Una nuova Europa fondata sulla solidarietà e sulla responsabilità, che metta al centro la persona umana, gli ultimi e il bene comune e supera vecchi schemi economici e finanziari che hanno portato alla crisi attuale. Se ne è parlato oggi pomeriggio durante l’incontro promosso da Caritas italiana a Terra futura, la mostra mercato sulle buone pratiche di sostenibilità in corso in questi giorni a Firenze. Un confronto che ha preso spunto dal documento – definito da tutti i relatori “coraggioso ed innovativo” - della Comece (Commissione episcopati della Comunità europea), intitolato “Una comunità europea di solidarietà e responsabilità” diffuso lo scorso 12 gennaio. Nel documento i vescovi dell’Unione europea partecipano al dibattito sullo sviluppo di “una economia sociale di mercato competitiva”, invitando a valorizzare “iniziative di welfare libere e volontarie” per costruire una comunità unita da vincoli di “solidarietà e responsabilità” non solo orientate al profitto. I vescovi fanno proposte concrete e chiedono di favorire la logica del dono, educare alla giustizia, all’onestà e alla custodia del creato, tutelando spazi e tempi di vita dalle logiche del mercato. A Firenze è intervenuto anche don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, di ritorno dalle zone terremotate in Emilia Romagna. “La Chiesa e la società – ha detto – vogliono tessere le trame dei rapporti per vivere all’insegna del bene comune. Non tutto funziona in funzione del Pil”. Ecco cosa è emerso dal confronto.
Una diversa prospettiva culturale. La tassa sulle transazioni finanziarie, nuovi criteri negli stipendi dei top manager, il sostegno alla proposta vaticana per una autorità di governance mondiale. Sono solo alcune delle tante proposte concrete contenute nel documento dei vescovi europei. “Tutte proposte interessanti – ha commentato p. Giacomo Costa, direttore della rivista dei gesuiti “Aggiornamenti sociali” - ma l’aspetto più innovativo del documento, è la prospettiva culturale, perché mette in discussione modelli vecchi” e chiede “una cultura diversa, di responsabilità e solidarietà”.
Salvare gli “ultimi” per salvare noi. “Se oggi non ci occupiamo degli ultimi non ci salviamo nemmeno noi”. Lo ha ribadito Leonardo Becchetti, docente di economia all’Università di Tor Vergata a Roma, commentando cinque punti del documento. “Oggi la globalizzazione ci inchioda alle nostre responsabilità, è una urgenza per salvarci”, ha sottolineato l’economista, facendo un esempio: “Il divario tra il costo del lavoro tra noi e Paesi come la Cina e India è di 60 a 1. Il problema degli ultimi è il nostro problema, perché finché esisterà questa ingiustizia, noi dovremo competere abbassando i nostri diritti e salari. E mentre le condizioni dei nostri lavoratori peggiorano ci chiedono di consumare di più guadagnando di meno, con la conseguenza che i debiti privati e pubblici crescono. La crisi finanziaria è un derivato di questa situazione. Dobbiamo trovare un riequilibrio tra noi e loro”. Becchetti ha invitato a prendere consapevolezza che “noi siamo il mercato: per ridare dignità ad una politica dominata dall’economia e dalla finanza dobbiamo riprendere in mano il mercato e votare con il portafoglio. Le imprese devono seguire i consumatori. Oggi ciò che può cambiare i rapporti di forza è il consumatore”.
Superare lo smarrimento. “C’è molto smarrimento nel mondo del lavoro in Italia e in Europa – ha osservato poi Fulvio Giacomassi, segretario generale Cisl Milano - perché non si vede una idea, una riflessione forte per uscire dalla crisi. Le persone non hanno più chiavi di lettura”. Per questo “un documento dei vescovi che torni a mettere al centro la dignità della persona può offrire della capacità di reazione”. “L’unica idea possibile oggi – ha affermato - è puntare su uno sviluppo futuro sostenibile economicamente, socialmente e ambientalmente. L’Europa dovrebbe avere più potere dal punto di vista della sovranità, altrimenti, in questa competizione globale, sarà difficile salvare il nostro modello di economia sociale”. A suo avviso dobbiamo anche “ripensare il modello di welfare, favorire tutte quelle azioni che prevedono la partecipazione e la responsabilità delle famiglie e dei soggetti intermedi”. “Dobbiamo insistere molto sul livello europeo – ha concluso - perché l’Europa possa prendere decisioni importanti sull’idea di uno sviluppo sostenibile”.
Oltre i “tabù” economici. “E’ importante che la Chiesa europea abbia preso una posizione chiara su alcuni tabù attuali – ha commentato Sergio Marelli, direttore generale Focsiv -. Parlare del fallimento del mercato vuol dire fare una scelta di campo culturale, politica, di pronunciarsi chiaramente su quale Europa vogliamo. Anche perché una delle ultime grandi battaglie vinte dalla società civile, quella sul debito internazionale, ha avuto un impulso decisivo dal posizionamento chiaro della Chiesa, che ha consentito di scardinare un tabù. A fronte del fallimento dello Stato e del mercato si invoca una maggiore sussidiarietà, ossia maggiore ruolo del terzo settore”. Nel documento, ha fatto notare Marelli, “si dice che fino a quando continueremo a misurare il nostro modo di vivere sul Pil continueremo a sbagliare, ad avere un falso indicatore, del tutto parziale. Se non ne aggiungiamo altri, non sapremo più leggere la realtà per uscire dalla crisi”.
a cura di Patrizia Caiffa, inviata Sir a Firenze
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