"È il denaro al servizio dell'uomo, e non l'uomo schiavo del denaro". Il monito è di mons. Markus Büchel, vescovo di Sankt Gallen, che su mandato della Conferenza episcopale svizzera firma il messaggio pubblicato dai vescovi in occasione della Festa nazionale che ricorre il 1° agosto. "Il denaro - avverte il presule - non è fatto per moltiplicarsi da se stesso. Esso non è fine a se stesso. Se il mondo finanziario vive per se stesso, perde la sua ragion d'essere. Chi investe e guadagna, non badando all'infelicità del prossimo, agisce in modo decisamente irresponsabile".
Pericoloso squilibrio da raddrizzare. Oggi, si legge nel messaggio dei vescovi svizzeri, "ci dobbiamo tutti quanti confrontare con un mondo finanziario che, apparentemente, nessun uomo, nessuna banca e nessun governo tengono più sotto controllo. Anzi: sembrano essere proprio i mercati finanziari internazionali a tenerci in pugno". Definendo "scalfita" la propria fiducia (e quella di molti cittadini europei e del mondo) nel sistema finanziario, mons. Büchel osserva invece che "proprio la fiducia" è "un elemento fondamentale in ambito finanziario", ma essa "deve poggiare su fondamenta solide". Di qui l'importanza di investimenti responsabili "verso le risorse naturali" e "i diritti umani", mentre oggi, "in larga misura, i mercati finanziari internazionali conducono un'esistenza propria, scissa dalle necessità dell'economia reale che è a stento controllabile". Di qui il monito del presule: "Dobbiamo trovare urgentemente mezzi e vie per raddrizzare questo pericoloso squilibrio".
Investimenti responsabili. "Impiegare in modo responsabile il denaro - prosegue mons. Büchel -, significa anche non speculare, facendo affari a rischio eccessivo. Già da tempo alcuni istituti finanziari hanno creato prodotti a rischio elevato, titoli tossici, continuando a venderli pur sapendo che il rischio permane e prima o poi qualcuno ne dovrà pagare il prezzo. Ricordiamoci della bolla immobiliare negli Stati Uniti, velocemente sviluppatasi in una crisi bancaria mondiale". È capitato "proprio questo - rimarca il vescovo di Sankt Gallen -: i rischi sono stati accumulati, riportati, nascosti e rivenduti. Fino a che la bolla non è scoppiata". Per il presule elvetico, "è comprensibile che ciascuno desideri guadagnare in vario modo, anche perché il denaro porta benessere, ma il benessere ha i suoi limiti, non può essere prodotto all'infinito. Non bisognerebbe cadere nella tentazione di vivere costantemente al disopra delle proprie possibilità: chi lo fa cade in un malsano circolo vizioso di debiti". E "ad un certo punto gli interessi vanno pagati". Il singolo, chiarisce il vescovo, "porta la sua parte di responsabilità nell'utilizzo del denaro; e porta una certa dose di responsabilità anche chi mette a disposizione il denaro. Perciò una banca non è di nessun aiuto se offre a un cliente un credito che costui non riuscirà a rimborsare a causa degli interessi sempre più alti". D'altra parte, sottolinea, "accontentarsi del necessario - è un'arte che dobbiamo riscoprire nei nostri Paesi altamente industrializzati. Chi possiede quest'arte saprà riscoprire altre ricchezze".
Ricostruire la fiducia. Quale deve essere allora, dal punto di vista cristiano, l'atteggiamento giusto nei confronti del denaro? Pensando a chi "il benessere può soltanto sognarselo", replica il presule, "avere un comportamento cristiano con il denaro significa impegnarsi per un'equa ridistribuzione delle risorse economiche. Sono richiesti impegno politico, attività caritativa nel proprio ambiente, collaborazione allo sviluppo. Non dobbiamo venir meno nell'aiuto ai bisognosi, a chi è senza prospettive per il futuro, ai disoccupati, agli emarginati. Tanto più che sull'altro fronte, gli stipendi più alti continuano ad aumentare a dismisura e che proprio in questi anni di crisi, il numero dei milionari è aumentato". Il 1° agosto, conclude il messaggio dei vescovi, "è un'occasione appropriata per riflettere su quale atteggiamento avere con i soldi. Per solide fondamenta e un nuovo genere di fiducia".
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