Dalla conferenza Onu Rio+20 "innumerevoli persone si aspettano misure concrete verso uno sviluppo più equo e sostenibile". In un mondo in cui milioni di persone "non hanno accesso a una alimentazione adeguata, all'acqua potabile, all'energia, all'assistenza sanitaria e all'istruzione, e che è minacciato dal cambiamento climatico", "questi passi sono più necessari e urgenti che mai". Il card. Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga, interviene in qualità di presidente della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) a proposito della conferenza "Rio+20" sullo sviluppo sostenibile, in corso a Rio de Janeiro (20-22 giugno). In un'ampia riflessione, il porporato affronta i capitoli della sostenibilità ambientale, della responsabilità verso il Pianeta, dello sviluppo, della cooperazione su scala mondiale, citando papa Benedetto XVI, precedenti documenti della Comece, nonché gli esiti del primo "Summit della Terra", svoltosi nella città brasiliana vent'anni or sono. Proprio alla conferenza del 1992 "il concetto di sostenibilità è stato centrale", segnala Marx. "Dal punto di vista cristiano, il riconoscimento della dignità dell'uomo – aggiunge - è la base per uno sviluppo sostenibile". L'uomo deve essere al centro delle preoccupazioni per lo sviluppo sostenibile, perché egli "ha il diritto a una vita sana in armonia con la natura". Nel suo intervento il card. Marx richiama il "mondo sviluppato" ad assumersi le proprie e prevalenti responsabilità per quanto attiene il riscaldamento globale, anche ricorrendo a un rinnovato stile di vita che sappia moderare i consumi e il desiderio dei beni materiali, che ha condotto a uno sviluppo forzato, con pesanti ricadute sulla natura. Il presidente della Comece sottolinea quindi il problema della sicurezza alimentare, quale "primo mezzo per combattere la povertà", strettamente correlato a un settore agricolo a sua volta sostenibile. "La crescita economica – sottolinea del resto il cardinale - non può più essere l'unico obiettivo dello sviluppo umano". Da qui la necessità di utilizzare nuovi "indicatori alternativi per misurare lo sviluppo come i tassi di iscrizione scolastica e l'aspettativa di vita, che vanno al di là" del solo Prodotto interno lordo. Il presidente della Comece afferma poco oltre che "la cooperazione sarà l'imperativo del futuro". Le istituzioni politiche a tutti i livelli dovrebbero quindi a suo avviso "migliorare la loro cooperazione verso un sistema di governance globale, che sia in grado di assicurare una coerenza" decisionale. Il card. Reinhard Marx conclude sottolineando il fatto che "lo sviluppo non è uni-dimensionale" e non comprende solo la lotta contro la povertà, la denutrizione, l'accesso all'acqua o alle cure mediche. Esso richiede infatti l'assunzione su scala globale di "uno stile di vita sostenibile" che porti a una "fondamentale conversione dei cuori e delle menti dei Paesi sviluppati e ricchi". Quindi aggiunge: "Invece di essere guidati dal materialismo e dal proprio interesse dobbiamo diventare generosi e mostrare solidarietà. Abbiamo bisogno di lavorare su una nuova cultura nel rispetto del Creato, per la solidarietà e la giustizia, per il vero e autentico sviluppo umano". Il mondo si aspetta, secondo il vescovo tedesco, che i leader presenti a Rio accolgano le proprie responsabilità e assumano i relativi impegni economici e politici. La Comece augura loro "il coraggio di assumere soluzioni giuste".
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