Attualmente, nei porti italiani si registra un transito di circa cinque milioni di marittimi. Il Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti organizzerà a Roma, dal 19 al 23 novembre, il XXIII Congresso mondiale dell’apostolato del mare, un evento che, in sintonia con il Sinodo dei vescovi di ottobre, sarà dedicato alla nuova evangelizzazione. Sulle navi, “ci sono persone di diverse culture, etnie, religioni, visioni della vita. La ‘chiave’ per salire sulle navi e parlare con tutti, credenti e non credenti, è far capire che la Chiesa va verso i marittimi perché sono figli di Dio”. A parlare al Sir in questi termini del settore della Cei dedicato all’apostolato del mare è il direttore dell’Ufficio, don
Natale Ioculano. Lo abbiamo intervistato.
“Un salto di qualità dell’impegno ecclesiale a favore della gente di mare”: queste le parole usate dal segretario generale della Cei per definire il vostro nuovo Ufficio. Come ne illustrerebbe le attività? “Mons. Crociata si è soffermato sulla prospettiva nuova con cui la Chiesa italiana guarda a questo settore. L’Ufficio, nel passaggio dalla Fondazione Migrantes alla Segreteria generale avrà uno sguardo centrato sulla dignità del lavoratore. Ci rivolgiamo a persone che sono dei professionisti, e che non sempre vedono riconosciuta dagli armatori la loro professione: l’attenzione all’ambito dell’apostolato del mare è un modo per dire ai marittimi che la Chiesa è vicina a loro, anche se non hanno la possibilità di vivere il proprio rapporto con la comunità ecclesiale nello stesso modo in cui si vive sulla terraferma”.
Quante sono le persone coinvolte nell’apostolato del mare? “I Centri Stella Maris in Italia attualmente sono 29, dislocati in quasi tutti i porti importanti. In essi prestano la loro opera circa 300 persone, tutti volontari. Un altro passo che intendiamo fare, come Ufficio, è quello di rendere i volontari un’associazione di operatori ...