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Mercoledì 30 Maggio 2012 
FAMILY 2012 
Un'Europa senza futuro?

P. Mazurkiewicz (Comece): inverno demografico e crisi economica



Alla vigilia dell'Incontro mondiale delle famiglie (Milano, 30 maggio – 3 giugno) che si concluderà con la veglia e la messa presiedute da Benedetto XVI, Sarah Numico, per Sir Europa, ha posto alcune domande a p. Piotr Mazurkiewicz, segretario generale della Commissione degli episcopati della Comunità europea. Sullo stesso tema Sir Europa aveva intervistato il card. Péter Erdő, presidente del Consiglio delle conferenze episcopali europee (clicca qui).

Esiste un luogo, una responsabilità politica specificamente dedicato alla famiglia a livello europeo?
"Le politiche familiari sono di competenza degli stati membri. E sono una materia così importante che è bene che restino in questo ambito. Certo si sono create delle situazioni nuove con il processo d'integrazione, per cui nelle materie trasversali, legate ad esempio ai casi dei matrimoni tra cittadini di nazionalità diverse, la competenza è dell'Ue, come è stato con la direttiva di cooperazione rinforzata tra i Paesi dell'Ue sul divorzio, per chiarire quali leggi si applicano nei casi di divorzio. In generale non sarebbe bene trasferire le competenze nazionali a livello europeo, anche perché le leggi e il diritto di famiglia sono diversi da Paese a Paese ed è necessario proteggere situazioni più tradizionali, evitando che una legge europea cambi 'buone pratiche' nazionali. L'educazione è un altro di questi ambiti di competenza degli stati. Ci sono però settori, come la salute riproduttiva e l'aborto, o le questioni sulla omofobia e le coppie omosessuali, su cui il Parlamento si pronuncia con una legislazione non vincolante per gli Stati, la cosiddetta 'soft law', che diventa di fatto un riferimento giurisprudenziale a cui le politiche nazionali si ispirano".

Come spiega il fatto che le coppie convivono e sentono sempre meno il bisogno di sposarsi?
"Nell'esortazione Ecclesia in Europa, è messo in evidenza che i giovani oggi vivono la difficoltà a prendere decisioni definitive riguardo la loro vita, come nel caso del matrimonio o del sacerdozio. Questo dato in realtà riguarda non solo i cristiani o i cattolici, ma in generale gli europei. A livello sociologico si può attribuire una parte della responsabilità all'immagine famigliare che può giocare un ruolo negativo, quando ad esempio i genitori sono separati. D'altra parte è anche legato agli stili di vita, per cui non si percepisce più la differenza nel vivere la castità per chi è solo o chi vive nel matrimonio; o ancora gli studi e la carriera sono diventati più importanti della vita familiare, soprattutto nella vita delle donne. Penso anche che se le Chiese sono vuote, questo ha conseguenze sulla società e il modo di vivere le relazioni: la profondità della fede non solo ha conseguenze sulla vita pratica, ma cambia la percezione del mondo, della nostra posizione in esso e nella relazione con gli altri. Nell'affrontare delle decisioni, cambia il nostro approccio se pensiamo che la nostra vita finisce in questo mondo o se siamo aperti all'eterno. La fede cambia le nostre decisioni, anche nel campo dell'amore".

Non si rischia di essere un po' troppo pessimisti allarmandosi perché gli europei fanno meno figli, quando in realtà la popolazione mondiale è in crescita?
"Credo che la questione dei figli sia anche un riflesso della vita di fede e mi sembra che quando la fede è più profonda c'è la tendenza ad avere una famiglia più grande e a investire nei figli, che rappresentano anche un elemento di sacrificio. Il modello di educazione e di formazione dei bambini è cambiato, per cui spesso i genitori si sentono soli. Mi sembra che in una famiglia numerosa questo problema sia meno sentito perché ci sono le relazioni tra i membri della famiglia, si impara e si vive la fraternità in casa. Molto spesso ci si preoccupa perché si confondono le possibilità economiche con le capacità di amare e far crescere i figli. Da noi in Europa si vive un inverno demografico, mentre in Africa c'è la primavera, ed è evidente che questo non è legato alla ricchezza. Ci sono altre ragioni! La crisi demografica non è legata alla crisi finanziaria. La seconda passerà, mentre la prima resterà, perché è una crisi che coinvolge le scelte sui valori, la domanda sulla speranza. L'argomento maltusiano, che gli spazi e le risorse sarebbero terminati se non si fosse arrestata la crescita demografica, si è rivelato falso. Il punto centrale è se noi siamo aperti alla vita o meno".

Quale messaggio possono rivolgere le Chiese alla politica, in difesa della famiglia?
"Dal nostro punto di vista la politica familiare ha un ruolo molto importante per il futuro dell'Europa, per cui in questo momento è importante garantire un contesto economico e sociale sano. Un elemento urgente è creare condizioni per cui non ci sia più contraddizione tra famiglia e realizzazione professionale, soprattutto in riferimento alle donne, che sono portatrici di diritti specifici e legati alla loro natura e che devono essere riconosciuti. È necessario che le famiglie, soprattutto quelle numerose, si sentano appoggiate dai governi nazionali, e non 'punite', con meno aiuto".

- GLI ALLEGATI
eur38.rtf (Allegato RTF)