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00:00 - La Caritas a scuola

Un impegno concreto contro la povertà, non solo quella economica e materiale, ma sempre più spesso quella sociale e spirituale, perché con la caduta del comunismo non sono arrivate solo la democrazia, la crescita economica e l'apertura al mondo ma anche i rischi e i problemi di tutte le società moderne. È in questo scenario che Caritas Polonia è chiamata a giocare il suo ruolo con un occhio attento alle nuova generazioni. Proprio per cercare di sensibilizzare i giovani la Caritas ha sviluppato, negli ultimi anni, un intenso lavoro con le scuole statali che ha portato all'apertura di circa 2.600 circoli scolastici che coinvolgono nelle loro attività 45 mila giovani. "Dobbiamo guardare ai bambini perché saranno loro gli adulti di domani. Se riusciamo a farli crescere con i valori della carità e dell'accoglienza, avremo i futuri volontari di domani", racconta don Maria Subocz, direttore della Caritas polacca. Michele Luppi per Sir Europa l'ha incontrato durante una visita in Italia.

Direttore, cosa sono concretamente questi circoli e da chi sono promossi?
"Sono i gruppi Caritas parrocchiali che chiedono ai dirigenti scolastici il permesso di costituire i circoli Caritas nelle scuole e, quasi sempre, trovano collaborazione. I ragazzi si ritrovano al pomeriggio con i volontari della parrocchia per momenti di formazione e per collaborare alle attività dei gruppi".

Qual è la realtà della Caritas oggi in Polonia?
"Pur essendo una realtà giovane siamo la più grande organizzazione caritativa del Paese capace, nel 2011, di assistere 1 milione e 600 mila persone. All'interno delle 44 Caritas diocesane sono attivi circa 4.800 gruppi in altrettante parrocchie per un totale di circa 50 mila volontari che vanno ad aggiungersi ai 45 mila dei circoli scolastici. Numeri a parte vogliamo ribadire come il nostro scopo non sia quello di sostituirci allo Stato, ma vivere il Vangelo riconoscendo il volto di Dio negli ultimi. Da qui l'importanza della componente educativa e la volontà di andare oltre la filantropia, riconoscendo come i bisogni dell'uomo non siano solo materiali. Oggi ci scontriamo con la solitudine, l'individualismo, la mancanza di valori".

In questa crescita della Caritas quanto ha contribuito la presenza di una Chiesa e di un tessuto di parrocchie capace di resistere anche durante gli anni della dittatura?
"Durante il comunismo era lo Stato ad occuparsi dell'assistenza e un'organizzazione come la Caritas era vietata ma, nonostante questo, nelle parrocchie la gente ha sempre avuto un punto di riferimento per i propri bisogni. Una base importante da cui siamo potuti partire, ma che va ancora coltivata. Per questo ogni anno organizziamo momenti di formazione e preghiera come il pellegrinaggio delle Caritas parrocchiali a Cracovia: nel 2011 hanno partecipato circa 2 mila persone da tutta la Polonia. Oppure come il pellegrinaggio organizzato per i senza tetto al santuario della Madonna di Czestochowa".

Per alcuni anni la Polonia è sembrata fuori dalla crisi che ha colpito gli altri Paesi europei. Nel 2009, ad esempio, era stato l'unico Paese dell'Ue a crescere. Qual è oggi la situazione?
"La crisi ora si fa sentire anche da noi. In molti hanno perso il lavoro, i prezzi salgono e molte famiglie sono in difficoltà. Ad essere colpite sono soprattutto le piccole città e le campagne dove, dopo la chiusura delle vecchie cooperative agricole del periodo comunista, in molti non sono riusciti ad inserirsi nel mercato del lavoro".

Quali sono le categorie più a rischio?
"Soprattutto anziani e bambini. Secondo alcuni dati recenti forniti dalla Commissione europea, il 26% dei bambini polacchi vive in condizione di povertà. Senza dimenticare il dramma dei cosiddetti 'bambini orfani dell'Unione europea': dopo l'ingresso della Polonia nell'Ue, nel 2004, migliaia di genitori, singoli e coppie, sono partiti alla ricerca di lavoro nei Paesi dell'Europa occidentale, lasciando i figli con i nonni. Un fenomeno difficile da quantificare, ma che si verifica ancora".

Quali iniziative state promuovendo in favore dell'infanzia?
"Oltre al sostegno alle famiglie attraverso pacchi viveri e vestiario, quello agli anziani e alle persone disabili, con appositi centri, e alle mense dei poveri, stiamo promuovendo alcune iniziative appositamente rivolte ai bambini per garantire la corretta alimentazione e l'istruzione. Un progetto particolarmente significativo è la 'candela di Natale', iniziativa ecumenica che realizziamo in collaborazione con le Chiese ortodossa e protestante".

Di cosa si tratta?
"Durante il periodo natalizio chiediamo alle comunità di riflettere sul tema dell'infanzia in difficoltà e organizziamo un'apposita raccolta di offerte da destinare proprio alle attività dei bambini. Sono stati circa 40 mila i minori aiutati lo scorso anno".

La Polonia è un Paese giovane, ma secondo gli ultimi dati anche qui c'è il pericolo di un calo demografico?
"È vero, negli ultimi anni la crescita demografica è diminuita. Credo che le difficoltà economiche delle famiglie giochino un ruolo importante in questo fenomeno, ma vi è anche una perdita di senso e di valore dell'essere genitori. I giovani vogliono avere una vita agiata, permettersi qualche lusso e i figli non sempre rientrano nei piani".




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