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Venerdì 17 Agosto 2012
CATTOLICI E ORTODOSSI
Un messaggio storico
Firmato oggi a Varsavia dal patriarca Kirill (Russia) e dall'arcivescovo Michalik (Polonia)
Anna T. Kowalewska - Sir Europa (Polonia)

"Ci rivolgiamo con le parole di riconciliazione ai fedeli delle nostre Chiese, ai nostri popoli e a tutti gli uomini di buona volontà" recita lo storico messaggio congiunto sottoscritto quest'oggi a mezzogiorno a Varsavia dal Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill e dal presidente della Conferenza episcopale polacca mons. Jozef Michalik, consapevoli "della responsabilità per il presente e il futuro delle nostre Chiese e popoli". Il documento, senza precedenti nella storia di un "secolare vicinato" dei russi e polacchi e di "una ricca eredità cristiana orientale e occidentale", richiama con le parole di san Paolo la "verità che Gesù Cristo è la nostra pace e la nostra riconciliazione". L'impegno comune annunciato nasce dalla comune preghiera al Padre "rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori".

Sul sentiero di un sincero dialogo. Nel primo dei tre capitoli del Messaggio "Dialogo e riconciliazione" i firmatari affermano di entrare "sul sentiero di un sincero dialogo nella speranza che contribuisca a sanare le ferite del passato, che aiuti a superare i reciproci pregiudizi e incomprensioni e che ci rafforzi nella ricerca di riconciliazione". I rappresentanti delle due Chiese cristiane ricordano che "divisioni e scissioni, contrarie alla volontà di Cristo, sono diventate un grande scandalo". Per diventare "testimoni più credibili del Vangelo verso il mondo contemporaneo" decidono di “intraprendere la strada di ravvicinamento delle rispettive Chiese e nazioni". Un appello viene rivolto ai fedeli “affinché chiedano il perdono per le offese, le ingiustizie, e per tutto il male inflitto reciprocamente" nella convinzione che “questo è il primo e il più importante passo per ricostruire la reciproca fiducia, senza la quale non è possibile nessuna comunità umana duratura, né la piena riconciliazione".

Ai responsabili della cosa pubblica e della cultura. Il secondo capitolo contiene un appello al dialogo, rivolto "a tutti coloro che desiderano il bene, la pace duratura e un futuro felice: ai politici, agli operatori sociali, agli scienziati, alla gente di cultura e dell'arte, ai credenti e ai non credenti, ai rappresentanti delle Chiese". "Sostenete tutto ciò che rende possibile la ricostruzione della fiducia reciproca, avvicina le persone e permette di costruire un futuro pacifico dei nostri paesi e popoli, senza la violenza e la guerra", chiedono il Patriarca di Mosca e il presidente della Kep, osservando che "gli avvenimenti della nostra storia comune, spesso difficile e tragica, generano a volte pretese e accuse reciproche che non permettono di guarire dalle vecchie ferite".

Insieme di fronte alle sfide. "Insieme di fronte alle nuove sfide" è il titolo dell'ultimo capitolo del Messaggio in cui si ricorda "l’inalienabile dignità di ogni uomo creato a immagine e somiglianza di Dio" e "in nome del futuro" si chiede "il rispetto e la difesa della vita di ogni essere umano, dal momento del concepimento fino alla morte naturale". Il documento sottolinea che l'aborto e l'eutanasia costituiscono "un peccato grave contro la vita e sono un disonore della civiltà moderna" alla pari del terrorismo e dei conflitti armati. Nel testo si rammenta l'insostituibile ruolo della famiglia "intesa come una stabile relazione tra l’uomo e la donna" che costituisce "un duraturo fondamento di ogni società". "La famiglia come l’istituzione fondata da Dio esige rispetto e difesa" in quanto "culla della vita, sano ambiente educativo, garante di stabilità sociale e segno di speranza per la società". Nel documento c’è anche un segnale d’allarme: “Sotto il pretesto dell’osservanza del principio di laicità o della difesa della libertà vengono messi in questione i fondamentali principi morali basati sul Decalogo: si promuovono l'aborto, l'eutanasia, unioni di persone dello stesso sesso che si cerca di presentare come una delle forme di matrimonio, si promuove uno stile di vita consumistico, si rifiutano i valori tradizionali si rimuovono dalla sfera pubblica i simboli religiosi".

