“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”: cita il passo evangelico delle Beatitudini (Mt. 5,9) Gregorios III Laham, patriarca greco-melkita di Antiochia e di tutto l’Oriente, di Alessandria e di Gerusalemme per ribadire l’atteggiamento della comunità cristiana di Siria davanti agli eventi drammatici che stanno segnando il Paese e al propagarsi di voci che vedrebbero i cristiani armarsi, specialmente a Damasco. Sin dai primi momenti del conflitto interno la minoranza cristiana ha sempre sostenuto la necessità del dialogo tra regime e opposizione quale strumento per la soluzione della crisi e per ritrovare strade di riconciliazione e convivenza. Ancora nei giorni scorsi leader religiosi di Aleppo avevano esortato i fedeli a “non accettare armi e a non schierarsi nel conflitto civile per non diventare un altro gruppo antagonista. Siamo siriani e vogliamo vivere in pace con tutti gli altri siriani. Vogliamo la pace e la concordia”. Ora analogo appello giunge dallo stesso patriarca Gregorios III in una nota di 8 punti in cui riafferma la posizione cristiana.
Non abbiamo paura. “Nessun funzionario ha parlato con noi per fornire armi ai cristiani” afferma al primo punto Gregorios III: “Non abbiamo mai contattato funzionari e non abbiamo mai chiesto, per i nostri bambini cristiani, di essere armati, a Damasco o altrove e non abbiamo mai preso in considerazione la possibilità - e mai lo faremo - di armarci da soli”. Per il leader melkita, “il tentativo di armare i cristiani, da qualunque parte provenga, comporterebbe il rischio di un conflitto settario ed esporrebbe i quartieri abitati prevalentemente da cristiani ad attacchi di origine sconosciuta”. Da qui l’appello ai fedeli “in tutte le parrocchie, di rifiutare le offerte di armi” come insegna Gesù Cristo, “Beati i miti, perché erediteranno la terra… Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”.
Mediazione e riconciliazione. Richiamandosi alla lettera di san Paolo ai Romani, Gregorios III ribadisce il ruolo dei cristiani: “Di mediazione e di riconciliazione, di essere costruttori di ponti tra i figli della stessa patria. Questa è la missione più bella che possiamo svolgere per il nostro Paese, la Siria, per i nostri fratelli e sorelle di tutte le denominazioni, a prescindere dal partito politico, tribù, regione. Ed è ciò che facciamo da quando è scoppiata la crisi nel marzo 2011. Questo è il ruolo della Chiesa e dei suoi pastori - patriarchi, vescovi, preti - monaci, monache e laici, tutte persone coinvolte in vari settori di attività e di servizi della Chiesa. Le nostre chiese, scuole, istituzioni e confraternite sono tutte scuole di pace, di fede, di virtù, di amore, di sincera cittadinanza e di rispetto per tutti”. Esemplare, per Gregorios III, la frase del patriarca ecumenico di Costantinopoli Athenagoras: “Non ho più paura, perché ho deposto le armi”. “Sono io, non abbiate paura! Ci ricorda Cristo che questa è la vittoria – conclude la nota –, la fede nei nostri fratelli, nella nostra patria e nei nostri valori umani nazionali. Preghiamo Dio perché riporti l'amore nei cuori di tutti i siriani, così che essi non abbiano più bisogno di armi o paura di massacri, perché vivranno insieme, come figli della stessa famiglia e della stessa patria”.
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