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Pubblichiamo il pensiero che Paolo Bustaffa ha offerto al 9° Forum di Greenaccord, conclusosi oggi a Trento, nel ricevere il premio “Sentinella del Creato” assegnato al Sir per l’impegno su comunicazione e ambiente. Il convegno di Greenaccord (Trento, 14 – 17 giugno) in collaborazione con Fisc e Ucsi ha avuto come tema: “Salì sul monte. Mons sanus pro corpore sano”.
“L’uomo che piantava gli alberi” è il titolo di un piccolo libro di Jean Giono, scrittore francese di origine italiana. Racconta di un pastore, Elzéard Bouffier, che ogni pomeriggio sceglieva 100 ghiande e ogni mattina andava a seminarle accuratamente in un terreno montano privo di vegetazione. La scelta era meticolosa, solo le ghiande perfettamente sane venivano utilizzate. Dopo diversi anni Giono, attraversata la guerra 1915-1918, torna alla casa del pastore e scrive: “...scorsi in lontananza una specie di nebbia grigia che ricopriva le cime come un tappeto. Diecimila querce occupano davvero un grande spazio. Ero letteralmente ammutolito e, poiché lui non parlava, passammo l’intera giornata a passeggiare in silenzio per la sua foresta”. Forse possiamo vedere in ogni ghianda sana una notizia buona. Il sogno di un pastore ha qualche contatto con quello di un giornalista che considera il raccontare l’oggi come un servizio al futuro, alle generazioni che verranno. Per parlare giornalisticamente del creato occorre mettersi sulla sua lunghezza d’onda, fare spazio alle sue voci e ai suoi volti, avendo cura di coltivare un silenzio interiore per ascoltare, capire, comunicare. È lo stesso silenzio che Benedetto XVI ha messo a tema, accanto alla parola, nel messaggio per la giornata delle comunicazioni sociali 2012. Anche per la parola il creato offre un suggerimento. In un racconto ebraico si legge che nella scuola di un villaggio c’era un bambino un po’ particolare: ogni volta che il rabbino diceva “E Dio disse...” usciva sulla strada e incominciava a danzare sollevando la polvere. Il rabbino chiese il perché di quella esplosione di gioia. “Ma perché - la risposta del piccolo - ogni volta che tu dici ‘E Dio disse...’ io vedo il cielo, gli alberi, i fiumi, gli animali e mi viene voglia di gridare e danzare...”. Il bambino aveva scoperto l’alleanza tra le parole e la Parola. Raccontare il creato giornalisticamente significa far nascere domande sul vivere e sul morire, significa indicare le direzioni per cercare e incontrare risposte. E quando, in una coscienza libera e alimentata dal dialogo tra fede e ragione, si avvia una ricerca onesta è da prevedere che dalle risposte si arrivi, con stupore, alla Risposta. È lo stesso stupore che viene nello scoprire una foresta cresciuta su un terreno che era brullo e un bambino che dentro ogni parola riesce a vedere una cosa bella. Nell’era del digitale le ghiande del pastore francese e la danza del bimbo ebreo possono diventare immagini che invitano a guardare e custodire la bellezza del creato con gli occhi e con il cuore del Creatore. Seminare notizie come ghiande feconde e danzare nella polvere della cronaca e della storia: immagini di una comunicazione al servizio della verità e della speranza.
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