Camdessus: per la rinascita serve un condiviso sussulto etico
La crisi europea, lunga ormai 5 anni, è oggi un fattore di rallentamento a livello mondiale, che ha pesanti conseguenze per i Paesi poveri e porta al rischio della moltiplicazione di misure protezionistiche delle quali conosciamo l'effetto domino. È necessario quindi uscirne urgentemente e, per questo, riconoscere le sue vere cause per poter comprendere i cambiamenti di cui una rinascita ha bisogno. Per Michel Camdessus, ex direttore generale del Fondo monetario internazionale (Fmi), la crisi è soprattutto etica e tre sono i fattori che convergono per spiegarla: "un grave rallentamento congiunturale; il collasso di un modello di crescita basato su alcuni valori; una spirale di sfiducia senza precedenti".
Vuoto etico. Intervenendo all'incontro "Religioni e Culture in dialogo", promosso dalla Comunità di sant'Egidio a Sarajevo (9-11 settembre), l'ex-direttore del Fmi, ha avvertito che "oltre a quella congiunturale, viviamo una crisi più profonda, ossia di un modello economico collassato perché l'Europa ha dimenticato i valori sui quali è stata costruita. I due pilastri fondamentali dell'Europa, l'economia sociale di mercato e un'economia viva e partecipativa, vacillano fortemente, per questo la crisi europea è essenzialmente etica". Gli Stati membri, le istituzioni europee e la società civile "hanno lasciato che un'economia utilitarista di tipo neoliberale basata sul guadagnare di più, indebitarsi sempre di più per consumare di più sostituisse un'economia sociale di mercato e i suoi valori di buona gestione, libertà, solidarietà, giustizia, apertura internazionale. Questa sostituzione ha causato piano piano dei danni". Forte la denuncia di Camdessus: "L'idolatria del denaro ha prevalso. La cupidigia è diventata poco a poco politicamente corretta; si è insediata ovunque nel cuore della cultura collettiva. È così che si è costituito un terreno fertile per gli abusi nel campo della sfera finanziaria fino al suo quasi-collasso attuale. Questo nuovo modello ha creato il vuoto etico nel quale l'economia europea si è fatta scivolare". Ne è derivato un indebolimento della coesione sociale che ha portato "all'assopimento dello spirito democratico, dimostrato dalla debolissima partecipazione alle elezioni europee. L'Europa ha voluto fondarsi su una partecipazione democratica esemplare. Tuttavia, abbiamo dimenticato quell'esigenza e, nell'impossibilità di costituire un'Europa dei cittadini, capace di sostenere un progetto economico, sociale e politico esigente e di grande portata, facciamo pesare sulle istituzioni delle decisioni che i tecnici, pur competenti e di buona volontà, non possono assumersi da soli".
Uscire dalla crisi. Per uscire dalla crisi serve un "grande sforzo collettivo" che coinvolga i cittadini perché grandi sono le sfide da affrontare. Tra queste Camdessus ha evidenziato "l'occupazione giovanile, i costi della difesa dell'ambiente; la povertà nel mondo; la dipendenza dal debito". Purtroppo di fronte a tali sfide, le società europee, "super indebitate e sempre più vecchie, si sentono sopraffatte dal dubbio che alimenta la spirale della sfiducia" ritardando l'uscita dalla crisi, amplificando gli elementi negativi". Per liberarsi da questa spirale l'ex direttore del Fmi propone "l'ideazione di una strategia credibile, con l'adozione di prime misure, e l'appello ai sacrifici necessari da parte di tutti".
Crisi come opportunità. "Questa crisi, tuttavia - ha affermato -, può anche essere un'opportunità perché ci mette davanti alla necessità di instaurare un'economia più giusta e sostenibile e di non accontentarci di semplici mezzi di sopravvivenza. Accettare questo cambiamento potrebbe incamminarci verso una nuova civiltà europea e mondiale". Il prezzo da pagare è "quello dei sacrifici di tutti, a partire dai più agiati, tutti tranne gli emarginati, accettati dall'opinione pubblica a condizione che gli uomini e le donne in posizione di responsabilità ci indichino chiaramente e sinceramente verso quale nuovo orizzonte dobbiamo ormai orientare le nostre azioni oltre le nostre preoccupazioni locali". Le vie difficili del risanamento e della rinascita non sono quelle "che portano costantemente alle manipolazioni monetarie ma sono riforma del settore finanziario; adattamento del regime pensionistico all'invecchiamento della società; le riforme del sistema della sanità, dell'organizzazione degli stati e dell'impiego nei settori pubblici e del mercato del lavoro per aumentare il tasso d'impiego".
Fattore di pace. Ogni sforzo sarebbe "vano", però, se non si accompagnasse ad uno analogo "per ricostruire il nostro sistema di valori fondanti, restituendo posto alla solidarietà nella sua dimensione nazionale e internazionale". L'Europa, ha ribadito Camdessus, "non può sottrarsi alla tentazione di ripiegamento se non ritornando alle proprie radici con un'etica della fraternità nei confronti del resto del mondo". Basterebbe onorare gli impegni che "i nostri Paesi hanno già sottoscritto, alcuni dei quali passati inosservati o peggio restati lettera morta". Tra questi "accogliere in maniera umana i lavoratori stranieri e i rifugiati; mantenere la parola laddove sono stati presi degli impegni; lavorare per stabilire una governance mondiale a servizio di uno sviluppo umano duraturo". Sforzi da adempiere "per i nostri figli e per l'Europa, da difendere da deleterie soluzioni di comodo. In un momento in cui il mondo è alla ricerca delle proprie strutture per il XXI secolo, un'Europa solida è un punto di riferimento importante; è anche, indiscutibilmente, un fattore di pace".