I leader religiosi, tra cui i rappresentanti della Chiesa cattolica in Ucraina, hanno dichiarato che "l'acutizzazione della divisione linguistica, in combinazione con lo scontro politico, porta a un ulteriore approfondimento del divario sociale e a minacciare i fondamenti stessi della sovranità ucraina". La lettera prosegue con un appello a Yanukovych "a non sottoscrivere l'esplosivo disegno di legge 9073 sulla lingua, a porvi il veto e rimandarlo al Consiglio Supremo per una seria valutazione a 360° in vista di una decisione equilibrata". In conclusione, i firmatari invitano a un dialogo serio sulle questioni linguistiche a livello nazionale.

Il rispetto per la lingua come forma di rispetto della persona umana. Secondo Sua Beatitudine Sviatoslav Schevchuk dell'Ugcc, la questione della lingua tocca uno degli aspetti più profondi dell'animo umano, quindi non deve essere manipolata. "Quando parliamo della lingua o del rispetto per la lingua parlata da una persona, parliamo del rispetto della personalità umana. Quando osserviamo gli eventi nel nostro Paese, possiamo avvertire una mancanza di rispetto per ciò che è importante e sacro per ogni persona. Quando la questione della lingua trova espressione in diversi disegni di legge, assistiamo a una manipolazione di ciò che vi è di più sacro", ha commentato Sua Beatitudine Sviatoslav in un'intervista all'emittente ucraina Canale 24. Anche la comunità dell'Università cattolica ucraina a Lviv ha rilasciato una dichiarazione pubblica in merito all'approvazione della legge sulle lingue, definendola una "provocazione a buon mercato" che crea una polarizzazione artificiale nella società ucraina, ed esorta le autorità competenti a cercare un "consenso a livello nazionale".

Lo status della lingua e il numero dei parlanti. Una delle lingue che dovrebbe essere elevata al rango di lingua regionale è il tartaro di Crimea. Sorprendentemente, il leader di Mejlis del popolo tartaro di Crimea, Mustafa Jemilev, pensa che la legge basata sulla politica della lingua di Stato, adottata dal parlamento, è "insopportabile" per i tartari di Crimea. "Noi ci definiamo la popolazione indigena dell'Ucraina, e la situazione della lingua tartara di Crimea non deve dipendere dal numero dei suoi parlanti", ha detto Jemilev all'agenzia Unian. A suo parere, se i russi riceveranno uno status speciale nelle regioni dell'Ucraina, gli ucraini etnici non avranno uno stimolo per studiare la loro lingua madre. "Neppure i tartari di Crimea avranno questo stimolo, perché parlano russo altrettanto bene dei russi", conclude Jemilev.
Tuttavia, ci sarebbe da chiedersi se la controversa proposta di legge rappresenti davvero soltanto una questione linguistica. Di fatto si è trasformata in un'aspra battaglia politica, intensificatasi in vista delle imminenti elezioni parlamentari che si terranno il prossimo ottobre, con tutti i protagonisti che cercano di trarre vantaggio dalla situazione, guardata con preoccupazione anche dalle istituzioni europee.




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