40° incontro annuale dei segretari generali del Ccee, Edimburgo
Paul Conroy - Scozia (*)
Esistono mille modi per dire che l'ordine del giorno dell'incontro annuale dei 40 segretari generali del Consilium Conferentiarum Episcoporum Europae (Ccee) ci è stato dato dalla Chiesa universale. La recente attenzione dedicata alla Nuova Evangelizzazione, al prossimo Sinodo dei Vescovi e all'imminente Anno della Fede ci hanno spinto a fare di questi titoli i temi centrali destinati a guidarci nel nostro incontro. Abbiamo ricevuto un orientamento per le nostre deliberazioni dal Prof. John Haldane della St. Andrews University, da Mons. Aldo Giordano (Santa Sede), da Mons. Piotr Mazurkiewicz (Comece) e da Mons. Ronny Jenkins (Usccb). Tutti loro hanno sottolineato la necessità che la Chiesa s'impegni nel mondo, sfidi le tendenze dominanti quando sono in contrasto con il Vangelo e cerchi di attirare gli occhi, le menti e i cuori degli uomini e delle donne del nostro tempo, credenti e non, verso la Persona di Gesù Cristo e di annunciare loro, ancora una volta, il suo messaggio di verità, libertà, salvezza e speranza. La gente presenta molte ragioni per il rifiuto di prestare attenzione alla Chiesa quando cerca di parlare loro di Gesù, ma queste ragioni non dovrebbero mai distoglierci dall'adempimento della nostra missione. Nelle società in cui la nuova ortodossia si sforza di privatizzare la religione, sostenendo che la libertà di culto è accettabile, mentre alla libertà di religione viene rubato spazio costantemente, la Chiesa deve assumere una posizione ferma a difesa dei valori che le permetteranno di rimanere fedele alla ragione della sua divina istituzione, della sua stessa esistenza: andare nel mondo e fare discepoli di tutte le nazioni, battezzandoli e insegnando loro a osservare i comandamenti del Signore. La rassicurazione che deriva dalla consapevolezza che, in quelle nazioni a cui il Vangelo è stato portato, condividiamo problemi e sfide simili, ma ci manteniamo anche fedeli alla stessa verità e alla medesima speranza, rappresenta uno dei grandi frutti e delle grandi grazie delle nostre riunioni. Il fatto di renderci conto che in tutti questi luoghi così diversi la Chiesa sta cercando di insegnare alle persone a osservare i comandamenti del Signore, è una grande consolazione. Quando l'opinione pubblica, numerose voci dei media e persino il potere legislativo sembrano fare un gran clamore contro i valori che difendiamo e predichiamo, è importante sapere che siamo una cosa sola con Dio, con la Chiesa e fra di noi. Dobbiamo essere ferventi nella preghiera, creativi, fantasiosi, ma sempre fedeli al compito di ristabilire e rinnovare le menti, i cuori e le culture. Un apprezzamento profondo della nostra unità e della nostra comunione è una delle grazie con cui Dio ci sostiene e ci dà speranza per il futuro. Nel nostro piccolo, il fatto di riunirci in questi pochi giorni a Edimburgo ha contribuito a quel nutrimento che ci fornisce l'energia per raddoppiare i nostri sforzi nel fare ciò che Cristo ci domanda per il suo bene e per il bene della Chiesa in un'epoca caratterizzata da grandi sfide, ma da opportunità e grazie ancora maggiori.
(*) segretario generale della Conferenza episcopale di Scozia