Famiglie aperte, amicizie tra avversari, ''ministero della presenza''
"Competizione leale" e "amicizia tra avversari" La benedizione di Dio perché le Olimpiadi possano essere davvero "competizione leale, amicizia tra avversari, risultati individuali e orgoglio nazionale" oltre le "enormi pressioni commerciali degli sponsors". L'ha chiesta il primate cattolico di Inghilterra e Galles, Vincent Nichols, durante la messa per la XXX edizione dei giochi che ha celebrato il 28 luglio nella londinese Westminster cathedral insieme al nunzio apostolico del Regno Unito, mons. Antonio Mennini, all'arcivescovo di Southwark, Peter Smith, al vescovo di Brentwood, Thomas McMahon, all'arcivescovo di San Juan del Porto Rico, Roberto Gonzales Nieves, e a cappellani di varie squadre olimpiche tra i quali anche quello italiano don Mario Lusek. Per la comunità cattolica locale è stata l'occasione di festeggiare l'enorme lavoro di evangelizzazione che ha preso il via insieme alle gare: "Possiamo essere giustamente orgogliosi della parte che la Chiesa cattolica ha fatto, insieme ad altre Chiese e gruppi religiosi nell'esplorare e promuovere il vero spirito di questa avventura", ha detto mons. Nichols che è arrivato all'altare preceduto da una fiaccola olimpica portata dalla giocatrice di basket russa Natasha Hart. A conclusione della messa don John Armitage, tra i coordinatori dell'impegno dei cristiani nelle Olimpiadi, ha ricordato come il lavoro condotto in questi mesi continuerà nella "John Paul II Foundation for sport" che opera nelle zone più povere del Paese, usando lo sport per aiutare i giovani.
Case aperte ai parenti degli atleti Casa aperta alla compagna di un atleta olimpico, organizzazione di una festa di quartiere per migliorare i rapporti tra diverse comunità etniche e tre diversi biglietti per le gare olimpiche. Lo spirito della XXX edizione dei Giochi i coniugi Sheila e Trevor Jolliffe, 70 e 68 anni, membri della Chiesa evangelica non conformista di Croydon, sud di Londra, 46 di matrimonio alle spalle, lo vivono fino in fondo. La facciata della loro casetta è coperta di bandiere britanniche e ve ne è anche una della Mongolia, in omaggio all'ospite che stanno aspettando. "Dal 4 all'11 agosto avremo con noi la partner del campione di boxe mongolo Tuvshinbat Byamba. Un atto di accoglienza che abbiamo organizzato insieme alla charity ecumenica 'More than gold', responsabile di un'iniziativa per consentire ai parenti degli atleti, che non possono permettersi il viaggio fino a Londra, di essere ospitati da famiglie inglesi". "Lo facciamo come servizio a Dio, perché siamo cristiani", spiega Sheila, "siamo fortunati perché abbiamo potuto riadattare la soffitta trasformandola in una camera con bagno indipendente per gli ospiti". "Il programma di ospitalità 'Homestay' ha avuto molto successo. Ci sono state richieste da parte di 380 famigliari degli atleti, ma le case che si sono aperte sono 500. Quindi l'offerta ha superato la domanda. Non sempre chi accoglie è cristiano - spiega Trevor -, spesso vi sono anche persone che non frequentano la chiesa". I Jolliffe sono impegnati nella comunità locale del quartiere dove, lo scorso agosto, ci sono stati assalti ai negozi e altri atti di vandalismo. "Penso che la mancanza di valori cristiani spieghi, almeno in parte, quel comportamento", continua Sheila: "Abbiamo due o tre generazioni che non sanno neppure che cosa è il cristianesimo. La povertà non giustifica davvero quello che hanno fatto. C'è molto egoismo, soprattutto tra i giovani. Dallo scorso anno le chiese hanno organizzato molti incontri per promuovere il dialogo tra le diverse razze". In questa zona di Londra, dove esiste il centro di immigrazione del Ministero degli interni, ci sono molti stranieri e le Olimpiadi sono diventate un'occasione per promuovere rapporti migliori tra le diverse comunità. "Abbiamo organizzato, insieme alle altre chiese e fedi religiose, un pomeriggio di attività per bambini in coincidenza con la cerimonia di apertura dei Giochi - racconta Trevor -, con un barbecue e grandi schermi sui quali guardare la festa. Ci aspettavamo 400 persone ma ne abbiamo avute oltre 600". I coniugi Jolliffe vanno anche ad assistere alle Olimpiadi: ping pong, calcio femminile e gara dei cavalli. "Lo sport ci piace moltissimo. In due giorni - concludono - abbiamo fatto domanda per i biglietti e siamo riusciti ad ottenerli. Con essi abbiamo avuto anche la possibilità di usare gratis la metropolitana. Pensiamo che l'organizzazione stia funzionando bene, almeno per il momento".
Ex attore comico diventato cappellano olimpico L'impegno di Frankie Mulgrew, 34 anni, un diacono che lavora come cappellano nel villaggio olimpico, ha origini lontane. "Sono figlio di un attore comico molto famoso, qui nel Regno Unito, Jimmy Cricket - spiega -, e ho recitato io stesso e conosco bene la pressione di dover rispondere alle aspettative del pubblico. Così mi sono detto, quattro anni fa, che avrei potuto aiutare gli atleti olimpici che si trovano in una situazione simile. Hanno tutto quello che il mondo considera necessario per la felicità, soldi e fama, ma non sempre la pace e la felicità che soltanto Dio sa dare". Mulgrew definisce un "ministero della presenza" il suo impegno tra i campioni che si trovano a Londra in questi giorni. "Ci hanno spiegato, durante le due settimane di training che hanno preceduto l'apertura dei giochi, che il nostro compito è di essere una presenza rassicurante, senza invadere la privacy degli atleti che, spesso, sono completamente assorbiti dalle gare. Dobbiamo essere disponibili e cercare di sostenerli e aiutarli anche soltanto con il fatto di esserci. Molti atleti e allenatori - evidenzia Mulgrew - frequentano la messa che celebriamo due volte al giorno, nel centro interreligioso del villaggio olimpico, dove cristianesimo, islam, giudaismo e buddismo, hanno ciascuno una sua stanza". "L'atmosfera, nel villaggio olimpico, è fantastica - conclude - e mi ritengo molto fortunato di poter vivere questa esperienza".