Versione testuale
- Europa
In prima fila
Cattolici e ortodossi riuniti a Lisbona per un impegno comune
"Il tema di questo terzo Forum è molto importante e tocca i cuori e la vita di tutti i popoli". Così il metropolita Gennadios di Sassima ha salutato le delegazioni delle Chiese cattolica e ortodossa riunite a Lisbona, dal 5 al 9 giugno, per il Terzo Forum europeo cattolico-ortodosso che quest’anno ha scelto di parlare di "Crisi economica e povertà. Sfide per l’Europa di oggi". Sono arrivati nella capitale del Portogallo rappresentanti delle Conferenze episcopali europee e dei Patriarcati di Mosca, Serbia, Romania, Georgia, della Chiesa di Cipro, Polonia e Albania per fare il punto su una situazione economica e finanziaria che sta duramente colpendo la popolazione europea, chiamando quindi in causa anche le Chiese.
I ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. "L’attuale crisi economica – ha detto il metropolita Gennadios – è una realtà senza precedenti nella storia di questo continente, dove molti Paesi e molte società si trovano ad affrontare le tragiche conseguenze di una povertà finanziaria e sociale. Milioni di persone perdono il lavoro, la disoccupazione è in rapida crescita, i giovani perdono anche le proprie speranze e guardano smarriti verso un futuro ambiguo e incerto. Molti rivolgono appelli e vengono nelle nostre chiese per trovare rifugio, chiedendo aiuto, assistenza morale e un incoraggiamento spirituale per superare le difficoltà". Anche il metropolita ortodosso di Spagna e Portogallo Policarpo ha espresso le stesse preoccupazioni: "Il nostro Vecchio Continente, come anche tutta l’umanità, è colpito da una grave crisi economica. In modo particolare questa crisi ha colpito l’Europa meridionale: Grecia, Italia, Spagna, Portogallo". Il metropolita Policarpo ha delineato una prima analisi: "La crisi economica è figlia della grande crisi spirituale e morale che oggi attraversa l’umanità. La deviazione dai principi e valori spirituali e morali e il porre l’epicentro dell’interesse esclusivamente nel denaro e nella ricchezza materiale hanno creato un diretto contraccolpo negativo nella vita della società. Quando non esistono freni e canoni abbiamo l’aumento dell’ineguaglianza sociale. I ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, scompare la classe media, dominano la disoccupazione e la povertà, manca il rispetto nei confronti del più debole, tutte situazioni che viviamo quotidianamente". Ecco perché la crisi economica può diventare "una prova che invita a ritornare nelle braccia della Provvidenza del Dio buono e amico degli uomini".
Prendersi cura della persona. È stato il card. Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest, nonché presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee), a proporre il 5 giugno una prima linea di riflessione. "Prendersi cura dell’uomo, di ogni persona – ha detto nel discorso introduttivo – è un compito decisivo in questo momento di crisi. Nel caso contrario rischiamo di ridurre le persone a codici fiscali, come purtroppo accade spesso ai nostri tempi. Per uscire della crisi dobbiamo ripartire dalla persona". Anche l’arcivescovo ungherese ha dato voce alle conseguenze preoccupanti portate dalla crisi finanziaria ed economica dalla quale "in un modo o nell’altro tutti sono colpiti". Ma ha aggiunto anche la convinzione che "la crisi non è esclusivamente di natura economico-finanziaria, ma anche di natura etica e morale e anzi antropologica". Ed ha sottolineato: "La crisi ci indica che una società sottomessa ai semplici interessi economici e senza la persona al centro, non riesce a diventare un luogo umano per vivere".
Appello alla politica e alla economia. Il cardinale ha lanciato quindi un monito ai politici e al mondo dell’economia: "O l’economia e la politica diventano promotrici della vita umana e dei rapporti solidali tra persone e comunità, o la crisi sarà sempre più profonda". Ed ha aggiunto: "L’attenzione alle persone, e in modo particolare ai poveri e ai più bisognosi, diventa, quindi, una sollecitudine per la società nella sua totalità. Non si può guarire la società senza guarire i suoi membri. Per questo ci sono sempre dei cristiani in prima fila nella difesa della persona, della famiglia e della società". Secondo il presidente dei vescovi europei, "la via d’uscita da questa crisi" non passa "per la semplice scoperta di un nuovo meccanismo economico o finanziario, o per l’applicazione di un insieme di idee forgiate da un idealismo teorico". "Se alla base della crisi c’è una perdita del senso della persona e della famiglia – ha detto il card. Erdő –, anche la soluzione deve venire da queste realtà. Non solo la persona e la famiglia devono essere al centro degli interessi economici e della politica, ma esse sono anche chiamate a essere protagoniste di tutta la vita sociale". L’arcivescovo ha concluso il suo discorso ricordando il perché le Chiese, cattolica e ortodossa, hanno scelto quest’anno di parlare di crisi economica e povertà: "La Chiesa è convinta che oggi, come in altri tempi di crisi, non si può rimanere fermi e aspettare che siano soltanto i potenti a fare qualcosa. I nostri sono tempi in cui tutti sono chiamati a collaborare".
08/06/2012 -
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