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“Il linguaggio dei fatti testimonia e mostra come la famiglia cristiana non sia un ideale bello ma irrealizzabile, quanto una realtà già esistente, protagonista dell'evangelizzazione, che in quanto soggetto evangelizzato ed evangelizzante è al centro dell'azione pastorale della Chiesa”. Così il card. Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, intervenendo oggi pomeriggio al Salone Internazionale del Libro di Torino, in occasione della presentazione del libro di Aurelio Molè, “Famiglie vive” (Città Nuova), che raccoglie le esperienze di pastorale famigliare presentate nel corso dei congressi internazionali “Famiglia, soggetto di evangelizzazione”.
Esperienze di famiglie esemplari. “La famiglia cristiana - ha precisato il card. Antonelli, riferendosi alle esperienze pastorali raccolte nel libro, che si pone nel segno del processo di raccolta, discernimento e comunicazione avviato dal Pontificio consiglio per la Famiglia - è già presente, attraverso numerose attività, affidate a coppie di sposi, negli ambiti della catechesi, dell'educazione, della spiritualità e della carità. Tutte queste realtà, che vedono la famiglia come protagonista, indicano la via da percorre oggi, anche in vista dell'imminente Incontro internazionale delle Famiglie a Milano”. Il porporato ha auspicato che “i cammini di preparazione al matrimonio siano di tipo catecumenale; non solo teorici, quindi, ma pratici, attraverso esercizi di vita cristiana, preghiera e dialogo di coppia”, in modo da “formare coppie di sposi esemplari che siano fulcro per tutta la comunità e l'azione pastorale delle parrocchie, delle diocesi e delle realtà ecclesiali, in cui sinora il protagonismo dei laici è stato promosso per lo più a livello individuale”.
Comunione di persone. “L'attuale crisi della famiglia è una valanga che cresce”, ha detto il card. Antonelli, rispondendo alla domanda di Maria Pia Bonanate, condirettrice del settimanale torinese “Il nostro tempo”, che gli ha chiesto del ruolo delle “famiglie vive” in una società “confusa, in cui ognuno ha la sua idea di famiglia”. “Siamo in presenza - ha aggiunto il cardinale - di una cultura diffusa che confonde l'idea di famiglia, una cultura libertaria e relativista, secondo cui le cose che valgono sono le cose che si scelgono; a cui si aggiunge una mentalità individualista e utilitarista che, attraverso il ripiegamento sul proprio io, si pone l'obbiettivo dell'autogratificazione e della massimizzazione del profitto. In questo conteso l'altro è visto come un rivale, e questo si rispecchia nelle relazioni tra le persone, e si è alla ricerca di una felicità basata sulla quantità e sul consumo”. Per il porporato, invece, “la felicità non sta nel consumare, ma nel costruire una comunione di persone. Le persone sono felici quando realizzano un progetto, e la famiglia è un progetto fondamentale; una comunione di persone, non una somma di individui”.
Famiglie autentiche per l'evengelizzazione. Ma come comunicare agli altri, ai non credenti, a chi è distante dalla Chiesa questo modello di famiglia, soggetto dell'evangelizzazione? “Ogni famiglia cristiana cerchi di essere autentica, perché ciò che conta, nell'evangelizzazione, non è tanto la quantità, quanto la qualità - ha ricordato il card. Antonelli -. L'atteggiamento delle famiglie cristiane deve essere di amore reciproco, tra loro e verso gli altri, perché tutti devono poter vedere che la famiglia cristiana è unita e vive la propria relazione nell'amore di Cristo, che è vivente in mezzo a noi”. “Nella Chiesa e nella società - ha concluso il presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia - questa è l'ora della famiglia, come diceva già il Beato Giovanni Paolo II. La società moderna non vede che l'individuo, da una parte, e lo Stato, dall'altra; non vede e non dà spazio alle famiglie e ai corpi intermedi. E questo è un rischio presente in parte anche nella Chiesa, in cui bisogna riscoprire il protagonismo del popolo cristiano in chiave famigliare”.
a cura di Gabriele Guccione, inviato Sir a Torino
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