"Ci sono scontri in atto in diverse zone e quartieri della città. Si odono continui colpi di arma da fuoco, tanti scoppi, alcuni molto forti, forse di mortaio. Siamo molto preoccupati perché non sappiamo cosa accadrà e a cosa andremo incontro. Si dice che si stia preparando una battaglia, che genere di conflitto sarà, quando comincerà e quanto durerà non lo possiamo sapere. Non possiamo fare altro che sperare in un compromesso che eviti uno spargimento di sangue, vittime innocenti. Altro sangue non farà che aumentare lodio, le divisioni, e la distanza tra le parti". È una voce affranta quella di mons. Jean-Clément Jeanbart, arcivescovo greco-melkita di Aleppo, la seconda città siriana, snodo economico della nazione, dove da giorni si stanno ammassando le truppe regolari del presidente Assad per cacciare le forze dellOpposizione armata barricate in alcuni quartieri della città. Si parla di 20 mila soldati pronti a sferrare un attacco che potrebbe rivelarsi decisivo per le sorti del conflitto.
Di fronte allerrore, su cui non si discute, non dimentichiamoci però la persona. Perché per un errore si può cadere nella polvere, ma la persona dalla polvere si può rialzare. Più forte e adulta di prima. E nella polvere rimane solo lerrore. È questa la marcia più impegnativa, che attende ora Schwazer. Una sfida, questa, che va affrontata con ancora maggiore determinazione e forza della 50 km che lo avrebbe visto impegnato, tra qualche giorno, sulle strade di Londra.
Era tutto troppo bello. Sì, forse a livello di medagliere per lItalia ci sono state edizioni più memorabili, ma latmosfera olimpica, il clima gioioso di festa che si respirava a Londra e che, come per magia, entrava anche un po nelle nostre case, irrorate dalle prodezze di atleti meravigliosi, ora è svanito quasi completamente. Il gesto isolato di un ragazzo, peraltro già olimpionico a Pechino (è un aggravante, non un attenuante) ha creato leffetto boomerang, facendoci rivivere il solito clima da corrida a cui siamo tristemente abituati durante lanno: scandali, polemiche, accuse incrociate e soprattutto il fantasma del doping, autentico molok dei tempi moderni, che ogni tanto ci si illude di aver sconfitto, ma poi si ripresenta puntuale, dal ciclismo, al nuoto, fino allatletica, nelle gare che contano.
Lestate è fatta per porre i problemi politici, molto più che per risolverli. Non smentisce questo vecchio adagio la discussione in corso. Ne sono emersi due, sullintreccio del piano nazionale ed europeo, mentre il medio Oriente continua, nel groviglio siriano, a mostrare tutte le sue drammatiche ed esplosive contraddizioni. Il tema interno è lassetto delle future alleanze. Siamo alle provocazioni, per saggiare i diversi schieramenti e soprattutto le reazioni di unopinione pubblica che si mantiene distante, disinteressata e critica di fronte alla evoluzioni dei partiti e degli aggregati più o meno espliciti, in vista delle elezioni politiche, che restano in calendario alla naturale scadenza e di quelle presidenziali, che le seguiranno a ruota e rischiano di risultare forse ancora più significative.