No all’istituzione del registro delle coppie di fatto. Un provvedimento inutile e ideologico. Meglio, in tempo di crisi, pensare alla famiglia e a interventi che la sostengano. È la posizione espressa dalla diocesi di Milano sul varo ormai prossimo del registro delle unioni civili del Comune di Milano. La discussione si terrà oggi pomeriggio nell’aula del consiglio comunale. L’iniziativa è già stata annunciata in campagna elettorale dal sindaco Giuliano Pisapia e, dopo il via libera della commissione, ha avuto il varo dei nove consigli di zona in cui è diviso il Comune.
Serve davvero? Sulle colonne di “Milano 7” e su
www.chiesadimilano.it, il portale della diocesi,
Alfonso Colzani, che con la moglie Francesca Dossi è responsabile del Servizio diocesano per la famiglia ribadisce la posizione nei confronti di questo provvedimento: “Abbiamo davanti – afferma Colzani – l’esperienza di quanto è accaduto nelle altre città, per esempio a Bologna, dove questo registro non è utilizzato e non comporta nessun vantaggio concreto alle coppie conviventi. Dunque, è un’operazione che ha un valore simbolico e quindi agisce fondamentalmente a un livello di mentalità. Il che non significa non abbia ricadute concrete, poiché offre la possibilità di rappresentare i legami anche in una forma diversa da quella che li vede disciplinati dal matrimonio, dalla relazione stabile, duratura e socialmente riconosciuta. Allora che sia una priorità non lo so, dal punto di vista concreto comporta poco, per cui ci si chiede: è una priorità agire a livello simbolico nel prefigurare una diversa strutturazione dei legami? Con quali vantaggi?”.
Rischi concreti. Sulla scia dell’intervento della diocesi, oggi in aula arriveranno alcuni emendamenti dei cattolici del Partito democratico, quattro consiglieri che hanno annunciato già l’astensione dal voto. In particolare si chiederà di correggere il passaggio, equivoco, sulla possibilità che l’unione civile basata su legami di affetto possa riguardare anche più persone.
Mattia Ferraro, vicepresidente dell’Unione giuristi cattolici di Milano, si domanda se è possibile sostenere fondatamente che sussista un’ingiustificata disparità di trattamento tra famiglie e unioni civili. “Il principio di eguaglianza sostanziale - spiega Ferraro - insegna che come è ingiusto trattare in maniera diversa situazioni eguali, così è altrettanto ingiusto trattare (o voler trattare) in maniera eguale situazioni differenti. Quest’ultimo è il caso della famiglia rispetto all’unione civile, dato che nella prima i coniugi, all’atto del matrimonio, assumono dei precisi doveri (che si protraggono anche oltre al matrimonio stesso), mentre nell’unione civile è sufficiente abbandonare la coabitazione per vedersi liberati da qualsivoglia obbligo di assistenza verso il proprio partner. Il logico corollario di una simile diversità di doveri è una diversità di diritti, di cui certo non ci si può lamentare. Né si può trascurare il rischio che la voluta equiparazione tra famiglia fondata sul matrimonio e unione civile porti a legittimare la poligamia: l’uomo poligamo immigrato a Milano, di fatti, potrebbe richiedere il riconoscimento della propria convivenza con tutte le sue mogli come unione civile, posto che il registro non limiterebbe tale unione solo a quella tra due persone”.
Cattolici col singhiozzo. L’iniziativa dell’amministrazione comunale di Milano “punta chiaramente ad equiparare la famiglia fondata sul matrimonio all’unione di fatto e a cancellare le differenze giuridiche ed etiche che si traducono in un diverso contributo delle due scelte di vita alla costruzione morale e materiale della società in cui viviamo”. Lo scrive in un comunicato stampa la presidenza del
Movimento cristiano lavoratori (Mcl) di Milano. “Per un cattolico - si legge nel comunicato - significherebbe anche cancellare il senso del peccato. Altro discorso è quello delle possibili derive del ‘registro’: potrebbe dare copertura giuridica a devianze sessuali e sociali, le quali, uscendo dall’alveo dei comportamenti privati, verrebbero legittimate e diverrebbero ‘normalità’, con pesantissime ricadute educative e la possibilità di generare situazioni personali di grave sofferenza”. Di fronte a “questa prospettiva”, Mcl Milano “si chiede in virtù di quali indicazioni del Magistero ecclesiale i consiglieri comunali che professano la fede cattolica possano appoggiare una simile operazione. Non è tempo di cattolici col singhiozzo”.