“Pietro e i Dodici. Abramo e Israele. Il principio petrino e la vocazione alla comunione nella Chiesa”: è il tema del XVIII Corso per animatori biblici che si sta svolgendo (fino a sabato 28 luglio) al santuario francescano di La Verna (Arezzo), a cura dell’Ufficio catechistico nazionale (Ucn) e dell’Associazione biblica italiana (Abi). Vi prendono parte una sessantina tra responsabili diocesani dell’apostolato biblico, sacerdoti, religiosi, laici impegnati nell’animazione biblica nelle diocesi e parrocchie. Abbiamo intervistato don
Dionisio Candido, responsabile del settore apostolato biblico dell’Ucn, e don
Luca Mazzinghi, presidente dell’Abi.
Don Candido, qual è oggi la situazione del settore?“L’apostolato biblico vive nel solco segnato dal Concilio Vaticano II, in particolare dalla ‘Dei Verbum’, e, più recentemente, dall’Esortazione post-sinodale ‘Verbum domini’. Questi due documenti indicano la via, che consiste nella diffusione della Bibbia il più possibile a livello popolare, oltre che richiamano a un’adeguata e moderna animazione biblica della pastorale”.
Perché la scelta di questo tema?“Il corso mette all’attenzione i ‘padri della fede’ e le rispettive comunità nell’Antico e nel Nuovo Testamento, appunto Abramo e Pietro, come ‘chiavi di lettura’ per l’intera Scrittura. Oggi occorre puntare molto a livello catechetico sulla centralità della Parola di Dio nella vita della Chiesa, anche se l’Italia costituisce un po’ un ‘unico’, in positivo, per l’ampia disponibilità di strumenti e percorsi, quali gli Istituti di scienze religiose o i corsi e le settimane bibliche diocesane per diffondere a livello popolare tali conoscenze”.
Don Mazzinghi, qual è il contributo dell’Abi a questo tipo d’iniziative formative?“L’associazione biblica italiana riunisce docenti di Sacra Scrittura di ogni parte d’Italia. I soci ordinari sono 800, almeno la metà dei quali è attiva nell’insegnamento ...