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Il Comitato economico e sociale europeo (Cese - www.eesc.europa.eu) è un organo consultivo dell'Unione europea. Istituito nel 1957, esprime pareri sulle proposte di leggi europee e sulle problematiche che a suo giudizio meritano una riflessione, fungendo da ponte tra le istituzioni dell'Ue e la società civile organizzata. I 344 membri del Cese, nominati dai governi nazionali, rappresentano gli interessi economici, sociali e culturali nei rispettivi Paesi. Il Comitato si articola in tre gruppi: "Datori di lavoro", "Lavoratori" e "Attività diverse" (agricoltori, consumatori, ambientalisti, associazioni delle famiglie, Ong, ecc.). "L'educazione e l'occupazione dei giovani nel quadro della strategia Europa 2020" è stato il tema generale della conferenza organizzata nei giorni scorsi dal gruppo "Attività diverse" del Cese a Sofia (Bulgaria) in collaborazione con il Consiglio economico e sociale della Bulgaria, il Ministero bulgaro per il lavoro e la politica sociale e la Rappresentanza della Commissione europea in Bulgaria. Luca Jahier, presidente del Gruppo III "Interessi vari" del Cese, ha aperto i lavori.

Disoccupazione giovanile. "Secondo le più recenti statistiche della Commissione europea, i tassi di disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni si aggirano sul 22% con punte del 50% in Spagna e Grecia, mentre la media mondiale è del 13%. Quanto all'abbandono scolastico, ci aggiriamo sul 16% dei maschi e 12% delle femmine, vale a dire che 1 ragazzo su 7 abbandona la scuola senza competenze. Per cui l'Europa è abbastanza incline alla disoccupazione giovanile". Così ha esordito Luca Jahier, notando la discrepanza tra i dati e gli obiettivi della Strategia Europa 2020 che invece mira ad una percentuale di abbandoni al di sotto del 10%, ad innalzare l'educazione superiore al 40% e l'occupazione al 75% della popolazione attiva. Per le università, che oggi "sembrano aver perso chiarezza sul senso del loro scopo e percorso" nella "tensione irrisolta tra la 'purezza intellettuale' dell'accademia e il 'business' nel selezionare e preparare la futura classe media'", "l'aggiornamento del sistema formativo superiore e la riduzione dell'abbandono scolastico sembrano le strade percorribili per arginare queste problematiche. "Dovremmo diventare più capaci di adattare il nostro sistema formativo sulla base delle necessità della società contemporanea, in tutte le fasi della formazione, dall'asilo in poi, in una formazione continua". Infatti, una delle necessità è di "ri-formare e mantenere le competenze professionali attraverso la formazione permanente".

Competenze di alto profilo. Sempre secondo le stime della Commissione europea, nel 2020 oltre 1/3 dei lavori nell'Ue richiederanno competenze di alto profilo e i tre settori con maggiore potenziale lavorativo saranno l'economia verde (si prevedono 20 milioni di nuovi posti di lavoro nei prossimi 10 anni), il settore medico e le tecnologie dell'informazione e della comunicazione. È quindi evidente che "il finanziamento pubblico ai sistemi scolastici deve aumentare tenendo in considerazione questi settori in crescita; gli studenti devono essere orientati ad acquisire competenze necessarie in questi settori; deve migliorare la collaborazione tra il settore privato, la società civile, le scuole e le università". Altri elementi che potranno incoraggiare la creazione di nuovo lavoro sono, secondo Jahier: "Migliorare l'adattabilità dei lavoratori attraverso maggiori competenze linguistiche; aumentare la mobilità nella formazione e nell'apprendistato; promuovere iniziative innovative come l'apprendimento non formale". In questo contesto Jahier ha speso parole di plauso per il progetto della Commissione di finanziamento alle imprese e ai giovani di 8 Paesi dell'Ue con disoccupazione oltre il 30% e per il progetto di mobilità transnazionale "Your First Eures Job", una sorta di ufficio per l'occupazione pan-europeo.

Abbandono scolastico e formazione. Quanto al problema dell'abbandono scolastico, Jahier ha affermato che "prevenzione e intervento sono i metodi più efficaci per affrontare il problema": "Immigrati ed emarginati sono i gruppi più vulnerabili e più esposti all'abbandono scolastico. Occorre seguire le buone pratiche già esistenti negli stati membri. Bisognerà incoraggiare un dialogo più ampio tra le comunità locali, le imprese, la società civile, i genitori e le scuole. Occorrerà anche migliorare l'offerta di percorsi alternativi di insegnamento e di formazione". Perché "se i ragazzi non percepiscono che la formazione che ricevono li porterà all'occupazione, è più probabile che abbandonino la scuola in giovane età". Sebbene le difficoltà elencate in relazione ai sistemi scolastici non siano nuove, nuova è la situazione dell'alto tasso di disoccupazione giovanile. A riguardo Jahier ha osservato: "Sebbene la crisi abbia reso la disoccupazione giovanile una priorità sempre maggiore per la politica in Europa, purtroppo i fondi per la formazione vengono severamente ridimensionati negli stati membri, e i finanziamenti per la creazione di lavoro è troppo limitata rispetto alle reali necessità", a causa di "programmi di austerità miopi e di breve periodo".




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