“La parità è valore aggiunto per l’intera scuola italiana, da riconoscere nei fatti e non solo in teoria, e da promuovere in tutte le sue dimensioni: istituzionale, pedagogica, culturale, finanziaria e gestionale”. Così mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e presidente della Conferenza episcopale piemontese, aprendo i lavori della prima Conferenza regionale sulla Scuola, che si è tenuta ieri a Torino, su iniziativa dei vescovi del Piemonte e della Valle d'Aosta, per affermare la valenza educativa della scuola pubblica: statale, paritaria e formazione professionale; sostenere la riforma scolastica secondo i principi di sussidiarietà, federalismo e parità; ribadire il diritto della scuola paritaria cattolica al sostegno finanziario.
Per la scuola pubblica. Al centro del convegno, cui hanno partecipato in più di 1600, tra presidi, docenti e studenti delle scuole piemontesi - insieme ai vescovi piemontesi, ai rappresentanti delle istituzioni e ai ministri dell'Istruzione, Francesco Profumo, e del Lavoro, Elsa Fornero - il tema “La scuola pubblica per l'educazione”. “La parità - ha spiegato mons. Nosiglia - viene definita dalla legge 62 del 2000 un servizio pubblico dentro il sistema scolastico nazionale: è quindi necessario che se ne traggano coerentemente le conseguenze in modo che la sua attuazione risponda alle finalità proprie della scuola in quanto tale e sia riconosciuta, anche sul piano finanziario oltre che pedagogico e culturale, una risorsa su cui la società italiana può contare per l’educazione delle nuove generazioni”. In Piemonte le scuole cattoliche paritarie sono 631, contano 54 mila alunni e impiegano 5500 persone, di cui 3700 sono insegnanti. La scuola paritaria, ha rimarcato l'arcivescovo, “non è un di più e un privilegio per pochi eletti, ma un'offerta formativa rivolta a tutti quelli che intendono usufruirne, con gli stessi doveri e diritti di ogni altra scuola. La scuola paritaria, pertanto, non si pone 'contro' o 'in alternativa' alla scuola statale, perché garantisce il diritto all’istruzione e alla formazione di ciascuno e di tutti”.
Educare al bene e alla felicità. “La libertà di scelta della scuola è un diritto primario di cittadinanza, e come tale non va concessa ma riconosciuta” ha affermato Luisa Ribolzi, docente di sociologia dell'educazione presso l'Università di Genova. “Di fatto - ha fatto notare la sociologa, riferendosi alla condizione della scuola paritaria in Italia -, esiste una paradossale 'sussidiarietà alla rovescia' per cui le famiglie che mandano i figli alla scuola paritaria di fatto finanziano lo Stato, che per i 'suoi' studenti spende mediamente più di 6.500 euro a testa. E questo a fronte di una sistematica campagna di disinformazione, per cui si parla di 'penalizzazione della scuola statale' e di 'privatizzazione dell’istruzione'”. “Ogni discorso sulla scuola - ha concluso Ribolzi - non può prescindere dal suo essere bene comune, dal fatto che non si possa parlare di educazione senza fare riferimento ai discorsi sul valore e, in ultima istanza, al concetto che ciascuno ha del bene e della felicità”.
Un tavolo sulla Legge 62. Sul tema delle risorse, senza le quali – ha voluto precisare mons. Nosiglia - “molte delle nostre scuole paritarie rischiano la chiusura”, il ministro dell'Istruzione ha rassicurato: “Presto sarà operativo il decreto di ripartizione dei fondi, che è già pronto. E l'impegno per il futuro è che siano rispettate le scadenze”. Il ministro ha poi annunciato l'indizione, prossimamente, di una Conferenza generale sullo stato della Scuola italiana, all'interno della quale sarà costituito un tavolo sulla legge 62 del 200, “la cui applicazione – ha specificato – non è ancora stata completata”.
Riconoscimento e integrazione. L'altro aspetto toccato dalla Conferenza regionale sulla scuola è stato il ruolo della formazione professionale, che - ha chiarito Attilio Bondone, presidente nazionale Confap - “non è un di più, o una sorella minore, rispetto al sistema d'Istruzione superiore”. I dati lo dimostrano: in Piemonte gli enti di formazione professionale di ispirazione cristiana contano oltre 19 mila allievi e 1200 formatori. “La formazione professionale non ha dunque bisogno di di ritagliarsi un ruolo – ha spiegato Bondone – ma di vedere riconosciuto il ruolo che esercita da 150 anni: solo così si può uscire da uno stato di eterna precarietà che le impedisce di essere un efficace strumento integrato al sistema dell'Istruzione superiore”.
Attuare la parità. La Conferenza regionale della Scuola si è conclusa con la presentazione di una mozione, sottoscritta dalla Cep, insieme alle associazioni delle scuole paritarie e della formazione professionale, che chiede alle istituzioni “che si giunga alla piena attuazione della legge di parità, soprattutto nelle sue giuste ed eque conseguenze di natura economica, identificando uno strumento finanziario, che lo consenta in modo sicuro e permanente”.
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