Dellipertrofia normativa legata allobiezione di coscienza ha parlato lavvocato cassazionista Simone Pillon: Le minoranze creative hanno consentito alle civiltà di evolversi. Per chi obietta non cè tutela dal punto di vista amministrativo e giuslavorativo come dal punto di vista penale. Non possiamo permettere che la professione sia intimidita a fronte dei diritti più sacrosanti di ciascuno di noi: è necessario un intervento legislativo che incanali il flusso ideologico e protegga la libertà delle coscienze e delle persone. Contestualmente è stata annunciata la nascita di una struttura di servizio legale, mediante un pool di avvocati che tutelerà il diritto allobiezione di coscienza da parte dei medici, soprattutto i più giovani. Siamo lunico Paese al mondo in cui gli aborti si fanno nelle strutture pubbliche. In Spagna il 98% delle interruzioni volontarie di gravidanza avviene negli ospedali privati, e altrove non esiste il problema di obiezione perché cè lucro, ha detto Assuntina Morresi, membro del Comitato nazionale di bioetica. Inoltre, ha aggiunto, i tempi di attesa sono indipendenti dal numero degli obiettori: nel Lazio gli obiettori sono aumentati e i tempi di attesa diminuiti, perché la legge 194 prevede mobilità del personale, e ci sono i contratti a gettone, ossia solo per fare gli aborti.
Sulla disinformazione e le pesanti complicità mediche si è soffermato Piero Uroda, presidente dellUnione farmacisti cattolici: Per noi cristiani - ha spiegato - il discorso è diverso perché non riconosciamo valore definitivo allautorità umana. Noi siamo figli di Dio e obbediamo alle sue leggi prima che a quelle degli uomini. Occorre un servizio alternativo garantito affinché lattività dellobiettore non si marginalizzata o considerata dintralcio ma vista come valore positivo nella difesa del diritto alla vita della donna e del concepito secondo Paolo Marchionni, medico legale presso lAzienda sanitaria unica regionale delle Marche. Noi non vogliamo essere meri esecutori di cose che qualcun altro ha scritto, ha detto Barbara Mangiacavalli, segretario della federazione nazionale dei collegi Ipasvi (infermieri professionali, assistenti sanitari e vigilatrici dinfanzia), perché come categoria gli infermieri non possono avvalersi dellobiezione ma solo della clausola di coscienza. Nella procreazione medicalmente assistita, così come per linterruzione volontaria, lobiezione non riguarda la fase prima e dopo, ha sottolineato Miriam Guana, presidente della Federazione nazionale collegi ostetriche: nel 96% dei casi donne, il 70% lavora nelle strutture ospedaliere, molte nei consultori famigliari, esercitando una professione molto antica che è un atto di solidarietà tra donne.
Con lavvento delle neuroscienze, dalla medicina dellorgano siamo passati alla medicina della relazione. Le nostre scelte sono sempre opera della coscienza, le emozioni consentono di rendere più rapido il passaggio dalle informazioni alla consapevolezza, perché il sistema nervoso centrale ci consente di classificare un evento come buono o cattivo a seconda dei riflessi sulla nostra sopravvivenza. Così Romano Forleo, già direttore della divisione di ostetricia e ginecologia del Fatebenefratelli di Roma, ha aperto questa mattina a Roma la seconda giornata del seminario di Scienza&Vita su Lobiezione di coscienza. Tra libertà e responsabilità. Se lattuale crisi economica, basata sulla concezione di homo oeconomicus, valuta il progresso attraverso il reddito medio, dobbiamo sostituire il Pil con la felicità, così da valutare attraverso la soddisfazione di vita il ben-essere. Una medicina per la felicità, dunque, comporta lacquisizione di un metodo di dialogo e un allargamento della cultura: accanto alla medicina delle prove è venuta fuori la medicina basata sulla narrazione. In questottica, alcune discipline appaiono indispensabili alla formazione permanente del ginecologo o dellostetrico: storia e filosofia della medicina, sociologia ed ecologia, arti ed estetica, psicologia e antropologia, pedagogia e bioetica.
