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Mercoledì 13 Giugno 2012
FRANCIA
Il voto e il vuoto
Mons. Hippolyte Simon, vicepresidente Cef, su elezioni e astensione

La Francia è nel mezzo di due tornate elettorali che porteranno alla costituzione dell’Assemblée nationale. Domenica 10 giugno, l’affluenza al voto al primo turno ha già fatto segnare un’astensione vicina a livelli record, intorno al 43%, ben al di sotto delle presidenziali di aprile e maggio. Il secondo turno si terrà domenica 17 giugno: collegio per collegio si sfideranno i due candidati deputati che hanno ricevuto il numero maggiore di voti. I deputati resteranno in carica per cinque anni, stesso periodo del presidente. Tra questi due importanti appuntamenti elettorali per la vita del Paese, oggi a Parigi, nella sede della Conferenza episcopale francese, è stato presentato alla stampa “Politique, bonne nouvelle”, un corso estivo di formazione politica sostenuto da una dozzina di organismi cattolici associativi, che si terrà ad Aix-en-Provence dal 20 al 26 agosto. Un’iniziativa che propone a giovani dai 18 ai 35 anni una formazione al “senso della politica”, al “gusto d’impegnarsi nella vita della loro città (associazioni, partiti politici, sindacati)”, al “rispetto del pluralismo in democrazia” e alla non facile impresa di “fondare il loro impegno sulla fede e nella dottrina sociale della Chiesa”. Maria Chiara Biagioni, per Sir Europa, ne ha parlato con mons. Hippolyte Simon, arcivescovo di Clermont e vicepresidente della Conferenza episcopale francese (Cef).

Mons. Simon, una sua prima impressione sui risultati elettorali al primo turno?
“Non si può intervenire, mentre è ancora in corso la campagna elettorale. Non sono un giornalista, non sono un osservatore politico. La cosa però che mi ha colpito negativamente è stata l’astensione al voto che si è registrata domenica scorsa alla prima tornata: mi dispiace che ci si siano molte persone che pensano che votare non sia un dovere, sebbene capisco che il voto sia difficile, perché spesso non si sa come votare”.

I dati parlano di un’astensione record del 43%.
“Sì. Significa che c’è stato un 20% in più di astensione rispetto alle ultime elezioni presidenziali. E ciò è un peccato perché queste elezioni designano persone all’Assemblea nazionale che sono conosciute localmente. Pertanto, viene supposto uno sforzo, una volontà. Viene supposta una scelta. È stata data inoltre in questo periodo una grande importanza allo spettacolo mediatico, in maniera superficiale che rivela che non c’è una vera formazione nella società civile”.

È questa la ragione per cui la Chiesa cattolica francese scende in campo con un corso di formazione alla politica?
“Il corso ha luogo ogni due anni ed esiste già da molto tempo. L’associazione ‘Politique, un bonne nouvelle’ è un’iniziativa avviata da organismi cattolici che propongono una sessione di formazione e si rivolgono a quei giovani che vogliono riflettere sulla politica. Si tratta pertanto di un’iniziativa completamente indipendente dal contesto elettorale”.

Non crede che l’alta astensione riveli un sentimento di delusione dei cittadini verso la politica?
“Sì, però vorrei anche sottolineare che se questa delusione è inerente alla politica, bisogna, da una parte, dire che la politica non può caricarsi di tutte le aspettative che i cittadini hanno per cambiare la vita. Ma, dall’altra, occorre anche ammettere che la politica è una responsabilità non uno spettacolo”.

Come convincere i cittadini ad andare a votare?
“Dicendo che si va a votare per designare le persone che prenderanno poi le decisioni importanti per la vita futura della collettività. Bisogna quindi saper andare più lontano delle apparenze. Il dibattito politico è piuttosto focalizzato sul limite di età della pensione e su quanti giorni di scuola fare per settimana, se 4 o 5. Sono decisioni, cioè, su aspetti ordinari della vita. Decisioni pratiche, sebbene importanti. È poi difficile decidere quando non si hanno tutte le informazioni. Si ha come l’impressione che qualcosa ci sfugga sempre. E questo non è responsabilità solo dei media, ma anche delle associazioni, della politica stessa. Mi chiedo cosa fanno i partiti politici per formare i loro militanti”.

Insomma, sta dicendo che la politica ha bisogno di volare alto?
“Non è la politica a dover volare alto. Siamo noi che abbiamo bisogno di orizzonti spirituali alti e di comprendere che la nostra vita non si realizza soltanto nell’orizzonte politico. Alla politica non si chiede di rispondere a tutti i bisogni dell’uomo. Ci sono questioni come l’affettività, la vita spirituale o relazionale che non dipendono dalla politica”.



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