Alla vigilia dei Giochi olimpici, la Chiesa cattolica sta tenendo in questi giorni un convegno e una giornata dedicati alla disabilità per dimostrare, con le parole di Giovanni Paolo II, che “il corpo ha la capacità di mantenere il vero sussurro e i segreti di Dio”. Le Paralimpiadi, che si terranno a Londra, dal 29 agosto al 9 settembre, con il motto “Spirit in motion”, ovvero “Spirito in movimento”, si pongono come segno e richiamo controcorrente. Silvia Guzzetti, per Sir Europa, ha incontrato Cristina Gangemi, consulente della Chiesa cattolica d’Inghilterra e Galles per i temi legati alla disabilità, che spiega come promuovere un nuovo spazio per le persone disabili nella Chiesa.
Lei ha definito le Paralimpiadi un “evento cristologico”. Cosa significa? “Quello che viene fatto con le Paralimpiadi è quello che Cristo ci chiede di fare. Vedere una persona a prescindere dalla sua forma umana in tutto il suo potenziale e inserirla in una società umana nella quale la disabilità scompare. Le Paralimpiadi mettono in scena la teologia del corpo di Giovanni Paolo II che era un grande sportivo. Era sempre in forma, grazie a una ferma disciplina, e consentiva al suo spirito di guidarlo nello sport. Ha anche dimostrato, sperimentando in prima persona la disabilità fisica, che esiste una continuità tra salute e malattia e il corpo va rispettato e onorato sempre. Con la ‘Gaudium et Spes’ ha letto i segni del tempo perché ha avviato una teologia della disabilità”.
Da febbraio lavora come consulente della Conferenza episcopale d’Inghilterra e Galles sul tema della disabilità e, alla vigilia dei Giochi olimpici, che inizieranno il 27 luglio, ha organizzato un convegno dedicato ai disabili, nel centro di Londra, alla “Westminster Hall” metodista. “Al convegno, intitolato ‘Everybody has a place’, ovvero ‘Tutti hanno un posto’, sono intervenuti i maggiori esperti di teologia della disabilità accanto ad atleti paralimpici. Vogliamo metterli in contatto, così che possano promuovere un nuovo modo di avvicinare la persona disabile, oltre il tradizionale approccio fatto di pietà che si concentra sulla vulnerabilità dei disabili. È stata interessante la testimonianza dei cavalieri di san Colombano, che hanno messo a punto un gioco del calcio per aiutare i bambini di Haiti colpiti dall’uragano a riacquistare status sociale. Molti sono rimasti amputati e, attraverso questo gioco, sono riusciti ad avere un posto importante nel villaggio o nel paese, anziché il posto negativo che la mancanza di un braccio o di una gamba dava loro. Al convegno c’è stato anche il contributo della teologa Pia Matthews che ha studiato la teologia del corpo di Giovanni Paolo II e il modo con cui questa parla non solo all’esperienza dei paralimpici ma anche all’esperienza di ogni giorno delle persone comuni”.
Domenica 8 luglio, a Aylesford, un monastero carmelitano, nella diocesi di Southwark, nel Kent, si svolgerà una giornata dedicata alla disabilità. “Viene organizzata ogni anno dall’arcidiocesi di Southwark, per la quale ho lavorato, preparando sacerdoti e catechisti ad accogliere portatori di handicap. Aspettiamo quest’anno 800 o 900 persone da tutto il Paese, la metà circa delle quali saranno disabili, insieme ad atleti paralimpici. Tuttavia non vogliamo concentrarci sull’handicap, ma sulla persona umana nella sua diversità. Abbiamo trascorso due giorni, lo scorso febbraio, pregando la ‘lectio divina’ con persone con disabilità intellettuali, usando simboli e immagini e abbiamo ottenuto, attraverso questo lavoro, il tema che condurrà la giornata: ‘Adesso è il momento di essere amici’”.
Che cosa farete? “Le persone con disabilità condurranno la giornata. Ci saranno attività sportive e artistiche, musica, preghiere e, alla fine, la Messa. È prevista la partecipazione di molte organizzazioni ecumeniche come ‘Premier Christian Radio’, ‘The Torch Trust’, ‘More than gold’, ‘Churches for all’, ‘Faith and light’. Durante la giornata vogliamo cogliere l’opportunità di ringraziare Jean Vanier, fondatore de ‘L’Arche’, che ha ispirato molto del lavoro che facciamo. Inviteremo tutti a scrivere un messaggio su un poster per lui. Alla fine del giorno, dopo la Messa, presenteremo a due persone che vivono a ‘L’Arche’ questo poster. Poi, insieme a John Swinton, uno degli esperti più importanti di teologia della disabilità, alla fine dell’anno, porteremo il poster in Francia a Jean Vanier”.
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