Il Papa ha voluto sottolineare che non cè peggiore povertà materiale di quella che non permette di guadagnarsi il pane e che priva della dignità del lavoro. Ormai questa situazione non riguarda più soltanto il sud del mondo, ma lintero pianeta. Ecco allora lesigenza di ‘ripensare la solidarietà non più come semplice assistenza nei confronti dei più poveri, ma come ripensamento globale di tutto il sistema, come ricerca di vie per riformarlo e correggerlo in modo coerente con i diritti fondamentali delluomo, di tutti gli uomini. Infatti, la crisi attuale non è solo economica e finanziaria, ma affonda le radici in una crisi etica e antropologica. Seguire gli idoli del potere, del profitto, del denaro, al di sopra del valore della persona umana, è diventato norma fondamentale di funzionamento e criterio decisivo di organizzazione. Così ci si è dimenticati e ci si dimentica tuttora che al di sopra degli affari, della logica e dei parametri di mercato, cè lessere umano e cè qualcosa che è dovuto alluomo in quanto uomo, in virtù della sua dignità profonda: offrirgli la possibilità di vivere dignitosamente e di partecipare attivamente al bene comune. Di qui linvito: Dobbiamo tornare alla centralità delluomo, ad una visione più etica delle attività e dei rapporti umani, senza il timore di perdere qualcosa.
Che cosa significa ‘ripensare la solidarietà?. Certamente non significa mettere in discussione il recente magistero, che anzi dimostra sempre più la sua lungimiranza e la sua attualità. Lo ha detto stamattina Papa Francesco, ricevendo i partecipanti al convegno internazionale della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice, sul tema: Ripensando la solidarietà per limpiego: le sfide del ventunesimo secolo. Piuttosto, ha rilevato il Pontefice, ripensare significa due cose: anzitutto coniugare il magistero con levoluzione socio-economica, che, essendo costante e rapida, presenta aspetti sempre nuovi. In secondo luogo, ripensare vuol dire approfondire, riflettere ulteriormente, per far emergere tutta la fecondità di un valore - la solidarietà, in questo caso - che in profondità attinge dal Vangelo, cioè da Gesù Cristo, e quindi come tale contiene potenzialità inesauribili. Per il Santo Padre, lattuale crisi economica e sociale rende ancora più urgente questo ‘ripensare e fa risaltare ancora di più la verità e attualità di affermazioni del magistero sociale come quella che si legge nella Laborem exercens, a proposito della mancanza di lavoro. Il fenomeno della disoccupazione, ha osservato Papa Francesco, si sta allargando a macchia dolio in ampie zone delloccidente e che sta estendendo in modo preoccupante i confini della povertà. (segue)
Don Andrea Gallo si impegnava quotidianamente "per riconoscere la dignità e la libertà della persona, una priorità su cui bisognava e bisogna continuare a scommettere". Don Luigi Ciotti è intervenuto al termine della messa celebrata dal cardinale Angelo Bagnasco, prima del rito delle esequie. "Grazie don Andrea - ha affermato - grazie per le porte che hai aperto e che hai lasciato aperte, segno di una chiesa che accoglie" perché "una porta si deve aprire a chiunque". Don Gallo, ha proseguito, "ha testimoniato una Chiesa che sta dalla parte della dignità inviolabile della persona umana, una Chiesa che non dimentica la dottrina", ha proseguito, ma don Gallo "non ha mai permesso che la dottrina diventasse più importante dei fragili, dei deboli, degli ultimi". Don Gallo, ha detto ancora don Ciotti, al termine della messa, "non è mai stato calcolatore, non ha mai mancato di denunciare che povertà ed emarginazione non sono fatalità ma effetto di ingiustizie". Don Andrea, ha aggiunto, "ha sempre inteso saldare il cielo con la terra, spiritualità ed impegno civile, il messaggio del vangelo e le pagine della costituzione". "Le sue parole pungenti, a volte sferzanti - ha proseguito - nascevano da un grande desiderio di giustizia, da un grande amore per le persone". Nel nostro ultimo incontro ha proseguito, "ci eravamo ancora una volta detti che si continua ad uccidere la vita e la speranza" come "nelle periferie del mondo dove si muore di globalizzazione economica, di poteri e di falsità".
