Il bilancio pluriennale mette tutti, o quasi tutti, d'accordo a Strasburgo. Nel corso della sessione plenaria dell'11-14 giugno l'Europarlamento ha affrontato numerosi argomenti, a cominciare da quelli economici e finanziari, con l'approvazione del "two-pack". Ma un documento relativo al cosiddetto Quadro finanziario pluriennale, ovvero lo schema di budget per il periodo 2014-2020, ha suscitato ampio dibattito, raccogliendo infine il sostegno dei principali partiti.
Budget pluriennale. La risoluzione sul Quadro finanziario pluriennale ha raccolto 541 voti a favore, 100 deputati si sono detti contrari, 36 si sono astenuti. All'interno dell'architettura istituzionale dell'Ue, la discussione su questo punto prosegue da un anno (il primo pronunciamento del Parlamento e la proposta della Commissione risalgono al giugno 2011) e ora si arriva al dunque, visto che il tema sarà nell'agenda del Consiglio europeo di fine giugno. C'è tempo fino al prossimo anno per definire i conti, ma il confronto diventa serrato in relazione alla consistenza complessiva del budget in un momento in cui molti Stati vorrebbero diminuire i trasferimenti verso Bruxelles. La discussione è rilevante anche per altri motivi: il Parlamento e la Commissione, di comune accordo, insistono perché l'Ue disponga di "risorse proprie" per dipendere sempre meno dai trasferimenti statali che oggi costituiscono la quasi totalità del bilancio comunitario; inoltre si comprende l'importanza del tema visto che si tratta di stabilire quanti fondi saranno messi concretamente a disposizione nei prossimi sette anni in Europa ad esempio per l'agricoltura e la tutela ambientale, per la politica infrastrutturale e quella energetica, per lo sviluppo delle regioni arretrate, per la cultura ed Erasmus, per la tutela dei consumatori, per la ricerca (programma Horizon 2020) e altro ancora. Gli eurodeputati chiedono dunque un bilancio adeguato alle politiche di competenza dell'Ue, più "flessibile" per rispondere alle emergenze e alle nuove sfide che dovessero emergere. Il Parlamento prevede che l'attuale contributo degli Stati al budget (in proporzione al Pil) potrebbe scendere dal 75 al 40% se fossero rese operative alcune "risorse proprie", ovvero nuove fonti di finanziamento che andrebbero a sostituire, non a sommarsi, a quelle nazionali, come la tassa sulle transazioni finanziarie oppure un nuovo regime Iva europeo.
Diritti umani. L'Assemblea si è quindi espressa, dopo ampio dibattito con l'Alto rappresentante per la politica estera Ue Catherine Ashton, sulla nomina del Rappresentante per i diritti umani, che dovrà essere ufficializzata al Consiglio affari esteri del 25 giugno. L'eurodeputato spagnolo José Ignacio Salafranca ha predisposto una "raccomandazione" destinata al Consiglio, votata ad amplissima maggioranza, la quale chiede la designazione di una "figura competente, di alto profilo internazionale", che risponda direttamente all'Alto rappresentante per la politica estera tenendo al contempo stretti rapporti con l'Europarlamento. Nel testo si indica inoltre che tale ufficio dovrà disporre di adeguato personale e di stanziamenti di bilancio sufficienti. Si sottolinea la necessità che il Rappresentante Ue per i diritti umani disponga di un mandato "forte, indipendente e flessibile, non circoscritto a responsabilità tematiche specifiche e limitate, ma atto a consentirgli di intervenire in modo rapido ed efficace". Il mandato dovrebbe poi "essere conforme ai principi di universalità e indivisibilità dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali". Il compito del Rappresentante Ue dovrebbe includere "il rafforzamento della democrazia, il potenziamento dello Stato di diritto e delle istituzioni, la giustizia internazionale e il diritto umanitario internazionale". Lo stesso mandato – che riguarderebbe lo scenario mondiale - dovrebbe estendersi a: abolizione della pena di morte, tutela dei difensori dei diritti umani, lotta all'impunità e alla tortura, libertà di espressione, di associazione, di riunione, di religione e di credo, diritti delle minoranze, protezione dei minori, diritti delle donne, pace e sicurezza. In aula Ashton ha confermato che la durata in carica di tale figura sarà di due anni, per "garantire continuità e coerenza" all'attività del Rappresentante.
Pace in Sudan, volontariato. Fra gli altri temi affrontati dall'aula figurano: la richiesta di istituzione di un salario minimo nei Paesi aderenti; le regole europee sull'etichettatura del latte per bambini e degli alimenti per persone che necessitano di diete speciali (tutela della salute e dei consumatori); le indicazioni per un accordo di pace tra Sudan e Sud Sudan nel quadro della tabella di marcia Onu, affrontando le urgenze umanitarie e risolvendo le contese economiche (sfruttamento del petrolio) e comunque evitando il ricorso alle armi; l'approvazione di una risoluzione che chiede l'aumento dei fondi destinati al volontariato e la creazione di un "passaporto delle competenze" per facilitare "il riconoscimento formale delle esperienze professionali acquisite durante le attività di volontariato" in tutta Europa.