Versione testuale
- Europa
Mi sento a casa mia
Mons. Keith Newton: dalla Chiesa anglicana a quella cattolica
Con 80 sacerdoti e 1.500 fedeli, l’Ordinariato personale di Nostra Signora di Walsingham, avviato nel 2011 in conformità con quanto stabilito dalla Costituzione apostolica "Anglicanorum coetibus" circa l’istituzione di Ordinariati personali per anglicani che entrano nella piena comunione con la Chiesa cattolica, è una novità assoluta per la Chiesa d’Inghilterra e Galles. Silvia Guzzetti, per Sir Europa, ha intervistato mons. Keith Newton, che guida l’Ordinariato di Walsingham.
Lei ha sessant’anni e ha trascorso una vita nella Chiesa d’Inghilterra. Ora è cattolico. "Sono cresciuto e ho trovato la mia vocazione a Liverpool, nella grande stagione dell’ecumenismo alimentato dal Concilio Vaticano II. Mi ricordo benissimo la prima volta che sono entrato in una Chiesa cattolica. Avevo quindici anni ed ero rimasto scioccato perché la messa era molto simile a quella anglicana, mentre mi avevano sempre detto che i cattolici, che guardavamo con sospetto, non erano cristiani. Durante quegli anni di lavoro ecumenico ci eravamo lasciati alle spalle le vecchie rivalità e una riunione con la Chiesa cattolica ci sembrava possibile. Poi gli ostacoli sono aumentati. A quel punto mi è sembrato chiaro che una riunione con i cattolici non ci sarebbe mai stata nel corso della mia vita. Il Papa, attraverso il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, mi ha fatto un’offerta che era impossibile rifiutare".
La stampa inglese ha dato diverse versioni del modo in cui l’Ordinariato è stato avviato. Che cosa è successo davvero? "Ero vescovo da nove anni, nella Chiesa d’Inghilterra, con responsabilità per i fedeli contrari all’ordinazione delle donne, e volevo portare la mia gente con me se decidevo di diventare cattolico. Nel 2008, con un altro vescovo anglicano, Andrew Burnham, siamo andati a Roma e abbiamo incontrato i cardinali Walter Kasper e William Joseph Levada, allora rispettivamente presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Ci è stato detto da alcuni loro collaboratori di avere pazienza e che la nostra situazione veniva trattata molto seriamente. Non sapevo allora che era stata avviata una Commissione per considerare la possibilità della Costituzione apostolica ’Anglicanorum coetibus’. Poiché ero un vescovo ausiliare dell’arcivescovo anglicano Rowan Williams, l’ho sempre tenuto informato di queste conversazioni che avevo con il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Non sapevo che avrei avuto una giurisdizione sui miei fedeli, indipendente da quella degli altri vescovi cattolici come poi è successo quando la Costituzione apostolica è stata pubblicata".
Si sente a casa sua? "Essere un cattolico è una cosa naturale per me adesso. Mi sento a casa mia. Mi chiedo perché non l’ho fatto anni fa ed è stato davvero entusiasmante quando la Costituzione apostolica è stata pubblicata. È stato difficile, però, lasciarmi una casa alle spalle. Ho detto alla mia gente: ’Dovete venire e fidarvi di Dio che tutto andrà bene, senza pretendere di avere prima delle garanzie’. Abbiamo un sacerdote che è diventato cattolico con nove figli e ci siamo chiesti: ’Dove gli troviamo una casa?’. Non è stato facile per nessuno di noi. Mi commuovo ancora ripensando alla mia ordinazione, in una cattedrale di Westminster piena di fedeli".
Come vede il futuro? "È nelle mani di Dio. Abbiamo 80 sacerdoti e 1.500 fedeli e penso che aumenteranno perché ogni mese altri anglicani diventano cattolici. La prossima settimana il Sinodo generale della Chiesa d’Inghilterra voterà sulla legislazione per introdurre le donne vescovo e altri anglicani potrebbero diventare cattolici. Tuttavia, credo che sia sbagliato passare a Roma soltanto per evitare le difficoltà di un episcopato femminile. Bisogna sentire, nel proprio cuore, di voler diventare cattolici, di voler essere in comunione con la Santa Sede. Soltanto così si può essere felici".
Quali sono le difficoltà più grandi? "Un problema grosso è quello finanziario perché sopravviviamo giorno dopo giorno. Il Papa, molto gentilmente, ci ha donato 150.000 sterline ma avremmo bisogno di qualche grossa donazione. Facciamo dei progressi, ma sono lenti. I fedeli che diventano cattolici contribuiscono all’Ordinariato e la Chiesa cattolica ci aiuta trovando abitazioni e stipendi per i sacerdoti. A volte mi metto d’accordo con altri vescovi che mi offrono delle parrocchie per i miei sacerdoti".
06/07/2012 -
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