Non ha nascosto la sua preoccupazione Jerome Vignon, presidente delle Settimane sociali della Francia: a suo avviso, infatti, le classi dirigenti europee si sono mostrate inadeguate di fronte alla crisi economica e sociale che attraversa lEuropa dal 2008. Secondo Vignon, il populismo che dilaga in Europa è soprattutto conseguenza dellincapacità di pilotare la crisi in una visione condivisa. UnEuropa così impopolare - ha affermato - non si era mai vista: le Università cattoliche possono offrire un contributo per luscita da questa crisi di identità e di valori. Vincent Dujardin, dellUniversità cattolica di Lovanio, ha invece sottolineato che gli studenti nel 2013 manifestano un interesse maggiore per la costruzione dellEuropa rispetto ai loro genitori. Gli obbiettivi di pace e dunificazione del Continente sono ben visibili. Certo - ha aggiunto - ci sono ancora delle grandi inquietudini. Dujardin ha concluso ricordando che il premio Nobel per la pace 2012 è stato assegnato allEuropa e questo è un valore e uno stimolo per il futuro del continente: LEuropa domani - ha affermato - vivrà grazie ai popoli che la compongono e che promuovono i valori umani. Nel mondo sono 1865 le Università cattoliche e sono presenti in tutti i continenti. Di queste 400 sono ecclesiastiche e rilasciano titoli universitari solo a nome della Santa Sede.
Si conclude oggi presso la Lumsa (Libera Università Maria Santissima Assunta) di Roma i lavori dellAssemblea annuale della Federazione delle Università cattoliche europee (Fuce), che ha avuto questanno per tema: Quale progetto per lEuropa di domani: il ruolo delle Università cattoliche. Allappuntamento sono presenti i rappresentanti di 180 Università cattoliche europee e del Libano. Durante i lavori monsignor Vincenzo Zani, segretario generale della Congregazione per leducazione cattolica, ha annunciato per il 2015 la pubblicazione di un Libro bianco sulle esperienze delle diverse Università cattoliche nellambito delle iniziative per il 25° anniversario della costituzione apostolica Ex corde ecclesiae. Per monsignor Zani, ora le Università cattoliche debbono fare rete, caratterizzare meglio la loro identità e contribuire a rispondere alle grandi questioni del nostro tempo. Sulla stessa linea il rettore della Lumsa, Giuseppe Dalla Torre: La crisi che sta vivendo lEuropa - ha detto - non è solo economica e sociale: è anche una crisi di valori e le Università cattoliche svolgeranno fino in fondo il loro ruolo se sapranno riportare lattenzione e il dibattito culturale sui grandi temi che sono poi nelle radici cristiane di questo continente. (segue)
Il cardinale ha poi ricordato che "nei non rari incontri con i suoi arcivescovi, anche con me‘‘, si parlava della fantasia del bene con ‘‘schiettezza e rispetto come è doveroso e giusto". Il porporato ha poi affermato che "negli ultimi giorni della malattia, curato ed accompagnato dai familiari e dai tanti amici, andai a trovarlo a casa". "Come sempre era felice e grato dell‘incontro, sereno e a tratti scherzoso", ha raccontato il cardinale. "Nella sua stanza da una parte l‘immagine della Madonna, dall‘altra la finestra sul porto. Potremmo dire le due presenze della sua vita di sacerdote e di uomo. Tra questi due poli ha camminato. L‘amore a Genova, e l‘amore alla Santa Vergine, il figlio Gesù, il Vangelo la Chiesa". "A Lei - ha proseguito il cardinale Bagnasco - abbiamo rivolto insieme l‘Ave Maria. Dalla Chiesa ha accolto la benedizione. Insieme, da sacerdoti, abbiamo guardato la città, la Lanterna, e senza dirlo forse abbiamo chiesto al Signore che guardasse Genova con i suoi problemi, la sua gente, che guardasse i tanti che vivono ai bordi della strada nei morsi di preoccupazione e ferite e che bussano con fiducia alle porte delle nostre parrocchie‘‘.
