Versione testuale
- Europa
Nel cuore del progetto
Interviste con i vescovi Comece: mons. Kockerols (Belgio)
Con l’intervista a mons. Jean Kockerols, vescovo ausiliare di Bruxelles, prosegue lo speciale di SIR Europa dedicato alle riflessioni dei vescovi europei sul processo d’integrazione europea e sul pensiero della Chiesa sulla casa comune europea (cfr SIR Europa 62-63-64-65-66-67-69-71-75-76-77-78-79-82).
Quale opinione e quali aspettative hanno i cattolici del suo Paese nei confronti dell’Unione europea? "Il Belgio è uno dei 6 Paesi fondatori dell’Unione europea. Si può dire dunque che, in Belgio, l’Europa fa parte dell’arredamento. I belgi hanno una coscienza europea molto forte. Sono orgogliosi di sentirsi al cuore del progetto europeo. Hanno ragione: senza l’Europa, Bruxelles non sarebbe più conosciuta di grandi città come Bordeaux o Siviglia. Non ci sono euroscettici in Belgio. Anche gli indipendentisti fiamminghi proclamano la loro appartenenza all’Europa. Le principali aspettative dei belgi nei confronti dell’Unione riguardano la preservazione della pace e lo sviluppo della prosperità. I belgi conservano un ricordo molto vivo dalle battaglie che sono state condotte sul loro territorio, incrocio di conflitti. Peraltro, il Belgio vive solamente del suo commercio estero. Per i belgi, l’Europa è fondamentalmente necessaria".
L’opinione pubblica si basa su informazioni corrette: pensa che, nella vostra realtà, ci siano informazioni adeguate sulle istituzioni dell’Ue e sulle Chiese europee? "Il Belgio conosce le stesse informazioni parziali e di parte degli altri Paesi dell’Unione europea. Spesso il sensazionalismo ha la meglio. I media sembrano poco ricettivi nei confronti dei messaggi della Chiesa universale. A livello diocesano, ultimamente siamo stati molto sottoposti a pressione da parte dei media. Dobbiamo analizzare le nostre modalità di comunicazione e sviluppare un approccio coerente ed efficace per creare delle buone relazioni con il mondo dell’informazione".
Quale contributo può dare all’Europa la Chiesa del suo Paese? "Nella mia qualità di vescovo ausiliare di questa città, vorrei concentrare la mia risposta su Bruxelles. La nostra capitale è emblematica di ciò che è l’Europa, uno spazio di dialogo tra popoli e culture. La sfida della Chiesa che è a Bruxelles consiste nel ’fare Chiesa’ in questa grande diversità, lontano da Babele ma nello spirito di Pentecoste. Ci sforziamo di vivere una Chiesa di Pentecoste. L’Europa gioca le sue carte in seno alla nostra Chiesa. La multiculturalità non è un’opzione, è una necessità. A Bruxelles, la Chiesa non può essere che ’cattolica’, vale a dire universale. Il comune di Schaerbeek, a nord di Bruxelles, conta non meno di 100 nazionalità differenti. Ci adoperiamo nel sensibilizzare gli abitanti di Bruxelles rispetto a questa realtà. Diverse iniziative mirano a far incontrare comunità di differenti origini: celebrazioni comuni, condivisioni evangeliche, creazione di poli d’attrazione come il Foyer cattolico europeo o il Centro di viale Europa o la messa internazionale celebrata ogni anno nei differenti carismi delle comunità nazionali. Apprezziamo in modo particolare, per esempio, le qualità di animazione musicale degli ispanofoni. In questi ultimi tempi è nata l’idea di celebrare una messa con un’attenzione speciale all’Europa. Questa iniziativa ha avuto inizio su invito della presidenza ungherese e poi di quella polacca. Vorrei che proseguisse, ma su iniziativa della Chiesa di Bruxelles".
Quale bilancio trae del lavoro compiuto dalle Chiese europee nell’Ue fino ad oggi? "Come molti belgi, non conoscevo l’esistenza della Comece prima di diventare vescovo. Ho scoperto un’équipe competente, assidua nel presentare la prospettiva della Chiesa su una molteplicità di questioni di fondo. Riceviamo molti rapporti in italiano, inglese e tedesco. Per quanto riguarda noi vescovi, devo dire che le questioni sono talmente diversificate, l’attualità è così veloce che è difficile trovare il tempo di approfondirle. Occorre tempo per familiarizzare e comprendere la posta in gioco. Ho fiducia nell’équipe di esperti della Comece, in particolare nel loro senso di discernimento. Questa è la sfida del nostro lavoro. L’Unione europea è un luogo intenso di riflessione. Occorre discernere in quale dibattito vogliamo impegnarci. La Comece deve continuare la sua duplice missione di ponte tra le Chiese e l’Europa e le sue istituzioni, e viceversa".
14/12/2011 -
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