L’irrinunciabile libertà religiosa. I firmatari del documento, riconoscendo "l'autonomia dell'autorità civile ed ecclesiastica" si dichiarano favorevoli alla "collaborazione nel campo della sollecitudine per la famiglia, per l'educazione, l'ordine sociale e in altre questioni importanti per il bene della società". Ricordano il valore della tolleranza ma desiderano "soprattutto difendere le libertà fondamentali, in primo luogo la libertà religiosa e il diritto alla presenza della religione nella vita pubblica". Di fronte alle "manifestazioni di ostilità verso Cristo, verso il suo Vangelo e verso la Croce, e anche con i tentativi di escludere la Chiesa dalla vita pubblica", si afferma nel testo, "la laicità falsamente intesa prende la forma di fondamentalismo, e di fatto è una delle forme dell’ateismo".

Piena verità sul passato. Il documento, da un punto di vista storico, senza menzionare le divergenze interpretative, e i punti di disaccordo fra gli studiosi russi e polacchi, così come i diversi atteggiamenti nei confronti di altre Chiese sorelle come la Chiesa greco-cattolica dell'Ucraina, indica come punto di partenza del dialogo fra i due popoli la fine della seconda guerra mondiale e "le dolorose esperienze dell’ateismo" imposto dal regime comunista. Non parla quindi né dell'Unione di Brest, né delle spartizioni della Polonia, non menziona le vessazioni nei confronti degli ortodossi sul territorio polacco negli anni Venti, né il patto Ribbentrop – Molotov, e nemmeno il massacro di Katyn. Non accenna nemmeno alla recente catastrofe aerea di Smolensk dove persero la vita il presidente e un centinaio di rappresentanti delle più alte cariche dello Stato polacco. Esprime tuttavia la convinzione "che una riconciliazione duratura, come fondamento per un futuro pacifico è possibile soltanto sulla base della piena verità sul nostro passato comune".

Un segno per l’Europa

Il card. Péter Erdő (Ccee) sul messaggio congiunto firmato a Varsavia

Il presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa (Ccee), il cardinale Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest, ha inviato nel pomeriggio del 17 agosto una lettera al presidente della Conferenza Episcopale Polacca, Mons. Jozef Michalik e al Patriarca Kirill di Mosca e di tutte le Russie, co-firmatari del messaggio congiunto, reso noto nella stessa giornata, per testimoniare la sua gioia e del Ccee di fronte allo storico atto di riconciliazione.
“Ringraziamo Dio per questa dichiarazione esemplare e speriamo che possa essere un aiuto per tutta l’Europa nella promozione dei veri valori umani e cristiani. In un momento di grande confusione spirituale e sociale in tutto il nostro continente, la vostra dichiarazione ci dà speranza perché testimonia che veramente “Gesù Cristo è la nostra pace e la nostra riconciliazione”.
Consapevole delle attuali difficoltà che l'Europa sta attraversando, il Cardinale Erdő ha voluto anche associarsi alle preoccupazioni espresse nel messaggio riguardo all’Europa “e all'appello ai responsabili politici e alle persone della cultura di sostenere questa iniziativa”.
Infine, il cardinale riconosce il valore simbolico ed esemplare della dichiarazione congiunta, e si augura che “questa dichiarazione sia un primo passo in un nuovo cammino nei rapporti tra Polonia e Russia, sperando che possa essere esempio per tutti quelli che ancora non hanno avuto il coraggio di lasciarsi guidare dalla sapienza e dalla bontà di Dio che conduce sempre al perdono e alla riconciliazione”.

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