I temi in agenda al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno
Gianni Borsa - Sir Europa (Bruxelles)
Le metafore calcistiche si moltiplicano, e si sprecano, in vista del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno. Ma è pur lecito domandarsi se alla finale di questi "campionati europei per il salvataggio dell'euro" arriveranno il rigore di bilancio o la crescita economica, oppure entrambe le soluzioni, magari schierate sul medesimo fronte; se in campo sfileranno o meno i project bond e gli eurobond, se sul terreno di gioco scenderanno con maglie dello stesso colore tanto i tedeschi quanto i greci, i danesi e i ciprioti, i francesi, gli spagnoli, i portoghesi… Occorre fra l'altro considerare che non si tratta di una partita isolata: il summit dei capi di Stato e di governo che, ritualmente, si trova a Bruxelles a fine giugno, è solo la tappa di un lungo e affannato campionato volto a restituire coesione interna all'Unione europea (oltre che all'Eurozona), forza economica al vecchio continente, dignità politica all'Ue sulla scena mondiale, fiducia ai cittadini nella "casa comune" le cui fondamenta risalgono a sessant'anni fa. Temi e problemi sono noti, anche se il quadro è in movimento e lo sarà fino a cinque minuti prima della riunione dei 27 leader al palazzo Justus Lipsius. Negli ultimi giorni si sono succedute riunioni dell'Eurogruppo e dell'Ecofn, vertici quadrangolari a composizione variabile, singole e non sempre coerenti prese di posizione pubbliche (in questo senso la cancelliera tedesca Merkel appare il capo di governo più dubbioso e tormentato), nuove richieste di aiuti e di salvataggi (Spagna, Cipro…). Gli occhi sono puntati su Atene, studiando le mosse del nuovo governo; su Parigi, per capire come si muoverà il neo presidente Hollande; su Londra, per verificare se il Regno Unito porrà o meno i bastoni fra le ruote alla moneta unica; su Roma, nella speranza che il ruolo di mediazione che sta svolgendo il premier Monti porterà a frutti tangibili. E gli altri capi di Stato e di governo non staranno certamente a guardare: ora infatti si comprende – ed è forse questa la principale acquisizione della vigilia del summit – che sono irreversibili sia l'euro che l'Unione europea. E che alla "casa comune" non c'è alternativa se l'Europa, con le sue radici, le sue diversità culturali, i suoi valori, il suo "modello sociale", la sua posizione faticosamente conquistata sul palcoscenico internazionale, vuole continuare a tenere il passo della Storia. Ecco allora questo ulteriore vertice che valuterà la risposta alla crisi sul versante della crescita e, al contempo, il sostegno ad alcune economie nazionali. Per fissare i termini delle discussioni, il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, ha diffuso una bozza di ordine del giorno. Vi si legge: "Il Consiglio europeo definirà gli orientamenti per stimolare la crescita e l'occupazione a breve e medio termine". L'incontro dei governanti "procederà con uno scambio di opinioni sulle misure da assumere a livello nazionale e approverà le raccomandazioni specifiche per Paese", determinate dalla Commissione a fine maggio, "destinate a orientare gli Stati membri nelle loro riforme strutturali, nelle politiche di occupazione e nei bilanci nazionali". Il summit dovrà quindi concordare "un'agenda comunitaria" per "stimolare la crescita e l'occupazione, ponendo un accento particolare sull'occupazione giovanile". Facile intuire – come è filtrato dalle sedi della Commissione e del Consiglio Ue – che al vertice si discuterà ancora di fondo salva-Stati, di eurobond, del ruolo di Bce e Banca europea degli investimenti, di completamento del mercato unico, di unione bancaria, di rapporti con i partner mondiali e con i grandi competitori planetari.