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Versione testuale - Europa
A 50 anni dal Concilio
Simposio teologico alla vigilia del Congresso eucaristico internazionale
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Il Simposio teologico che si terrà dal 6 al 9 giugno al Saint Patrick’s College di Dublino, “antipasto” del 50° Congresso eucaristico internazionale (Dublino, 10–17 giugno www.iec2012.ie[>>]), sarà “un’occasione per teologi provenienti da 26 Paesi del mondo di riflettere sul tema fondamentale dell’ecclesiologia di comunione a 50 anni dal Concilio Vaticano II, dopo il Sinodo straordinario dei vescovi del 1985 che celebrava i 20 anni dell’evento conciliare”. Lo ha sottolineato padre Brendan Leahy, docente di teologia dogmatica allo stesso Saint Patrick’s College, intervistato da Sir Europa in vista del doppio evento irlandese.

Padre Lehay, a 50 anni del Concilio e dalla Lumen Gentium, quali novità e quali prospettive si possono cogliere nell’ecclesiologia di comunione che è il tema al centro del Simposio teologico?
“Il Simposio offre un’occasione per approfondire alla luce di cinquant’anni di vita e di riflessione teologica il tema dell’ecclesiologia di comunione. Avrà tre momenti principali: il primo si occuperà degli aspetti sistematici, morali, liturgici e pastorali del tema; il secondo approfondirà il versante ecumenico; il terzo metterà in risalto il rapporto tra l’ecclesiologia di comunione e la missione. Certamente la comunione va vissuta all’interno della vita ecclesiale ma si deve aprire all’esterno, deve essere missionaria ed evangelizzatrice perché l’evangelizzazione senza comunione non porta frutti e la comunione senza evangelizzazione muore”.

Non si può parlare di ecclesiologia di comunione senza parlare di ecumenismo: sul tema dell’Eucaristia le Chiese cristiane hanno però marcato le loro differenze. Dublino potrà essere un’occasione per ridurre le distanze?
“Io direi che siamo in una nuova fase del dialogo ecumenico, che ha fatto grandi passi avanti in questi anni. Nell’organizzare questo evento abbiamo riscontrato una grande apertura ed entusiasmo da parte delle altre Chiese: i rapporti sono cresciuti, anche in Irlanda, cosa per niente scontata. Al Simposio prenderà parte il card. Kurt Koch, ma anche il professor Geoffrey Wainwright, pastore metodista che ha una grande maturità di pensiero. Ci sarà anche la teologa Julie Cunlis, un’esperta della Chiesa della Riforma che ha scritto un libro su Calvino e la comunione, che è un contributo nuovo al dialogo ecumenico; senza dimenticare il reverendo Nicholas Sagovsky di Londra e, non da ultimo, il metropolita Emanuele dalla Francia, presidente della Conferenza delle Chiese europee”.

Il Congresso si svolge subito dopo l’Incontro mondiale delle famiglie a Milano: come far sì che le famiglie siano “chiese domestiche” che hanno al centro l’Eucaristia?
“La famiglia è certamente un luogo della santità comunitaria essenziale per l’ecclesiologia di comunione. Spesso la comunione è intesa in senso unicamente sacramentario o liturgico, ma se è vero che l’Eucaristia è il centro c’è la comunione da vivere. Una delle iniziative pastorali in preparazione del Congresso è il cosiddetto ‘Dado d’amore’, un cubo distribuito nelle scuole e nelle famiglie in cui vengono riportate diverse frasi del vangelo relative al tema della comunione. È uno dei modi per vivere, ‘giocando’, nella comunione; alle famiglie irlandesi è stato poi distribuito un libretto con le preghiere legate al tema della comunione da recitare insieme a scuola o in famiglia, che è un altro modo di preparare il Congresso. Nella ‘Novo millennio ineunte’ Giovanni Paolo II ha detto che la grande sfida per la Chiesa oggi è di far diventare la vita ecclesiale a tutti i livelli ‘casa e scuola di comunione’. La famiglia cristiana è indubbiamente chiamata a diventare una ‘piccola scuola di comunione’ dove tutti iniziano ad imparare a vivere l’ecclesiologia di comunione”.

Infine un pensiero all’Europa: quale messaggio a suo avviso potrà offrire il Congresso eucaristico internazionale a un continente che sta attraversando un inverno demografico, una fragilità del matrimonio, una crisi spirituale che rende ancor più grave la crisi economica?
“In Irlanda avremo tra poco un nuovo referendum sul Trattato fiscale, per cui il tema europeo è molto sentito, anche se avvertiamo meno il problema demografico perché la famiglia tutto sommato tiene. Ma la crisi spirituale è comune a tutti i Paesi dell’Unione e io credo che il Simposio possa dire qualcosa su questo. Parlare di comunione significa parlare di fiducia, di rapporti. Il professor Stefano Zamagni animerà una delle sessioni discutendo di economia, comunione e gratuità. La comunione non è solo contemplazione ma va vissuta nella società, nell’economia e in tutti gli altri campi di vita dell’uomo. Riflettere ad esempio sulla comunione nella politica non è inutile: quello che sta accadendo ci ha dimostrato che i rapporti contrattuali non bastano; a livello sociale, culturale ma anche tra gli Stati, tra Paesi del nord e sud Europa occorrono dei patti di fraternità. Il prossimo 12 maggio, a Bruxelles, ci sarà l’iniziativa ‘Insieme per l’Europa’ che riunisce comunità e movimenti cristiani da tutto il Continente, per dire alle istituzioni che l’Europa deve essere non solo un progetto economico ma anche di spirito, di anima e di veri rapporti di comunione”.

03/05/2012 -



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