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"Sebbene il cammino dell'unificazione europea abbia compiuto notevoli passi avanti da quel lontano 1954, l'attuale crisi economica, che attanaglia così gravemente il nostro continente, sembra riproporre, con drammatica attualità, il tema di quale architettura si voglia dare all'Europa per garantirle 'una prospettiva di comunanza di vita pacifica ed evolutiva'". È uno dei passaggi del discorso dell'arcivescovo Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati, agli ambasciatori dei Paesi dell'Unione europea accreditati presso la Santa Sede in occasione della fine del semestre della presidenza di turno danese. L'incontro si è svolto a Roma lunedì 11 giugno.

Necessario un fondamento etico. "Nel corso dell'ultimo mezzo secolo, l'Europa ha ricercato una progressiva unificazione e coesione interna" e "i principali mezzi per raggiungere l'obiettivo sono stati il mercato comune, la libera circolazione delle persone e la creazione di una moneta unica". L'integrazione economica è stata la "via privilegiata", scelta per evitare che "i vari nazionalismi e particolarismi avessero ancora la meglio a danno dello sviluppo e della pace". Accanto alla unificazione economica, "si è ricercata una non altrettanto veloce unificazione politica". In altri termini, "perno di questa architettura è stato quello di "indurre" un processo politico, a partire dagli strumenti economici". Tuttavia, ha sottolineato l'arcivescovo, "l'attuale momento storico rivela che in tale processo di unificazione è parimenti indispensabile un fondamento etico".

Centralità della persona. La via per uscire dalla crisi, ha osservato mons. Mamberti, "non può meramente fondarsi sulla ricerca di soluzioni tecniche, seppure innovative, bensì trarre spunto dal background comune europeo, che vede nella figura e nella responsabilità della persona umana un'insostituibile risorsa". Dunque, "lo sviluppo dell'Europa non può prescindere dalla centralità della persona. Non si tratta di introdurre un principio religioso, ma di riconoscere, come fece De Gasperi, che 'all'origine di questa civiltà europea si trova il cristianesimo' e che i valori che la civiltà europea ritiene imprescindibili, e che comunemente chiamiamo 'diritti umani', trovano nella legge naturale la loro origine e nella tradizione cristiana la loro concreta espressione storica". Allora, "per riprendere il proprio cammino con decisione, l'Europa deve partire anzitutto dall'uomo, più che dai mercati o dalle istituzioni. Ripartire dall'uomo significa innanzitutto favorire la vita e la famiglia. Politiche in favore della famiglia sono quanto mai indispensabili per garantire un futuro al continente. Purtroppo, sembrano talvolta prevalere atteggiamenti ostili alla famiglia tradizionale, sia sotto forma di patrocinio di nuovi generi di unioni, che mediante l'assenza di adeguate forme di sostegno ai nuclei familiari, particolarmente di quelli più numerosi".

Fiducia, solidarietà e responsabilità. "Una delle sfide più importanti del momento presente – ha affermato il presule - è quella di favorire una ripresa dell'occupazione e della produzione". Il suo esito positivo "dipenderà in gran parte dalla disponibilità di ciascuno a offrire qualcosa di sé. Soprattutto, richiede di ripensare tutta quanta l'architettura europea, a partire dagli indirizzi che la guidano. Un'Unione europea che trovi nei mercati il suo unico collante è destinata a fallire; un'Unione che riponga al centro l'uomo e le istanze che provengono dalla sua ricca e benefica tradizione è destinata a riuscire". "Fiducia, solidarietà e responsabilità costituiscono così – ha aggiunto - le parole chiave attraverso le quali l'Europa è chiamata, oggi più che mai, a guardare a se stessa. Esse devono informare non solo le relazioni interne dell'Unione, ma anche i rapporti che essa intrattiene con gli altri attori della scena mondiale, come pure nei riguardi di quei Paesi limitrofi, che ambiscono a far parte dell'Unione stessa". In tal modo, "essa saprà anche affrontare con serenità le altre numerose sfide che la attendono, prima fra tutte quella del massiccio fenomeno delle migrazioni, che incide sempre più sul volto del continente".

Valori cristiani e umani. Ricordando le parole di Giovanni Paolo II al termine del suo pellegrinaggio a Compostela: "Europa: Ritrova te stessa. Sii te stessa", mons. Mamberti ha auspicato che "il nostro continente sappia ritrovare se stesso. La riuscita di tale impresa dipenderà dalla misura con cui l'Europa saprà guardare con gratitudine e riconoscenza alle proprie origini, soprattutto dalla capacità di riproporre in modo costruttivo e creativo quei valori cristiani e umani, come la dignità della persona umana, il profondo sentimento della giustizia e della libertà, la laboriosità, lo spirito di iniziativa, l'amore alla famiglia, il rispetto della vita e il desiderio di cooperazione e di pace, che sono le note che la caratterizzano".




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