Quando un argomento fuoriesce dai ristretti ambiti accademici o specialistici, per trasformarsi in dibattito da salotto, significa che ce lo ritroveremo nella discussione politica. Perché vuol dire che quell’argomento divide, e la politica tende a prendere parte.
Orbene, l’idea che per l’Italia sia possibile, o addirittura conveniente e salutare, abbandonare l’euro per tornare alla vecchia lira, sta ormai attraversando le menti di certi partiti e leader politici. E ci si chiede se sappiano realmente di cosa stanno parlando, o se il cavallo venga cavalcato solo per immediati calcoli elettorali.
È vero: è la moneta europea a essere sotto attacco. La sua debolezza strutturale è quella di non avere uno Stato unitario alle spalle. E alcuni Paesi dell’euroclub, Grecia in primis, non avrebbero avuto già da principio le carte in regola per adottare l’euro, se quelle carte non le avessero abbondantemente truccate. C’è estrema riluttanza ad abbandonare la Grecia al suo destino, cioè a farla uscire dall’eurozona, perché si teme (a ragione) che l’intero mondo considererebbe poi l’euro una moneta finta, pronta a crollare alla prima crisi di uno dei tanti Paesi che l’ha adottato.
La stessa Grecia – che ora paga dazio immenso per continuare a rimanere in area euro – alla fine sta cercando in tutti i modi di non esserne espulsa. Sono masochisti, o hanno anche loro fatto i giusti calcoli?
Dall’euro non c’è modo di uscire, il trattato che l’ha inventato, non ha pensato a vie di fuga possibili. S’immaginava una successiva unione politica, non si immaginava che – a distanza di quindici anni – questa fosse ancora lontanissima a venire.
Ma il fatto che non ci siano le istruzioni per l’uso, non implica l’impossibilità per un Paese di abbandonare una moneta per adottarne un’altra: basta stamparla in quantità, e dichiarare che da un certo giorno in poi sarà quella ad avere corso legale.
Per l’Italia, sarebbe un suicidio. La nuova lira nascerebbe (necessariamente) fortemente ...