Un volume del Gruppo sulla bioetica con contributi di europarlamentari
Salute sessuale e riproduttiva, assenza di reattività nello stato vegetativo, non commercializzazione del corpo umano, miglioramenti sull'uomo attraverso la tecnica sono alcune delle questioni che occupano la scienza, ma che hanno profonde implicazioni etiche. Su questi temi il segretariato Comece ha deciso di concentrare le riflessioni del suo Gruppo sulla bioetica e produrre un volume come contributo per gli uomini politici dell'Ue. Si tratta di questioni che hanno come "elemento comune la dignità umana" afferma il segretario Comece, mons. Piotr Mazurkiewicz, nell'introduzione. Le attività umane di ricerca e di sviluppo scientifiche e tecnologiche, "non dovrebbero violare né l'ordine naturale delle cose né la dignità umana", prosegue Mazurkiewicz, richiamando la Convenzione di Oviedo: "Gli interessi e il benessere dell'essere umano dovranno essere prevalenti rispetto agli interessi della società o della scienza". Il volume "Scienza ed etica" è in inglese e francese e può essere scaricato integralmente da www.comece.eu.
Salute sessuale e riproduttiva. Il concetto è estremamente ambiguo: "Nato per legittimare pressioni destinate a rallentare la crescita demografica, in nome della salute esso legittima oggi l'aborto o altre pratiche contestabili, senza che ciò appaia chiaramente" denuncia il testo. L'aborto viene quindi oggi tacitamente compreso tra i diritti, in contraddizione con una rigorosa interpretazione delle leggi europee ed internazionali e nonostante "le riserve di molti Paesi, che sono gli attori primari nelle leggi internazionali, e che non sia menzionato in nessuna convenzione o trattato internazionale". Inoltre, si precisa, "l'espressione è entrata a far parte anche del linguaggio ufficiale dell'Ue per quel che riguarda le relazioni esterne", senza che le ambiguità siano state chiarite, mentre sarebbe preferibile parlare di "salute materna e infantile", trattandosi di "espressioni più adeguate e meno soggette a usi ideologici. In tal senso questa prima parte del volume, tenta una disamina del concetto nella sua reale portata, nei suoi obiettivi e propositi, partendo dalle conferenze del Cairo del 1994 e di Pechino del 1995.
Stato persistente vegetativo. Così viene definito, ormai dal 1972, quello stato di veglia inconsapevole che è presente in pazienti che hanno subito seri danni cerebrali e si trovano in una fase di post-coma. È in discussione la possibilità di arrivare a comprendere se il paziente in questo stato sia effettivamente privo di qualsiasi livello vitale, al di là del dato meramente corporeo, che necessita il supporto di alimentazione artificiale e a volte anche di strumenti per mantenere la respirazione o il battito cardiaco. Certamente "lo stato di mancanza di reazioni genera una situazione estremamente disagevole per la famiglia del paziente e gli amici, e solleva domande circa il senso del curare e del vivere". Prosegue il testo: "Il paziente in uno stato di non reazione è, in ogni caso, un essere umano, sebbene in situazione estremamente vulnerale, totalmente dipendente". E denuncia: "Le decisioni prese in questi casi sono rivelatrici dell'atteggiamento della società verso i suoi membri più fragili e più poveri". Per questo i pazienti in "stato vegetativo" hanno "il diritto di ricevere tutte le cure necessarie e anche le cure mediche appropriate alla loro situazione" e le famiglie tutto l'appoggio e l'accompagnamento necessario.
Prospettive di miglioramento attraverso la tecnologia. Si affronta qui la cosiddetta questione dell'"uso della tecnologia biomedica per ottenere obiettivi diversi dal trattamento o prevenzione di patologie", come definito da Douglas nel 2007. Il riferimento è non solo ad aspetti più meramente fisici, ma anche a prestazioni intellettuali e capacità mentali ed emotive, ottenuti con mezzi che possono comprendere l'uso di sostanze stimolanti (dalla caffeina ai più svariati e invasivi prodotti farmaceutici), impianti e protesi, diagnosi pre-natale per selezionare gli embrioni umani. Le questioni che si aprono sono numerose e vanno dall'accettare il senso del limite della condizione umana e della sua caducità, alla domanda sui rischi e le conseguenze possibili, e per ora non sempre prevedibili, alle implicazioni sul piano dell'ingiustizia e il divario sociale, o ancora al rischio di disarmonie nello sviluppo globale delle persone.
Non commercializzazione del corpo umano. Il giusto accento posto sui benefici legati alla donazione di organi e l'incoraggiamento verso questa pratica, oggetto di una comunicazione esplicita della Commissione europea nel 2007, deve essere controbilanciato da un attento controllo sul traffico illegale di organi che in questi decenni ha preso piede. Creare strumenti e strutture adatte affinché la donazione di organi resti atto gratuito da parte del donatore, garantisce che non si cada nella spirale di un commercio illecito e lesivo della dignità umana.