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Giovedì 26 Luglio 2012
CHIESA E OLIMPIADI
Un antico legame
Da domani si aprono a Londra i Giochi olimpici: nelle memorie di De Coubertin una citazione di Pio X
Antonella Stelitano

L’opinione pubblica riconosce in Giovanni Paolo II il papa “sportivo” per eccellenza. Eppure fu lo stesso papa polacco a indicare nel pontificato del suo predecessore trevigiano Giuseppe Sarto, Pio X, il primo legame con lo sport e le Olimpiadi, ricordando che “san Pio X incoraggiò la nobile iniziativa del barone Pierre De Coubertin che ripristinò in epoca contemporanea con crescente successo i Giochi olimpici”. Pio X fu il papa che per primo appoggiò le Olimpiadi; non solo, fu il primo a spalancare le porte del Vaticano agli sportivi. “Pio X, le Olimpiadi e lo sport”, libro scritto da Antonella Stelitano, Quirino Bortolato e Alejandro Mario Dieguez per l’Editrice San Liberale di Treviso e uscito in contemporanea con i Giochi olimpici di Londra 2012, fa luce su questo aspetto. Di seguito la riflessione di uno degli autori.

Il mondo sportivo, e non solo, celebra quest’anno l’evento mediatico più seguito al mondo: oltre 2,5 miliardi di persone davanti al televisore per la cerimonia inaugurale; un simbolo (quello dei cinque cerchi) che è il più riconosciuto al mondo dopo la croce cristiana; un numero di Paesi membri (204) superiore anche al numero degli Stati membri dell’Onu (“solo” 193).
Questo, in sintesi, il profilo dei Giochi olimpici, manifestazione voluta da Pierre De Coubertin nel 1894 ripristinando l’antica celebrazione dei Giochi olimpici greci. In realtà il barone francese non aveva in mente la riproposizione di un semplice evento sportivo. Il suo vero obiettivo era un altro: pedagogico e mondiale. Il fine ultimo dei Giochi doveva essere quello di “migliorare il mondo e renderlo più pacifico”, scopo che la carta olimpica, “costituzione” dello sport mondiale, conserva ancora oggi.
Ma cosa vuol dire questo? Semplicemente che lo sport quando si fa portatore di un nucleo di valori forti, che poggiano sul rispetto dei diritti umani, sulla fratellanza, il rispetto delle regole, la comprensione, l’incontro gioioso (usando un termine sportivo, il fair play), ci propone un modello di comportamento che a partire dal singolo può educare il mondo intero. Pierre De Coubertin fu un grande innovatore proponendo un modello di aggregazione nuovo e rivoluzionario (basti pensare che la dimensione internazionale dello sport era praticamente inesistente e che la percentuale di popolazione che praticava una qualsiasi attività sportiva era inferiore all’1%), ma proprio questo divenne poi un fenomeno di massa che oggi è riconosciuto come il fenomeno che ha maggiormente caratterizzato il XX secolo.
Ebbene, tutta questa modernità fu recepita dalla Chiesa attraverso un papa: San Pio X. Una prospettiva del tutto nuova sulla vita e le opere di questo pontefice, resa possibile grazie a una citazione rinvenuta nelle “Memorie” di De Coubertin e riferita alla vicenda della candidatura olimpica di Roma del 1908. De Coubertin, che era stato in Italia nel febbraio 1905 per una serie d’incontri ufficiali, citava espressamente Pio X e il suo appoggio all’idea olimpica ribadendo che se il negoziato con lo Stato italiano era poi fallito con il ritiro della candidatura di Roma, quello con il Vaticano aveva sortito ben più favorevoli effetti.
Così De Coubertin riferisce espressamente che il Pontefice, attraverso il suo segretario di Stato, il card. Merry del Val (di cui resta un carteggio presso l’Archivio segreto vaticano), avesse espresso parole lusinghiere e, come segno della sua benevolenza verso lo sport, avesse consentito di far ospitare in Vaticano saggi ginnici domenicali da parte dei ragazzi degli oratori romani, come pure alcuni raduni internazionali degli oratori.
Andando a ritroso nel tempo, scorrendo l’Archivio segreto vaticano e poi i giornali del tempo, è emersa la figura di Pio X come primo pontefice che si sia interessato all’idea olimpica in un’epoca in cui questo avvenimento era davvero poca cosa rispetto a quelli attuali. Il suo discorso ai giovani dell’8 ottobre 1905 è considerato un po’ una “Magna Charta” dello sport in Vaticano: “Ammiro e benedico di cuore tutti i vostri giochi e passatempi, la ginnastica, il ciclismo, l’alpinismo, la nautica, il podismo, le passeggiate, i concorsi e le accademie alle quali vi dedicate: perché gli esercizi materiali del corpo influiscono mirabilmente sugli esercizi dello spirito; perché questi trattenimenti richiedono pur lavoro, vi toglieranno dall’ozio che è padre dei vizi, e perché finalmente le stesse gare amichevoli saranno in voi un’immagine dell’emulazione dell’esercizio della virtù”.
Se dunque l’uomo è l’elemento centrale, che favorisce l’incontro tra cattolicesimo e sport, è a un uomo, Pio X, che viene riconosciuto il merito di aver delineato questa nuova direzione d’interesse da parte della Chiesa. L’intuizione del pontefice fu allora (in un periodo in cui lo sport costituiva un aspetto del tutto marginale della vita sociale), quella d’immaginare, se pur in fieri, la possibilità di una pastorale dello sport, collocandola nella missione della Chiesa in un simbolico ponte che unisce Dio all’uomo e l’uomo a Dio attraverso lo sport. In questo Pio X diede grande segno di attenzione e modernità.

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