Don Andrea Gallo "svolse il suo ministero sacerdotale con lo sguardo ed il cuore attratti da coloro che portavano più evidenti le ferite del corpo e della vita, quelle dell‘anima come il samaritano del Vangelo. Come missione di ogni sacerdote ha cercato di lenire i dolori di chi incontrava con l‘olio della consolazione ed il vino della fiducia ridonando speranza per guardare al domani". Così l‘arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, nell‘omelia pronunciata questa mattina durante i funerali del sacerdote genovese presso la chiesa di N.S. del Carmine. Dopo aver ricordato brevemente la vita di don Gallo, il card. Bagnasco ha ripercorso la fondazione della comunità di San Benedetto al Porto: "Cominciò quasi alla spicciolata aprendo la porta a chi bussava e cercava calore. La comunità, da iniziale ricovero, diventò abbraccio fecondo di chi si sentiva o appariva ai margini forse senza nome". "Don Andrea - ha detto ancora il porporato - sapeva che la sua era una risposta a coloro che per motivi diversi sono percossi dalla vita. Una risposta alle tante malattie che tolgono la luce ma non la voglia di cercare o di attendere un sorriso e una carezza. Per il card. Bagnasco, don Gallo sapeva che era la sua risposta e non pretendeva che fosse di tutti perché la fantasia del bene è grande ed è percorsa con generoso sacrificio da molti". Purtroppo durante lomelia si sono levate alcune voci di dissenso fuori e dentro la Chiesa. A quel punto ha avuto laccortezza di intervenire una delle collaboratrici di don Gallo e segretaria della Comunità di San Benedetto che, al microfono, ha voluto ribadire la verità dei fatti sui rapporti squisitamente ecclesiali tra don Gallo e il suo arcivescovo: "Voi non rispettate la Chiesa, voi non rispettate don Andrea. Lui aveva un profondo rispetto per il suo vescovo. Impariamo ad ascoltare tutte le voci come lui ha ascoltato noi".(segue)
La tratta di esseri umani è una attività ignobile. È una condanna forte quella arrivata ieri mattina da Papa Francesco contro la tratta di esseri umani, rivolgendosi ai membri del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti che in questi giorni si sono riuniti in Vaticano per lAssemblea plenaria. Il Santo Padre non ha usato mezzi termini nel condannare questo fenomeno che vede coinvolte nel mondo milioni di persone. Ribadisco che la ‘tratta delle persone è unattività ignobile, una vergogna per le nostre società che si dicono civilizzate!. Da qui lappello forte della Chiesa affinché siano sempre tutelate la dignità e la centralità di ogni persona, nel rispetto dei diritti fondamentali.
Si può fare mass media da persone corrette?. È la domanda che rincorre Dino Boffo, direttore di Tv2000, come spiega nellultima newsletter, da quando è scoppiato il caso del presunto esorcismo papale, che poi tale non era perché il Papa ha negato che ci fosse in lui l‘intenzione di un tale atto. Così Tv2000 ha prontamente rettificato. Peccato - afferma Boffo - che l‘atto di scuse sia stato sostanzialmente frainteso da vari colleghi della stampa laica, per i quali il tema degli esorcismi è di quelli che fanno sballare l‘intelligenza. Quando più semplicisticamente non rientrano nel genere folkloristico. E così il ‘mistero Boffo si è sprecato: Il cliché imponeva il calco del mistero, per quanto fuori contesto. E così il ‘dietrofront di Boffo sarebbe dovuto ai diktat vaticani. In realtà, chiarisce il direttore di Tv2000, la decisione delle scuse lha presa senza interpellare alcun superiore. Ma, dice con amarezza, la trasparenza - per definizione − non può sussistere, specie in casa cattolica. Deve dominare l‘intrigo o la sudditanza. Se poi la morbosa ed esasperata attenzione che la cultura odierna è pronta ad assegnare al demonio si tramutasse anche solo per un istante nell‘interesse per le tracce che Dio lascia puntualmente nelle nostre giornate - conclude-, allora davvero l‘incidente avrebbe avuto un suo compenso persino abbondante.
