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09:59 - INGHILTERRA E GALLES: “CHIESA VIVA PERCHÉ RADICATA TRA LA GENTE”

Una chiesa cattolica di appena 5 milioni di fedeli, perseguitata dai tempi della Riforma di Enrico VIII e uscita davvero dal ghetto soltanto in questo secolo, sotto la guida prima dell’arcivescovo Basil Hume e poi del cardinale Cormac Murphy-O’Connor. Al loro successore, l’arcivescovo Vincent Nichols, la Gran Bretagna di oggi guarda in ricerca di una leadership morale, come durante la crisi finanziaria del 2008, quando la City ha cercato nella dottrina sociale di Roma una risposta. Il Primate cattolico di Inghilterra e Galles, Vincent Nichols, abita vicino al parlamento di Westminster e al Big Ben. Nel cuore del potere inglese. A pochi passi dalla cattedrale di Westminster, che i fedeli costruirono, alla fine dell’Ottocento, per festeggiare i diritti civili riacquistati dopo la Riforma di Enrico VIII. “Ci dimentichiamo spesso che, in questo Paese, dal 1530 al 1800, nessun prete è stato ordinato”, dice l’arcivescovo Nichols. Secoli di persecuzioni che hanno insegnato ai sacerdoti a contare sulla loro gente, un rapporto strettissimo che dura ancora oggi. In gioventù, monsignor Nichols era giocatore di rugby per il Rieti. Un inedito della sua vita privata che lui stesso racconta sorridendo: “A chiamarmi vescovo per la prima volta furono i tifosi di rugby di Rieti, negli anni Sessanta. Quando frequentavo il college inglese di Roma mi facevano giocare in quella squadra, molto energica, ma un po’ priva di tattica, perché davo forma al gioco. ‘Se segni ti facciamo vescovo’, gridarono una volta i tifosi mentre tiravo un rigore”.

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09:33 - GIORNATA SOLLIEVO: SPAGNOLO, “CURE PALLIATIVE, UNA MEDICINA BASATA SULL’ETICA” (2)

“Come si può ben vedere - rileva Spagnolo - tali finalità hanno una profonda valenza etica, che la stessa legge riconduce al rispetto di alcuni principi fondamentali da parte di coloro che erogano cure palliative e terapia del dolore, assicurando un programma di cura individuale per il malato e la sua famiglia”. E questi principi sono: “la tutela della dignità e dell’autonomia del malato, senza alcuna discriminazione”; “la tutela e promozione della qualità della vita fino al suo termine”; “l’adeguato sostegno sanitario e socio-assistenziale della persona malata e della famiglia”. “Le cure palliative - evidenzia l’esperto - ci aiutano anche a capire che una buona medicina è basata innanzitutto sulla persona e la persona ci riporta alla sua dimensione etica la quale dunque viene ancora prima, benché non in contrapposizione, di qualsiasi altra considerazione di evidenza statistica”. Questa “Ethics-Based Care”, che comincia a farsi strada proprio attraverso la “personalizzazione” delle cure palliative, “ci pone, dunque, di fronte alla sfida di come tener conto nel singolo paziente e nella sua famiglia delle conclusioni a cui arriva l’evidenza legata ai grandi trials clinici, protocolli, linee-guida, delle conclusioni cioè della Evidence-Based Medicine”.

09:32 - GIORNATA SOLLIEVO: SPAGNOLO, “CURE PALLIATIVE, UNA MEDICINA BASATA SULL’ETICA”

La legge 15 marzo 2010 n. 38 sulle cure palliative “ha costituito una svolta nella normativa sanitaria del nostro Paese in quanto affronta un aspetto da sempre lasciato nell’ombra dell’assistenza ai pazienti”. Lo scrive Antonio G. Spagnolo, nell’editoriale dell’ultimo numero della rivista “Medicina e Morale”, curato dallo stesso e dedicato ai tre anni della legge 38 sulle cure palliative. L’uscita della rivista è in concomitanza con la Giornata del Sollievo che si celebra oggi 26 maggio. “Per molto tempo - ricorda Spagnolo - le cure palliative sono state considerate, erroneamente, un fallimento della medicina, un ‘pannicello caldo’ da offrire ai pazienti in evoluzione cronica di malattia per i quali ‘non c’era più niente da fare’”. Ora, non potendo più “fare affidamento solo sulla sensibilità e la buona volontà di alcuni professionisti per far beneficiare i pazienti della medicina palliativa, la legge 38 - sottolinea l’esperto - ha inteso tutelare in modo inequivocabile il ‘diritto’ del cittadino, di tutti i cittadini-pazienti, ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore, come livello essenziale di assistenza, ‘al fine di assicurare il rispetto della dignità e dell’autonomia della persona umana, il bisogno di salute, l’equità nell’accesso all’assistenza, la qualità delle cure e loro appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze’”. (segue)

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