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Versione testuale - Europa
Il difficile compromesso
Donne vescovo: un dibattitto che spacca la Chiesa d´Inghilterra
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Dodici anni di battaglie legali. Poi negli ultimi mesi l’impegno serrato per trovare un compromesso sul delicato nodo dell’episcopato femminile che mantenga, all’interno della "Chiesa di Inghilterra", anglocattolici ed evangelici contrari senza allontanare chi lo sostiene. Alla fine il Sinodo generale della "Chiesa di Inghilterra" che avrebbe dovuto finalmente trovare una soluzione, si è concluso martedì 10 luglio con un nulla di fatto. La legislazione – si legge in un comunicato ufficiale - è stata rimandata, ancora una volta, dal Sinodo generale della "Chiesa di Inghilterra", alla Camera dei vescovi che si riunirà a settembre. Dunque, tutto rimandato. Il nodo della questione risulta essere la parte della legislazione relativa alle parrocchie contrarie alle donne. Secondo una clausola inserita nella legislazione, queste ultime avrebbero potuto chiedere di essere amministrate da un vescovo uomo che non abbia mai ordinato donne e che non creda in questa ordinazione. Una concessione eccessiva per i sostenitori delle donne vescovo che avrebbero bocciato la legislazione, costringendo la "Chiesa di Inghilterra" a ricominciare daccapo.

Un compito non facile. Il compito che attende i vescovi anglicani, il prossimo settembre, non sarà facile. Non è affatto chiaro infatti come la legislazione sull’episcopato femminile possa accontentare le varie correnti. Tutto si è fermato su una clausola, la 5-1-c: chi si batte per le donne vescovo sostiene che la clausola va abolita. Chi è contrario, come gli anglocattolici e una parte di evangelici, minaccia di andarsene se non viene mantenuta. Tocca ai vescovi immaginare un compromesso che accontenti tutti. "Il Sinodo generale della ’Chiesa di Inghilterra’ - spiega a Sir Europa padre Robert Byrne, portavoce per l’ecumenismo della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles - funziona un po’ come un parlamento. Deve trovare, di conseguenza, una soluzione che accontenti tutti i fedeli. Con l’aggiornamento i vescovi anglicani hanno più tempo per pensare a questo problema dell’ordinazione delle donne all’episcopato che deve essere formulato nel modo giusto per tutti. La decisione della ’Chiesa di Inghilterra’ di procedere in questa direzione rimane un enorme ostacolo all’unità ecumenica, per la quale dobbiamo continuare a lavorare".

Un ostacolo all’ecumenismo. Che l’episcopato femminile in ambito anglicano possa costituire un ulteriore impasse al cammino ecumenico ne è convinto anche il primate anglicano Rowan Williams che sempre a Sir Europa ha detto: "L’approvazione della legislazione che introduce le donne vescovo nella Chiesa di Inghilterra sarà un problema per la Chiesa cattolica. Ne siamo consapevoli e ci dispiace, ma manteniamo comunque il rispetto reciproco e il desiderio di cercare l’unità". Ricordando il momento di grande speranza ecumenica della fine anni Sessanta, quando una riunione tra le due Chiese sembrava vicina, Rowan Williams ha detto: "Non penso che quel momento particolare tornerà, ma, d’altra parte, le relazioni personali tra le due Chiese sono oggi migliori. I vescovi delle due Chiese si incontrano regolarmente e, perciò, mi sento ottimista".

Il dibattito. Avviata nel 1994, l’ordinazione delle donne provocò la fuga di centinaia di pastori e fedeli molti dei quali sono diventati cattolici. Oggi vi sono 3.000 donne pastore, una ogni tre sacerdoti anglicani. Il passaggio successivo delle donne all’episcopato sta generando una vivace discussioni tra sostenitori e contrari. Christina Rees a favore dell’episcopato femminile racconta a Sir Europa: "La clausola introdotta dai vescovi perpetua una visione delle donne discriminatoria contro la quale ci battiamo perché consideriamo uomini e donne uguali agli occhi di Dio". Il reverendo Rod Thomas non la pensa così. "La fazione a favore delle donne vescovo – dice - non sarà soddisfatta fino a che qualsiasi formula che ci protegga venga rimossa e non ci sia più posto per noi nella chiesa. Se non veniamo protetti dalla legge siamo destinati a scomparire". Il reverendo Thomas rappresenta gli evangelici contrari alle donne vescovo perché pensano che la Bibbia assegni ai due sessi ruoli diversi dentro la chiesa. Ed aggiunge: "Abbiamo alcune delle chiese meglio frequentate, congregazioni di centinaia di migliaia di fedeli, che rappresentano circa il 20% del totale e potremmo decidere di andarcene". Il vescovo di Oxford John Pritchard, che guida la seconda diocesi per importanza della "Chiesa di Inghilterra", con 650 pastori, 250 dei quali sono donne, è invece a favore delle donne vescovo: "È mancanza di fiducia nei confronti delle donne chiedere che siano obbligate per legge a rinunciare alle parrocchie che non le vogliono". Il vescovo di Blackburn Nicholas Reade appartiene invece all’area anglocattolica della "Chiesa di Inghilterra", spera da sempre di riunirsi alla Chiesa cattolica e vede l’episcopato femminile come un nuovo ostacolo. "La tutela prevista per noi dai vescovi con la clausola 5-1-c è il minimo che la Chiesa può fare per garantirci. Non penso che la nostra chiesa, come parte di una unica chiesa apostolica e cattolica, abbia l’autorità di procedere con l’episcopato femminile in modo unilaterale".

13/07/2012 -



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