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Mercoledì 13 Giugno 2012 
EDITORIALE 
È il momento di cambiare

Crisi ed Europa: il Forum cattolico-ortodosso



"L'Europa di oggi sta attraversando una crisi gravissima" e "molti europei soffrono direttamente per le conseguenze di questa crisi", nutrendo "preoccupazioni rispetto al loro futuro". Di fronte a questa situazione, "le nostre Chiese accolgono e sono attente a queste sofferenze e preoccupazioni. Esse desiderano rivolgere ai loro fedeli e a tutti gli europei un messaggio di fiducia e di speranza. Dobbiamo continuare ad avere fiducia nella Provvidenza divina e nella nostra capacità di correggere gli errori del passato, e dobbiamo tracciare le linee di un futuro di giustizia e di pace". Lo si legge nel messaggio finale (www.ccee.ch) dei partecipanti al III Forum cattolico-ortodosso che si è tenuto a Lisbona, dal 5 al 9 giugno, sul tema "La crisi economica e la povertà. Sfide per l'Europa di oggi". I lavori del III Forum cattolico-ortodosso sono stati co-presieduti dal card. Péter Erdő, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa (Ccee), e dal metropolita Gennadios di Sassima, del Patriarcato ecumenico.

Crisi antropologica e spirituale. "L'uomo - evidenzia il messaggio - trova il proprio compimento in Dio, suo Creatore e Salvatore", ma "sotto l'influsso del processo di secolarizzazione, molti europei hanno preso le distanze da questo legame costitutivo con Dio, cercando il senso della vita nel solo orizzonte terrestre". Non solo: "Alcune ideologie materialiste ed edoniste hanno proposto loro delle visioni riduttrici, volte a far credere che la felicità si possa acquisire mediante l'accumulo di beni, che la libertà consista nel soddisfacimento di tutti i desideri, e che la vita in società possa derivare dalla congiunzione di tutti gli interessi privati". Perciò, "le Chiese osservano che la crisi che stiamo attraversando non è soltanto una crisi economica. Si tratta invece di una crisi non solo morale e culturale ma più profondamente antropologica e spirituale". E "se siamo giunti a questo punto, è perché la finanza si è affrancata dall'economia reale; l'economia, a sua volta, si è affrancata dal controllo della volontà politica e quest'ultima, si è distaccata dall'etica". La società, invece, "deve essere organizzata in modo da essere sempre al servizio dell'uomo, e non il contrario".

Cambiare stili di vita. Se gli europei vogliono uscire dalla crisi, affermano i partecipanti al Forum nel messaggio finale, "devono capire che è necessario cambiare stile di vita". La crisi può essere "l'occasione di una presa di coscienza salutare. Gli europei devono dare un senso all'attività economica partendo da una visione integrale, non troncata, della persona umana e della sua dignità. Rimettendo la persona nella sua giusta collocazione, subordinando l'economia agli obiettivi di sviluppo integrale e solidale, aprendo la cultura alla ricerca del vero, facendo spazio alla società civile e all'ingegnosità dei cittadini che operano per il benessere dei loro contemporanei, creeranno le condizioni per far emergere un nuovo tipo di rapporto con il denaro, con la produzione e con il consumo". In questo mutamento, "deve essere accordata una priorità al lavoro. È opportuno privilegiare le attività generatrici di posti di lavoro. Ognuno deve poter vivere dignitosamente, realizzarsi grazie al lavoro ed essere solidale con gli altri. Ogni forma di corruzione e di sfruttamento deve essere soppressa". Il mercato, perciò, "non deve essere una forza anonima e cieca", ma "chiede di essere regolato in funzione dello sviluppo integrale della persona".

Più sobri e solidali. Inoltre, "non è più possibile dilapidare le risorse del creato, inquinare l'ambiente in cui viviamo come stiamo facendo". La vocazione dell'uomo "è di essere il custode e non il predatore del creato. Oggi si deve essere consapevoli del debito che abbiamo verso le generazioni future alle quali non dobbiamo trasmettere un ambiente degradato e invivibile". Nel mondo globalizzato, la mano che regge la vita dei popoli deve essere "quella di una politica di controllo e di trasparenza delle scelte degli attori sociali e degli Stati". I partecipanti al Forum hanno quindi rivolto "una parola di incoraggiamento ai governi nazionali e ai responsabili delle istituzioni europee nei loro sforzi volti a concretizzare una via giusta ed equa per uscire dalla crisi economica e finanziaria, con un'attenzione particolare ai Paesi che sono più in difficoltà". Un appello poi "all'unico agente del cambiamento in grado di far evolvere le nostre società verso un nuovo stile di vita: il cittadino dei nostri Paesi europei". "Se tale cittadino capisce la necessità vitale di un cambiamento rispetto alle sue abitudini di consumo - si legge nel testo -, i suoi rappresentati presso le istanze parlamentari lo seguiranno, l'industria si adatterà alle sue nuove scelte, l'istruzione insegnerà un nuovo modello di cittadinanza più sobrio e più solidale con i poveri. Infine, l'uomo europeo avrà la gioia di ravvivare le radici cristiane e coltivare la dimensione spirituale del suo essere, l'unica in grado di colmare la sua ricerca di felicità e di senso".


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