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Giovedì 14 Giugno 2012
UNIONE EUROPEA
Quindici giorni decisivi
Si guarda con sempre maggior apprensione al futuro della ''casa comune''
Stefan Lunte - Sir Europa (Francia)

A partire dal 17 giugno l’Europa vivrà due settimane decisive. Quel giorno, i greci voteranno una seconda volta in seguito al fallimento dei negoziati tra le parti dopo l’esito del voto del 6 maggio. Si deciderà de facto in merito al mantenimento o meno del loro Paese nell’Eurozona. I francesi voteranno per il secondo turno delle elezioni legislative. La composizione dell’Assemblea determinerà il margine di manovra di François Hollande, e forse lo libererà dal fardello che grava su ogni personalità politica durante la campagna elettorale.
Il giorno successivo, fatidico per l’Europa e per il mondo, i capi dei principali Paesi dell’Unione e delle istituzioni europee si incontreranno a Los Cabos, in Messico, per il vertice G20. La Grecia e il futuro dell’Eurozona saranno al centro del dibattito e occorrerà rassicurare i partner internazionali sulla stabilità dell’Europa. Attraverso il Fondo monetario internazionale hanno voce in capitolo. Il 24 giugno, Mario Monti ha invitato il cancelliere tedesco Angela Merkel, il presidente francese François Hollande e il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy per un incontro a Roma. In qualità di mediatore, tenterà di arrivare a un accordo tra tedeschi e francesi sul rilancio della crescita e la questione degli Eurobond, in vista del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno. È quest’ultimo, infine, che dovrebbe attirare la nostra attenzione. Si tratta del futuro non solo della Grecia ma anche dell’Europa, per non parlare della spinosa questione del futuro quadro finanziario dell’Unione.
Nel frattempo, l’euroscetticismo sta guadagnando terreno in Germania. Il 75% è contrario agli Eurobond e la maggioranza auspica la reintroduzione del marco. Professori ed esperti di ogni genere scalpitano e i giornali più rispettati profetizzano sulla fine della sperimentazione in Europa. Per ora, i leader dei partiti principali tengono il colpo. Hanno espresso il desiderio non solo di mantenere il Paese nell’Ue, ma di prevedere ulteriori passi verso il federalismo. Wolfgang Schäuble, ministro delle finanze e tradizionalmente filo-europeo, lo ha ripetuto recentemente a Aix la Chapelle in occasione della cerimonia del Premio Carlo Magno che ha ricevuto quest’anno: l’Ue dovrebbe avere un presidente eletto a suffragio universale diretto. Il ministro degli esteri, il liberale Guido Westerwelle, l’aveva detto prima di lui e il Cancelliere sembra propendere per la stessa soluzione. I verdi e i protagonisti socialdemocratici Gabriel, Steinmeier e Steinbrück hanno recentemente ribadito il loro sostegno per far crescere l’Europa. Nel suo discorso tenuto all’Università di Humboldt il 24 maggio scorso, l’attuale presidente del Parlamento europeo Schulz, anch’egli socialdemocratico tedesco e ben conosciuto in Italia, propone un’altra variante, suggerendo che la maggioranza del Parlamento europeo dovrebbe eleggere il presidente della Commissione europea, che poi diventerebbe de facto il capo del governo europeo.
Ci si chiede però per quanto tempo quest’apertura persisterà di fronte alle opinioni negative che si amplificano e all’onda del ‘no’ all’Europa che cresce. Per il momento la situazione sembra bloccata. La Germania non cambierà posizione sulla questione della mutualizzazione del debito e l’emissione di Eurobond europei, quindi euro-obbligazioni senza assicurazione per i loro partner in un’Europa più federale. La palla è chiaramente nel campo del resto d’Europa, tra cui Francia e Italia, perché rispondano ad una domanda specifica. Il giornalista francese Alexandre Adler recentemente si è chiesto “se l’Europa è davvero pronta ad acconsentire alla creazione di un vero e proprio ministero federale delle Finanze e del Bilancio che abbia autorità su tutte le politiche economiche di Eurolandia, e se un’opinione pubblica tedesca rassicurata potrebbe, a poco a poco, prevedere delle modalità originali di finanziamento che ci consentano di uscire, una volta per tutte, dalla crisi dell’Euro”. Ancora una volta Angela Merkel e la sua coalizione non cederanno sull’introduzione degli Eurobond senza modificare il Trattato europeo, che questa volta potrebbe anche esigere un referendum in Germania. La Corte costituzionale del Karlsruhe dovrebbe richiederlo e in questo senso occorre preparare l’opinione pubblica.
Si tratta di una situazione molto grave. In questi decisivi quindici giorni voglio comunque citare il canto del capitolo 14 del Libro di Giuditta: “Hai mandato il tuo Spirito per portare a termine la costruzione”.

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