La presidenza nazionale dellAzione cattolica italiana e tanti ragazzi, giovani e adulti di Ac sono oggi a Palermo per partecipare alla beatificazione don Pino Puglisi, un grande amico dellassociazione, il sacerdote e parroco del quartiere Brancaccio ucciso dalla mafia, in odio alla fede e alla vita. Il martirio di don Pino Puglisi - si legge in una nota della presidenza nazionale - ha segnato profondamente sin da quel tragico 15 settembre del 1993 la vita e lazione pastorale non solo della sua Chiesa palermitana, offrendosi come modello di sacerdozio e straordinaria testimonianza cristiana. Il cuore di don Puglisi è sempre stato tutto per la sua gente e dunque tutto per il Padre; un sacerdote che nella contemplazione e nellazione per il bene del prossimo ha riassunto e testimoniato mirabilmente lo spirito del Concilio Vaticano II, nel cui solco ha sempre alimentato il suo personale cammino di fede. LAzione cattolica italiana, perciò, è grata a don Pino Puglisi e con lui ai tanti martiri, beati e santi della fede che ogni giorno ci indicano la strada maestra dellamore e del servizio alla Chiesa e agli uomini che Cristo ha amato sino alla Croce. Un cammino di fedeltà e di verità che solo chi abbraccia il Vangelo, chi cerca luomo fino in fondo, chi ama la vita senza se e senza ma può compiere.
È appena arrivato sul sagrato della Chiesa di Nostra Signora del Carmine il feretro di don Andrea Gallo dove, tra poco, inizieranno i funerali con la messa presieduta dall‘arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco. Il feretro è stato portato in corteo dalla chiesa di San Benedetto al porto verso la chiesa di N.S. del Carmine, la chiesa dove don Gallo ha celebrato la sua prima messa. Nel corteo, diverse migliaia di persone - alcune stime parlano di almeno 5 o 6mila - che si sono messe lungo le strade di Genova sotto una pioggia battente. All‘uscita del feretro dalla chiesa di San Benedetto al Porto, lunghi applausi si sono alternati alle note di "Bella ciao". Ad aprire la processione i ragazzi della Comunità di San Benedetto al Porto fondata da proprio da don Gallo. Tante gente comune vicino a personalità del mondo dello spettacolo, del calcio e della politica. Sono presenti gruppi di No Tav, alcuni sindaci della Val di Susa, il segretario della Fiom Cgil Maurizio Landini, Dori Ghezzi, Alba Parietti, Shel Shapiro. Tante anche le bandiere. Dopo la Messa, prima della benedizione della bara, ci sarà il saluto di Don Luigi Ciotti. A celebrazione ultimata, sul sagrato della chiesa, il sindaco Marco Doria e Moni Ovadia insieme alla cittadinanza daranno lultimo saluto a don Andrea Gallo.
In attesa dellestate le Caritas diocesane stanno mettendo in atto strategie contro lo sfruttamento dei lavoratori stagionali immigrati che si spostano nelle campagne del meridione e in altre zone agricole del nord Italia. Se ne è parlato durante il Migramed meeting che si chiude oggi ad Otranto (con oltre 100 delegati), durante il quale si è riunito anche un coordinamento nazionale, promosso da Caritas italiana, contro lo sfruttamento lavorativo e la tratta. Non siamo noi a dover trovare le soluzioni - precisa al Sir Oliviero Forti, responsabile dellufficio immigrazione di Caritas italiana -. Possiamo solo dare risposte alle necessità più urgenti e pungolare le amministrazioni pubbliche. Abbiamo raccolto alcune storie dei lavoratori stagionali nelle campagne pugliesi e campane (clicca qui).
