La Chiesa ha bisogno oggi di autentici testimoni della nuova evangelizzazione: uomini e donne la cui vita sia stata trasformata dall’incontro con Cristo, il Dio con noi; credenti capaci di comunicare tale esperienza agli altri. La Chiesa ha bisogno di santi, perché solo i santi possono rinnovare l’umanità. La fede in Dio cresce donandola. Non stanchiamoci, dunque, mai di evangelizzare!". Così mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, predicando ieri sera in Cattedrale la prima catechesi incentrata sul tema de "La fede in Dio", nell’ambito del progetto "Missione metropoli 2012". L'iniziativa promossa dal Pontifico Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, che coinvolgerà contemporaneamente durante tutta la Quaresima dodici tra le maggiori città europee: oltre a Torino (unica diocesi italiana), Parigi, Lisbona, Barcellona, Limburg, Liverpool, Dublino, Mechelen-Bruxelles, Varsavia, Esztergom-Budapest, Vienna e Zagabria.
Raccontare a tutti Gesù Cristo. "Se vuoi che la tua fede cresca e diventi forte - ha detto l'arcivescovo rivolgendosi ai giovani torinesi riuniti in Duomo -, non devi tenerla chiusa in te stesso o dentro la tua vita, ma donarla, portarla agli altri senza timore, perché alla fine ti accorgerai che essa è diventata forte anche nel tuo cuore". Mons. Nosiglia ha invitato a mettere da parte la paura che spesso si prova nel testimoniare agli altri l'incontro con Dio nei propri ambienti vita, che spesso "appaiono refrattari e indifferenti" al messaggio cristiano, sottolineando come sia necessario che "la testimonianza della propria fede parta soprattutto dall’amore per ogni persona a cui donare quello che di più prezioso si possiede: la certezza che Dio si può veramente conoscere, incontrare e amare".
Come se Dio ci fosse. "Qualcuno pensa che si vive meglio quando si imposta la propria esistenza come se Dio non ci fosse - ha fatto notare l'arcivescovo -. Io vorrei dirgli: prova a impostare la tua vita come se Dio ci fosse e ti accorgerai che non perdi niente, ma anzi guadagni in gioia interiore, serenità e forza, per affrontare anche le prove più difficili e faticose della tua vita". Per mons. Nosiglia "la questione di Dio rappresenta la questione delle questioni, la più concreta ed esistenziale che ci sia": "la mentalità e la prassi di vita che hanno messo da parte Dio (la sua eclissi nel pensiero come nell’agire dell’uomo) si sono dimostrate incapaci di dare felicità e speranza e hanno al contrario innestato una crisi profonda che ha investito tutta l’esistenza delle persone, del loro essere e del loro agire. Crisi di valori prima che economica, finanziaria e politica", perché "non si possono soffocare le profonde aspirazioni alla verità, alla felicità, alla libertà e all’amore che stanno nel cuore dell’uomo".
Il vero Dio. L'arcivescovo ha messo in guardia dai "falsi dèi nel nostro tempo", che "si impongono in modi forti e coinvolgenti": "l'inganno affascinante di diventare più liberi e di poter decidere di sé come meglio piace", che porta "in realtà a diventare sempre più succubi e schiavi". Ma che cosa significa credere nell’unico vero Dio? "Non significa solo dire di no a tutte le forme di idolatria, ma in positivo mettere Dio al primo posto nella propria esistenza e farne il metro di giudizio per le scelte e i comportamenti - ha chiosato mons. Nosiglia -. Il vero Dio è quello rivelato da Cristo ed è una persona reale e concreta, entrata nella storia".
Seminare con speranza. Al termine del suo intervento mons. Nosiglia ha risposto alle domande dei giovani presenti. "Come è possibile far capire la bellezza della fede in un mondo che vive di atteggiamenti antitetici, tra il rifiuto della fede cristiana e la ricerca di una generica spiritualità?", ha chiesto un ragazzo. "E come testimoniare Gesù ai nostri coetanei con efficacia?", gli ha fatto eco una ragazza. "La testimonianza è la nostra priorità oggi - ha risposto l'arcivescovo -, senza spirito di conquista ma con la sincerità di chi vive l'esperienza dell'incontro con Gesù. Perché possiamo anche fare il bene, ma senza testimonianza, senza manifestare la ragione che ci spinge a farlo, senza comunicare l'amore di Gesù, ci precludiamo la possibilità di seminare il Regno di Dio: una semina che sembra spesso inefficace, ma che può fruttificare quando meno ce lo aspettiamo".
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