"Dichiarare oggi Edith Stein compatrona d'Europa significa porre sull'orizzonte del vecchio continente un vessillo di rispetto, di tolleranza, di accoglienza, che invita uomini e donne a comprendersi e ad accettarsi al di là delle diversità etniche, culturali e religiose, per formare una società veramente fraterna". Con queste parole Giovanni Paolo II, il 1° ottobre 1999, proclama Santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, compatrona d'Europa. Figlia del popolo ebraico e cristiana, suora carmelitana morta nel campo di concentramento di Aushwitz, Edith Stein è, nelle parole del Papa, "l'espressione di un pellegrinaggio umano, culturale e religioso, che incarna il nucleo profondo della tragedia e delle speranze del Continente europeo".
Figlia d'Israele, cattolica. Edith Stein nasce nell'allora città tedesca di Breslavia, Polonia, il 12 ottobre 1891. Di famiglia ebrea, ultima di 11 figli, Edith perde il padre quando non ha ancora compiuto due anni. La profonda religiosità della madre non basta a mantenere viva la fede nella figlia. Dopo il diploma, studia germanistica e storia all'Università di Breslavia, coltivando però l'interesse per la filosofia. Gli anni universitari coincidono con lo scoppio della Prima guerra mondiale, durante la quale presta servizio come infermiera in un ospedale militare austriaco. L'esperienza, assieme a incontri significativi e alle letture dei grandi mistici come Teresa d'Avila, avvicinano la giovane al cristianesimo. Il 1° gennaio 1922 Edith riceve il battesimo. "Avevo cessato di praticare la mia religione ebraica - scriverà - e mi sentivo nuovamente ebrea solo dopo il mio ritorno a Dio". L'esperienza spirituale non le impedirà di continuare lo studio filosofico e intraprendere viaggi e conferenze soprattutto su questioni riguardanti le donne, eredità di un "radicalismo femminista", come lei stessa lo definì, vissuto da studentessa. Nel 1932, dopo che le era stata rifiutata l'abilitazione all'insegnamento in quanto donna, le viene assegnata una cattedra presso l'istituto cattolico di Pedagogia scientifica di Münster, incarico che dovrà abbandonare l'anno successivo a causa delle leggi razziali. Il 14 ottobre 1933 entra nel monastero delle Carmelitane di Colonia, assumendo il nome di suor Teresa Benedetta della Croce. Grazie all'aiuto della madre priora del monastero, con l'inasprirsi delle misure contro gli ebrei, nel 1938 suor Teresa Benedetta viene portata nel monastero carmelitano di Echt, Olanda. È qui che viene raggiunta, insieme alla sorella Rosa, il 2 agosto 1942. Portata ad Aushwitz, muore nelle camere a gas il 9 agosto.
Per un'etica dell'unità. Assieme a Santa Brigida di Svezia e Santa Caterina da Siena, accanto a San Benedetto e a Cirillo e Metodio, Santa Teresa Benedetta della Croce è chiamata da Giovanni Paolo II a rappresentare le radici cristiane del continente europeo. Una "santità dal volto femminile" che nell'icona di Maria riconosce il coraggio delle martiri ma anche "la dedizione quotidiana di tante spose e madri in quella chiesa domestica che è la famiglia". Una santità che è per l'Europa "il segreto del suo passato e la speranza del suo futuro". "Per edificare su solide basi la nuova Europa - scrive Giovanni Paolo II - non basta certo fare appello ai soli interessi economici, che se talvolta aggregano, altre volte dividono, ma è necessario far leva piuttosto sui valori autentici, che hanno il loro fondamento nella legge morale universale, inscritta nel cuore di ogni uomo. Un'Europa che scambiasse il valore della tolleranza e del rispetto universale con l'indifferentismo etico e lo scetticismo sui valori irrinunciabili, si aprirebbe alle più rischiose avventure e vedrebbe prima o poi riapparire sotto nuove forme gli spettri più paurosi della sua storia". Edith Stein, che nel cristianesimo riscoprì in pienezza la sua appartenenza al popolo di Abramo, facendosi espressione del "pellegrinaggio esistenziale" dell'uomo contemporaneo, porta nella sua vita "la sintesi di una verità piena al di sopra dell'uomo, in un cuore che rimase così a lungo inquieto e inappagato, fino a quando finalmente trovò pace in Dio" (Giovanni Paolo II il giorno della beatificazione di Edith Stein, il 1° maggio 1987). Con l'esempio delle tre sante, e di Teresa Benedetta della Croce, "Gli europei sono chiamati a lasciarsi definitivamente alle spalle le storiche rivalità che hanno fatto spesso del loro Continente il teatro di guerre devastanti. Al tempo stesso - scrive Giovanni Paolo II - essi devono impegnarsi a creare le condizioni di una maggiore coesione e collaborazione tra i popoli. Davanti a loro sta la grande sfida di costruire una cultura e un'etica dell'unità, in mancanza delle quali qualunque politica dell'unità è destinata prima o poi a naufragare".
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