In occasione dellAnno della Fede, il patriarcato di Lisbona (Portogallo) ha deciso di conferire uno speciale diploma ai catechisti della città che hanno compiuto 25 anni di missione. La consegna dei diplomi avverrà domani, in occasione dellannuale Giornata della Chiesa diocesana, alla presenza del patriarca di Lisbona, cardinale José da Cruz Policarpo. La Giornata vuole esprimere la gratitudine della Chiesa ai tanti che con amore e spirito di servizio hanno mantenuto viva la fiamma della fede nelle loro parrocchie. Liniziativa sinserisce nellambito delle celebrazioni dellAnno della Fede, che vede come protagonisti proprio gli educatori della fede. La Giornata darà il via alla Settimana della Fede che sarà celebrata nella capitale portoghese fino alla Festa del Corpus Domini, il 2 giugno prossimo. In una lettera inviata a tutte le parrocchie, il cardinale Policarpo ha esortato i fedeli a partecipare numerosi allevento del 26 maggio, al quale interverrà in mattinata tenendo una relazione dal titolo Le sfide dellevangelizzazione. Nel programma, figura anche la presentazione di alcune Testimonianze su nuovi modelli di trasmissione fede.
La famiglia è in armonia, e quindi luogo di felicità, quando la differenza dei generi diventa occasione di arricchimento reciproco e non giustificazione di discriminazioni di varia natura ha rimarcato Zamagni nella sua lectio, riferendosi alla attuale teoria del genere che, ha detto, depreca il dogma eterosessuale. Lagenda gender - ha affermato - sta generando gravi conseguenze per la famiglia. Una di queste concerne la crescente pluralizzazione delle forme familiari. Per leconomista la famiglia è una comunità di vita nella quale il dono, la reciprocità, la generatività e la sessualità come amore coniugale, sono i quattro tratti distintivi. La famiglia esiste nella sua completezza, quando è strutturata intorno alla complementarietà maschio-femmina. Se gestita consapevolmente, la differenza di genere diventa allora differenziazione complementare e non estraneità reciproca che conduce al conflitto. Solamente una famiglia forte al proprio interno è in grado di esercitare un certo potere di contrattazione nei confronti sia dellimpresa sia dello Stato.
Una rivoluzione culturale per risolvere i problemi della famiglia e per tornare a dare senso e valore alla diversità, alla reciprocità e alla complementarietà delluomo e della donna. Ad auspicarla è stato Stefano Zamagni, ordinario di Economia politica alluniversità di Bologna, che ieri sera, nella cornice della storica abbazia benedettina di Santa Scolastica, a Subiaco, ha ricevuto il Premio San Benedetto della Fondazione sublacense Vita e Famiglia, presieduta da Luisa Santolini (clicca qui). Un riconoscimento, si legge nella motivazione, alla sua straordinaria capacità di coniugare rigore scientifico e non comuni doti umane che gli hanno consentito di essere un punto di riferimento per tutti coloro che vedono nella famiglia un insostituibile baluardo contro le crisi economica, politica, culturale e sociale dellEuropa. (segue)
Se ognuno fa qualcosa… insieme possiamo fare molto!: è la frase di don Pino Puglisi che ha animato ieri sera la veglia di preghiera in suo onore, alla vigilia della beatificazione prevista stamattina a Palermo. Giovani, famiglie, volontari provenienti da tutta la Sicilia (e non solo) si sono dati appuntamento a Brancaccio, nel terreno di via Fichidindia su cui presto sorgerà una chiesa intitolata al martire palermitano. Lincontro si è aperto leggendo il lungo elenco delle vittime di mafia, di cui don Puglisi è il primo sacerdote. A guidare la riflessione è stato larcivescovo di Palermo, cardinale Paolo Romeo, che ha ricordato il coraggio e la dedizione del prete di Brancaccio. Don Puglisi - ha detto - non è rimasto con le mani in mano di fronte alla sua comunità. Ha fatto del Vangelo la sua ragione di vita, senza preoccuparsi di diventare un uomo scomodo per chi vuole controllare le coscienze con metodi mafiosi. Oggi la Chiesa - ha aggiunto il card. Romeo - ce lo propone non come un panorama da contemplare, ma come un modello da seguire attivamente. Per noi palermitani la sua beatificazione è una grande responsabilità: il mondo ci guarda per vedere come sapremo coglierne leredità. Alla veglia hanno preso parte anche il vescovo emerito di Palermo cardinale Salvatore De Giorgi e alcuni presuli siciliani.