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“Dobbiamo passare da una Chiesa amica dei poveri ad una Chiesa povera essa stessa”. Con questo invito da parte di mons. Antonio Di Donna, vescovo ausiliare di Napoli e delegato per la Carità della Conferenza episcopale italiana, sono iniziati stamattina, nel capoluogo partenopeo, gli “Stati generali degli Amici dei poveri”, poveri convocati dalla Comunità di Sant'Egidio e dall’arcidiocesi di Napoli, in collaborazione con l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. “La Chiesa di tutti e particolarmente dei poveri” il titolo dell’incontro che si tiene oggi e domani, riunendo 150 associazioni nazionali, movimenti e opere da tutta Italia. Presenti anche i vescovi Pietro Farina, Francesco Alfano, Gennaro Pascarella, Ambrogio Spreafico, Matteo Zuppi.
Il cantiere della comunione. “Oggi – ha evidenziato mons. Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana – si nota un risveglio e un certo fervore nell’accoglienza e nel promuovere servizi per i poveri e gli ultimi, ma non basta”. Riconciliazione con i poveri deve significare “innanzitutto dare dignità al povero; poi il povero non deve essere considerato unicamente come destinatario permanente di assistenza economica, ma deve essere aiutato ad acquisire capacità di agire secondo scelte consapevoli e libere; infine, è necessario reintegrare il povero nel circuito di comunione della famiglia umana e della comunità cristiana e civile”. Parlando con il Sir dei terremotati, mons. Soddu ha detto di pensare di “impiantare un cantiere della comunione, altrimenti anche la solidarietà forse non viene molto interpretata”.
Aprire le porte. “In un mondo dove spesso prevalgono le logiche del mercato, del ‘do ut des’, chi sta con i poveri impara che la felicità è nel dare gratuitamente”, ha sottolineato il card. Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli. “C’è bisogno di un nuovo umanesimo nel mondo di oggi. Soprattutto in tempi di crisi economica – ha avvertito il porporato -. La tentazione è quella di chiudersi in se stessi, ma i cristiani hanno sempre davanti a loro il Cristo povero che li richiama a una vita generosa”. Di qui l’esortazione: “Mentre tutto si chiude, apriamo le porte. È ciò che cerco di fare in questa città bella e sofferente” aprendo “ogni giorno una nuova porta: di una chiesa, di un centro di ascolto, di un luogo di accoglienza per i poveri, la porta di casa mia e soprattutto del mio cuore”. E qui a Napoli, ha detto il cardinale al Sir, questo discorso trova terreno fertile: “Più c’è il napoletano povero più si apre alla povertà degli altri. C’è la sensibilità di un popolo che vive con grande generosità la dimensione della solidarietà”.
Sapiente realismo. “Essere Chiesa dei poveri è l’autorealizzazione della Chiesa stessa. La Chiesa è per tutti, è di tutti e particolarmente dei poveri. Perché Gesù ha amato i poveri e li ha evangelizzati, ma soprattutto perché Gesù è il povero”, ha affermato Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio. Ma, di fronte alla attuale crisi economica e finanziaria, “la Chiesa dei poveri scalda ancora i cuori o siamo tutti presi dalla crisi per noi stessi e per il nostro particolare?”, si è chiesto. A chi dice che “le risorse sono limitate”, Impagliazzo ha risposto: “È una contrapposizione non fondata, anzi crea un’attitudine a non considerare la solidarietà come componente preziosa della vita sociale. La solidarietà è un fatto di cultura, di visione del mondo e non è solo legata alle risorse. È molto di più delle risorse!”. Non solo: “Partendo dai poveri, si compie un servizio a tutti. È un sapiente realismo: si ricorda la debolezza a una cultura dell'efficienza e della forza”. In realtà, “la cultura del gratuito reintroduce l’umano nel cuore della vita degli uomini e delle donne del nostro tempo”.
Uno sguardo alla Grecia. Non sono mancati interventi di alcuni rappresentanti di associazioni e movimenti: Giovanni Paolo Ramonda (Comunità Papa Giovanni XXIII), Eli Folonari (Movimento dei Focolari), Salvatore Martinez (RnS), don Nino Pangallo (Caritas Reggio Calabria-Bova), Franco Vaccari (Rondine, Cittadella della pace) e in un messaggio video Mario Melazzini (Aisla). Ha preso la parola anche Kostis Dimtsas, presidente della Fondazione “Apostoli”, voluta nel 2010 dall’arcivescovo ortodosso di Atene e di tutta la Grecia Hieronymus, come risposta alla crescente crisi. La Fondazione distribuisce fino a 10mila pasti al giorno, con l’iniziativa “La Chiesa a casa” sostiene 3.500 famiglie con pacchi viveri mensili, ha inaugurato un ambulatorio sociale, 2 supermercati dove vengono distribuiti gratuitamente prodotti alimentari e un’unità per il trattamento dell’alzheimer, ha istituito delle ambulanze che si recano presso le parrocchie per fornire assistenza medica a chi ne ha bisogno, ha fondato una casa di ospitalità. “Ora è il momento – ha sostenuto Dimtsas – che i cristiani d’Europa si uniscano ancor di più per rispondere alla crisi con un sentimento unico di amore per i poveri. Abbiamo la responsabilità di ridare speranza e dignità, rispondendo ai bisogni materiali, e riaprire un futuro, che ora sembra chiuso”. “Il Mediterraneo che bagna l’Italia e la Grecia non è un confine che divide, ma una via per unire i nostri sforzi ed esperienze”.
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